Road to Le Mans – Velocità e carico aerodinamico: due strade parallele per la vittoria

La super classica 24 di Le Mans, un must per l’endurance e per il motorsport in generale, non è difficile soltanto sul piano della durata di piloti e mezzi meccanici, ma anche per gli ingegneri i quali sono chiamati ad un difficile lavoro di messa a punto.

I 13,629 km del Circuit de la Sarthe vantano un misto di lunghi tratti dritti e serie di curve mozzafiato come le Dunlop e le Chicane Porsche, per questi punti i meccanici devono saper trovare il giusto compromesso tra velocità – di norma molto elevata – e carico aerodinamico in curva. Negli anni ’70 vennero inventate le Long Tail, che posseggono una configurazione tale da generare una maggiore velocità; quest’anno l’Audi ha rispolverato una simile soluzione per cercare di far proprio il dodicesimo trionfo (in quindici anni).

Soggette ad un maggiore studio aerodinamico sono le due categorie Le Mans Prototype (le GT hanno vincoli di somiglianza col corrispettivo stradale), che dal 2011, avendo un downforce più elevato a causa della “pinna” obbligatoria, possono permettersi di prediligere maggiormente la velocità di punta. Vedremo dunque forme esemplificate nella zona del passaruota anteriore – come già avvenuto nell’ultimo test di Spa – e un posteriore “scaricato”. Nonostante ciò, sia la Audi R18 e-tron Quattro che la Toyota TS030 manterranno l’alettone posteriore con profilo sdoppiato, introdotto proprio dalla compagine nipponica nella scorsa stagione.

Altro obiettivo delle squadre è l’affidabilità. La durata e l’elevata velocità vanno a discapito e dei propulsori e dell’impianto frenante, che necessitano di un’ottimale smaltimento termico; perciò le feritoie e le prese d’aria verranno aumentate di diametro.