GT Italia: Lamborghini e Audi vincono nel caos

Mapelli-Albuquerque (Audi Sport Italia, Audi R8 LMS-GT3 #8)
Mapelli-Albuquerque (Audi Sport Italia, Audi R8 LMS-GT3 #8)

E’ stato un weekend decisamente movimentato quello del Campionato Italiano GT a Imola. Il secondo appuntamento della stagione ha offerto due gare vivaci, fin troppo, e degli strascichi post gara che rischiano di minare la spettacolarità e la concretezza di una serie che conta al via una ventina di GT3 e, complessivamente, oltre 40 vetture. Ma andiamo con ordine e cerchiamo di capire cosa è successo.

Sin dalle prove libere, le verdi Lamborghini della Imperiale Racing avevano attirato su di se sguardi e sospetti di tutto il paddock, a causa delle velocità di punta superiori di circa, talvolta oltre, 10 km\h orari rispetto a tutta la concorrenza. Una peculiarità che già si era vista a Monza e aveva fatto nascere i primi mugugni tra gli addetti ai lavori.

Le qualifiche del sabato mattina, tenute su pista asciutta, hanno premiato la Huracan Imperiale di Bortolotti, capace di rifilare ben 7 decimi ad una concorrenza che vedeva 7 auto di 6 modelli diversi racchiuse in un 7 decimi dal secondo all’ottavo posto, e Daniel Mancinelli, bravo a portare la Ferrari 488 in pole position per la gara della domenica. Da segnalare le bella prestazione di Francesco Sini in qualifica 1, che ha qualificato l’Aston Martin della Solaris Motorsport in seconda fila, riscattando così il dolce-amaro weekend di Monza.

Partenza gara 1
Partenza gara 1

La prima gara ha visto un sostanziale dominio Lamborghini, sia in SuperGT3, che vede al via le vetture di nuova omologazione, che in GT3, che racchiude le vetture protagoniste fino allo scorso anno. Dopo gli iniziali sprazzi di Aston Martin e Audi in lotta per la seconda posizione, la gara è presto virata verso una doppietta Lamborghini Imperiale, con l’Huracan di Bortolotti – Mul a precedere la gemella di Pezzucchi – Venturini, arrivati praticamente in scia dopo i ripetuti attacchi nel finale. Impressionante la prestazione sopratutto della vettura prima classificata, capace di rifilare 30 secondi alla concorrenza, visti i 15 secondi scontati al pit stop per i risultati di Imola. Il terzo gradino del podio è stato deciso al penultimo giro, quando l’Audi di Albuquerque, in piena rimonta dopo il cambio gomma resosi necessario ai box, ha avuto la meglio sull’Aston Martin di un Mugelli in crisi coi freni, quarto sotto la bandiera a scacchi. Spettacolare la prestazione di Vito Postiglione, a lungo quinto assoluto a combattere con una ‘vecchia’ Gallardo GT3 contro le più recenti SuperGT3. Alla fine per il potentino, in coppia con Gagliardini, è arrivata la settima posizione finale e prima tra le GT3, che ha portato il conto vittorie di Postiglione a quota 100.  Complimenti Vito! Hanno completato il podio GT3 Cheever-Leo sulla Ferrari 458 della Scuderia Baldini e Russo-Zonzini, al debutto stagionale con l’Audi R8 Ultra di Audi Sport Italia.

Buona la prova dei ragazzi terribili dell’Antonelli Motorsport Agostini-Di Folco, quarti assoluti, che hanno contenuto la scatenata a spettacolare rimonta delle Ferrari 488 di Mancinelli e Venturi, rispettivamente in coppia con Geri e Gai, che hanno regalato sorpassi ed emozioni nella seconda parte di gara. Non partita la BMW di Cerqui-Comandini per problemi al motore.

 

13325493_1131766836887094_8181336031014338053_nI primi guai del weekend sono però arrivati subito dopo la fine della gara, con le verifiche tecniche delle Lamborghini Imperiale che hanno tenuto impegnati i commissari per oltre 6 ore. A far discutere un “un manicotto conico di raccordo che aveva presumibilmente lo scopo di migliorare il flusso d’aria in aspirazione”, stando al report dei commissari, che garantiva alle verdi Huracan un boost di potenza. Non una bella scena, una situazione imbarazzante per un brand come Lamborghini e una decisione dei commissari “pilatesca”, che ha squalificato una sola delle due vetture, quella di Pezzucchi-Venturini, e ha mandato in bestia buona parte del paddock. L’accusa di molti è che, al di là della “squalifica a macchine alterne“, “una frode sportiva bella e buonaè stata equiparata all’essere sottopeso, ci hanno detto. Ma ne parleremo più approfonditamente in un altro articolo. Con la squalifica della Lamborghini #32, l’Audi di Mapelli sale al secondo posto, mentre guadagna così il primo podio stagionale l’Aston Martin della Solaris Motorsport.

 

Credit: PhotoSpeedy
Credit: PhotoSpeedy

Con queste premesse si è arrivati a Gara 2, disputata sotto un autentico nubifragio e la pista allagata. Più che una gara, una corsa a eliminazione che avrebbe premiato il più bravo, o fortunato, a rimanere in pista, se la direzione gara non avesse bloccato tutto con una bandiera rossa nel bel mezzo della finestra pit stop.

La corsa ha così visto la partenza in regime di safety car e i primi 20 minuti tutti dietro alla vettura di sicurezza, con i piloti impegnati a tenere dritte le auto in rettilineo e la Porsche di Pastorelli addirittura ko per acquaplaning sul rettilineo che porta alla Rivazza. Quando la direzione gara ha dato il via e la gara è ripartita, molte vetture sono finite fuori pista e mezzo giro dopo è tornata la safety a dominare la corsa.

Si è così arrivati praticamente alla finestra dei pit stop in regime di safety car, protagonista sin da inizio gara. Prima vettura ad entrare è stata l’Aston Martin di Mugelli, che ha dato il cambio a Sini, seguiti a breve distanza dalla BMW di Comandini e dall’Audi di Zonzini. Intanto è stata data bandiera verde, durata tre giri, con le Lambo Imperiale a dettare ancora legge, dopo aver avuto la meglio sulla Ferrari di Mancinelli – poi costretto al ritiro per noie meccaniche – davanti all’Audi e il delirio in pista. Mul si è insabbiato, Bontempelli si è girato portando con se una Lamborghini, Leo è finito a muro, l’Audi di Zonzini, la Lambo di Gagliardini e molte altre vetture hanno cominciato a provare l’ebbrezza dei…rally nelle vie di fuga. E’ intervenuta così di nuovo la direzione gara, che ha stoppato le ostilità con una bandiera rossa e messo la parole fine ad una tribolatissima seconda manche.

Una decisione che ha penalizzato chi, come Solaris e BMW, aveva già fatto il cambio pilota obbligatorio, perdendo circa un minuto e mezzo, e avvantaggiando chi è rimasto in pista e, addirittura, chi era ormai ritirato con la vettura insabbiata nella via di fuga. Sarebbe stato forse più giusta una ulteriore safety car, per riordinare tutti e permettere ai ritirati di ritirarsi e a tutti i team di effettuare il cambio pilota, riportando una situazione di sostanziale equità. Il direttore di gara ha avuto un’idea diversa e ha stoppato la gara all’undicesimo giro, dando la vittoria all’Audi di Albuquerque, ai box all’esposizione della bandiera rossa per il cambio pilota, davanti ad Pezzucchi-Venturini, fermi nella sabbia del Tamburello, e Agostini-Folco, che non avevano ancora fatto il cambio pilota.

In GT3 la vittoria è andata all’Audi di Russo-Zonzini davanti alla Lambo di Monfardini-Valori e alla Porsche di Baccani-Venerosi.

Al di là di tutto, però resta una domanda di fondo che ci tormenta da un po’ di tempo guardando l’evoluzione del motorsport: ma se non ci sono le condizioni di sicurezza in pista per permettere ai piloti di correre, perchè ostinarsi a mandare sul podio la safety car? Un conto è fare i primi 2\3 giri in regime di gialla per abituare i piloti alla pista bagnata, uno è insistere a oltranza con la vettura di sicurezza. Se non ci sono le condizioni di sicurezza, bisognerebbe avere il coraggio di dirlo.

Al termine di questo travagliatissimo weekend, in testa al campionato SuperGT3 c’è ancora la coppia Bortolotti-Mul sulla Lamborghini Imperiale, seguiti ad un solo punto da Mapelli-Albuquerque sull’Audi di Audi Sport Italia e Gai-Venturini a 9 lunghezze con la Ferraru 488 Black Bull. In GT3 Monfardini-Valori hanno mezzo punto di vantaggio su Baccani-Venerosi e ben, si fa per dire, uno e mezzo sui fratelli Pastorelli.

Appuntamento fra 15 giorni a Misano, sperando di poter assistere ad una fantastico spettacolo in pista.