Il carnevale brasiliano parla tedesco: ad Interlagos è doppietta Audi

I quasi due mesi di sosta non sono serviti a cambiare la musica, che sia Le Mans, che sia Interlagos, ha suonato melodie tedesche. Questa volta la Toyota ha l’alibi del ritiro causato da un contatto con la Lotus LMP2 di Dominik Kraihamer, il quale ha accompagnato verso le barriere la TS030 guidata al momento da Sarrazin.

L’ennesimo uno-due della r-18 eTron Quattro non è stato scontato fino all’ultimo, infatti, l’equipaggio #2 di Kristensen, McNish e Duval ha visto spegnersi due volte le speranze di vittoria; nel primo caso al momento del secondo pit-stop, quando una ruota fissata male ha costretto la bianca di Ingolstadt a compiere un giro su tre pneumatici, e poi a causa dei due drive trough di trenta secondi e di un minuto e mezzo.

Treluyer, Fassler e Lotterer riscattano in parte la disfatta della 24 Ore, ma soprattutto si avvicinano alla testa del campionato. Chiude il podio la Lola-Rebellion di Prost, Heidfeld e Beche.

Conway, Rusinov e Martin hanno portato il G-Drive al successo in LMP2, meno combattuta almeno per la definizione del podio, davanti alla OAK di Baguette, Gonzalez e Plowman ed alla Greaves di Perez – Companc, Minassian e Kaffer. Ancora da dimenticare la corsa delle due Lotus, entrambe fuori e nel caso dell’equipaggio #32 rea di aver messo eliminato un concorrente per il successo generale.

Se i prototipi hanno deluso le aspettative, ci ha pensato la GTE-Pro a tenere alto il livello di spettacolo; il successo della Ferrari 458 Italia AF Corse di Bruni e Fisichella è giunto dopo un confronto sul filo dei secondi con la Aston Martin #97 di Mucke e Turner e la 911 di Bergmeister e Pilet, in corsa per il trionfo fino alla terza ora, quando è stata vittima di una toccata con le due vetture che l’hanno preceduta. Interlagos non ha portato fortuna a Senna, la cui Vantage V8 ha lasciato prematuramente la corsa; stessa sorte per la Ferrari #71 di Kobayashi e Vilander, andata in fiamme mentre combatteva per il gradino più basso del podio.

L’Aston Martin si è tuttavia rifatta in GTE-Am con Hall e Campbell-Walter, i quali hanno concluso davanti alla Ferrari di Potolicchio, Aguas e Rigon, e alla 911 di Reid, Roda e Ruberti.

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