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I 10 successi Audi alla 24 ore di Le Mans

Con la vittoria conquistata domenica Audi Sport ha raggiunto il decimo successo alla 24 ore di Le Mans, e per celebrare questo momento storico abbiamo deciso di dedicarle questo articolo che ricorda i suoi successi nella Sarthe.

2000

Dopo un terzo posto al debutto nel 1999, l’Audi approccia il nuovo millenio con una nuova R8 completamente rivista rispetto al modello dell’anno precedente. Dopo numerosi km di test l’auto ormai è veloce e totalmente affidabile e nulla possono i suoi avversari americani Panoz, Cadillac e Chrysler. Alla fine delle 24 ore la vittoria va all’equipaggio Biela-Kristensen-Pirro che completano 368 giri pari a 5007 km. Il podio viene completato dalle altre due auto del Team Joest.

2001

Il 2001 è l’anno più difficile per Audi e il Team Joest. Il 25 aprile durante una sessione di test sul circuito del Lausitzring, muore Michele Alboreto. Nonostante il dolore la squadra decide di partecipare lo stesso alla 24 ore di quell’anno con due R8. In una gara caratterizzata da pioggia interrotta per 19 delle 24 ore, è lo stesso equipaggio dell’anno precedente a conquistare il successo. Al secondo posto si piazza l’Audi n.2 guidata da Dindo Capello, Laurent Aiello e Christian Pescatori chiamato da Audi a sostituire Michele Alboreto. Le due R8 private, affidate ai Team Arena Motorsport e Champion, non vedono invece la bandiera a scacchi.

2002

Il 2002 è l’ultimo anno della R8 affidata ufficialmente al Team Joest. A partire dall’anno successivo gli sforzi della casa tedesca si concentreranno sulla progettazione di uno nuovo prototipo, che sin da allora viene indicato come innovativo e rivoluzionario. In gara non c’è ancora una volta storia e per la seconda volta in tre anni il podio della 24 ore è interamente conquistato delle auto tedesche. A vincere per la terza volta consecutiva, impresa mai riuscita da nessun equipaggio prima di allora, sono Frank Biela, Tom Kristensen ed Emanuele Pirro. Ancora una volta secondi i due italiani Dindo Capello, autore della pole position, e Christian Pescatori, rallentati da ben cinque forature. Al terzo posto il dubuttanti Krumm-Werner e Peter. Il team giapponese Goh conquista invece un onorevole 5′ posto con una R8 del 2000.

2004

Dopo il trionfo Bentley del 2003, nel 2004 l’Audi torna protagonista, in veste non ufficiale, alla 24 ore di Le Mans. A rappresentarla ci sono il team inglese Veloqx che schiera addirittura due esemplari della R8. Per il team Goh e il team Champion spetta invece un esemplare a testa. La gara si trasforma sin da subito in una lotta tra le quattro Audi, ma prima ancora della seconda ora la n.8 e la n.2 sono vittima di un’uscita alle curve Porsche, che segna la fine delle loro speranze di successo. In testa restano a lottare la n.88 e la n.5 che sin dalle prime gare si è dimostrata la meno competitiva. Al termine di uno duello incredibile è la R8 del Team Goh a spuntarla con solo 41 secondi di vantaggio sull’Audi n.88. Con questo successo Tom Kristensen raggiunge i sei successi di Jacky Ickx, mentre per Dindo Capello è il secondo successo alla 24 ore di Le Mans, il primo con Audi. Seiji Ara diventa invece il secondo giapponese a vincere la 24 ore di Le Mans. Il podio è completato dall’Audi n.2 del team Champion, riparata e ritornata in pista dopo l’incidente. Quinta piazza, seppur staccata di 22 giri, per la seconda auto del Team Veloqx che ha dovuto fare a meno per 22 ore dello scozzese Allan Mcnish, uscito malconcio dall’incidente di inizio gara.

2005

Il 2005 è invece l’ultimo anno di una R8 alla 24 ore di Le Mans. La R8 si presenta sulla pista francese con 50 kg di zavorra e con dei restrittori alle flange di aspirazione che limitano le prestazioni dell’auto tedesca a soli 520cv. In prova le R8, sia quelle del team Champion che quella del team Oreca,  soffrono un distacco di cinque secondi dalle Courage del team Pescarolo, ma in gara riescono a colmare questo gap grazie anche ad una maggiore affidabilità e a qualche errore di troppo del team francese. Alla fine delle 24 ore è l’Audi n.3 ad imporsi. Tom Kristensen coglie il suo settimo successo nelle Sarthe. Per J.J Letho si tratta del secondo successo, a 10 anni di distanza dal primo, mentre per Marco Werner è la prima vittoria alla 24 ore.

2006

Il 13 dicembre 2005, dopo quasi quattro anni di lavoro, l’Audi presenta a Parigi la nuova arma per conquistare la 24 ore di Le Mans. Si tratta della R10, un prototipo motorizzato con un V12 5.5 litri biturbo diesel. L’intento dei progettisti è quello di avere un’auto più veloce della concorrenza, ma che nello stesso momento abbia consumi inferiori rispetto agli avversari. L’auto ha circa 650 cv ma quello che più impressiona è il valore della coppia: 1100 Nm contro i 700 della R8 benzina. L’auto debutta in pista a Misano ad inizio Gennaio e già a Marzo si impone nella 12 ore di Sebring con Dindo Capello, Allan Mcnish e Tom Kristensen. A Le Mans l’Audi se la deve vedere ancora una volta con la Courage di Pescarolo, capace di reggere il ritmo per le prime ore di corsa per poi cedere allo strapotere dell’Audi n.8, guidata da Frank Biela, Marco Werner ed Emanuele Pirro. Meno fortunata la gara dell’equipaggio vincitore di Sebring, sin dalla 4′ ora problemi agli iniettori rallentano l’auto, ma questo non impedirà all’auto di classificarsi terza assoluta anche se staccata di 13 giri.

2007

Nel 2007 si assiste al debutto in pista della Peugeot 908 Hdi, anch’essa motorizzata con un V12 diesel. La Peugeot, che aveva annunciato il suo ritorno a Le Mans 2005, diventerà l’avversaria per eccellenza di Audi negli anni seguenti. Sempre nel 2007 l’ Aco decide di limitare le prestazioni delle lmp diesel riducendo le flange del motore e il serbatoio ad 81 litri, contro i 90 dell’anno precedente. Sin dalle qualifiche emerge la velocità della coupè francese, che conquista la pole position con Stephane Sarazzin. Alle sue spalle l’Audi n.2 e poi un’altra Peugeot. Al momento del via la pista è resa scivolosa da qualche goccia di pioggia e subito ne fa le spese Sabastien Bourdais, che lascia il comando della corsa a Dindo Capello che inizia ad allungare. Quando ritorna la pioggia l’audi n.3, guidata in quel momento da Mike Rockenfeller, è protagonista di un brutto incidente a Tertre Rouge. Nonostante gli sforzi e le lacrime del giovane tedesco la R10 non può tornare ai box. Nel frattempo le Peugeot iniziano ad accusare i primi problemi di gioventù. L’Audi si trova ai primi due posti con la n.2 seguita a quattro giri dalla n.1, ma alla 16′ ora, all’approccio di Indianapolis, la posteriore sinistra vola via e l’auto termina la sua gara nella via di fuga. Passa al comando la n.1, che nonostante la pioggia battente delle ultime ore, non ha nessun problemi a conquistare un altro successo, seguita dalla Peugeot 908 n.8 e dalla Pescarolo, prima auto a benzina all’arrivo.

2008

Il 2008 inizia male per Audi. La R10, ormai giunta a fine sviluppo, viene sconfitta dalla Porsche Rs Spyder lmp2 alla 12 ore di Sebring, dove era imbattuta dal 2000, e per tre volte da Peugeot nella LMS. Per la prima volta Audi si trova nella condizione di inseguitrice e la missione Le Mans pare più impossibile che mai. Hanno a disposizione un mezzo affidabile, ma per vincere serve anche una gara priva di errori da parte dei piloti e del team. In prova la Peugeot conquista le prime tre posizioni, mentre il distacco sul giro della R10 si attesta sui 3 secondi. La gara inzia con tre 908 ai primi tre posti, fino alla seconda ora quando la 908 n.8 rientra ai box con problemi al cambio. Alla 7′ ora la Peugeot n.9 esce di pista e perde un giro. Nonostante gli stint più lunghi e le soste ai box più veloci del team Audi, alla 12′ ora la n.2 è ancora a più di due minuti dalla Peugeot n.7. Improvvisamente sul circuito della Sarthe arriva la pioggia e Tom Kristensen inizia a recuperare 7-8 secondi al giro sulla Peugeot di Villeneuve, in evidente affanno anche a causa della scarsa visibilità di un prototipo coupè. Il sorpasso si concretizza alle 5 del mattino, ma restano ancora 10 ore di gara e durante la mattina la Peugeot n.7, avvantaggiata dalla pista che si asciuga, recupera fino a portarsi a meno di un minuto. Quando manca solo più un’ora alla fine della gara un nuovo temporale si abbatte sul circuito, e mentre il team francese sbaglia la scelta della gomme, in Audi montano le intermedie che permettono a Tom Kristensen di conquistare l’ottava vittoria in carriera, con meno di un giro di vantaggio sulla n.7. Terza vittoria per Dindo Capello e seconda per Allan Mcnish, a dieci anni dal primo successo con la Porsche Gt1.

2010

Dopo la sconfitta del 2009, subita dalla R15, l’Audi decidere di puntare su un’evoluzione di quest’auto per conquistare per la nona volta la 24 ore di Le Mans. La R15+ è migliore della precedente come gestione delle gomme e come guidabilità, ma la Puegeot 908 Hdi è ormai velocissima e totalmente affidabile. Dopo le prove emergono dati preoccupanti: nelle prime due file dello schieramento ci sono quattro Peugeot, le tre ufficiali più quella del team Oreca, seguite dalle 3 Audi a quasi tre secondi di distacco. L’inizio della gara vede subito le quattro Peugeot in fuga, ma dopo 2 ore e mezza la 908 n.3 rientra ai box con un problema all’attacco della sospensione anteriore sinistra. Dopo un tentativo di riparazione il team francese decide di ritirare l’auto. Nonostante questo problema le coupè francesi viaggiano con più di due minuti di vantaggio rispetto alle Audi, che non sembrano essere in grado di competere per il sueccesso. Alle 19.30 colpo di scena in Audi: la n.7 guidata da Tom Kristensen, esce di strada alle curve Porsche mentre cerca di doppiare all’esterno una Bmw. L’auto riesce a ripartire ma le riparazioni durano 3 giri e l’auto rientra in pista ormai fuorigioco per la vittoria finale. Durante la notte le 908 n.1 e n.4 sono vittime di problemi elettrici e retrocedono in classica, la la n.2 continua a dominare la classifica permettendosi persino di amministrare il vantaggio sulle Audi n.9 e n.8. Ma improvvisamente alle 7:02 il motore della 908 esplode all’uscita dalla curva di Tertre Rouge. Due Audi sono ora al comando, ma dalla terza e dalla quinta posizione incalzano le due 908 superstiti. La n.1, con tempi da qualifica, raggiunge la 2′ posizione prima che il motore renda l’anima verso mezzogiorno. Resta solo la 908 n.4 che intanto combatte con l’Audi n.7 per la terza posizione. A meno di un’ora e un quarto dalla fine cede anche l’ultimo motore in casa Peugeot. Da questo momento non c’è più storia e l’Audi n.9 guidata da Bernhard, Dumas e Rockenfeller conquista la nona vittoria a Le Mans raggiungendo la Ferrari come numero di successi nella classica francese. Il podio è completato dalle Audi n.8 e n.7. I vincitori percorrono 397 giri pari a 5410 km, nuovo record sulla distanza.

2011

Il 10 dicembre 2010, l’Audi presenta al Motorshow di Essen la nuova R18 che competerà nel 2011 nell’Intercontinental le mans cup e alla 24 ore di Le Mans. L’Audi costruisce per la prima volta dal debutto un’auto coupè motorizzata con un motore monoturbo diesel V6 da 3.7 litri. Il debutto in pista della R18 avviene ai test di aprile sul circuito della Sarthe. Dopo solo due ore dall’inzio delle prove la R18 scende sotto i 3’30”. A fine giornata ci sono tre Audi nelle prime quattro posizioni. Dopo un terzo posto nella 6 ore di Spa, l’Audi arriva a Le Mans pronta ad affrontare la nuova 908 2011. Nelle qualifiche le Audi n.2 e n.1 sono più veloci ed occupano la prima fila, mentre la n.3, vittima di un incidente il giovedì, è solo 5. La gara parte bene per le Audi che sono ai primi tre posti dopo il primo pit stop, ma dopo solo 52′ la n.3, guidata da Allan Mcnish, tocca un doppiato e si distrugge contro le barriere della curva della Chapelle. Dopo un’ora di safety car la corsa riparte e le Audi continuano a dettare legge, ma le Peugeot sono sempre vicine grazie anche ad un minore consumo di carburante. Alle 22.40 l’Audi n.1 guidata da Mike Rockenfeller, a causa di un’incompresione con una 458 doppiata, esce rovinosamente di strada prima della curva di Indianapolis. Sono attimi terribili, i soccorritori si aggirano intorno alla vettura distrutta e l’Audi pensa di ritirare l’ultima auto rimasta in pista. Poi finalmente la bella notizia il pilota è uscito dall’auto prima di perdere conoscenza. La gara continua e alla 15′ ora in testa c’è la R18 superstite seguita da tre 908, tutti e quattro sono racchiusi in 8 secondi. L’audi aumenta il ritmo riuscendo a compensare le due soste ai box in più rispetto agli avversari. Poco prima delle dieci le Peugeot n.7 e numero 8 perdono terreno, a causa di un’uscita di Wurz ed uno stop and go per assistenza irregolare ai box. A contendersi la leadership restano pertanto l’Audi n.2, guidata da Fassler, Lotterer e Treluyer, e la Peugeot n.9 il cui distacco non supera mai i 20″ se non durante i pit stop delle due auto. La pioggia della mattinata permette alla vettura francese di avvicinarsi ulteriormente alla n.2 senza però riuscire a superarla. La gara si gioca all’ultimo pit stop che entrambe le auto compiono a 36 minuti dal termine. L’Audi sostituisce le gomme mentre la 908 decide di continuare la gara con le gomme ormai usurate. All’uscita dei box solo sei secondi separano le due auto, ma l’Audi n.2 non molla, aumenta il ritmo ancora una volta e giunge sul traguardo con 13 secondi di vantaggio sulla n.9. L’unica Audi superstite conquista quindi la 10′ vittoria nella Sarthe e si avvicina sempre di più al record della Porsche ferma dal 1998 a 16 successi.