Le Mans, Libere/Qualfiche 1: Porsche di prepotenza, ma molte carte restano coperte

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(credits to: John Dagys)

Nel corso della prima giornata di attività in pista, il tracciato della Sarthe ha ospitato due sessioni piuttosto travagliate. Le quattro ore di prove libere sono state fortemente condizionate da intermittenti scrosci di pioggia e due bandiere rosse (prima per recuperare la Oreca KCMG #47 ferma alla prima chicane dell’Hunaudières, poi per riparare il guard rail danneggiato dal crash della #48 di Mark Patterson), mentre le qualifiche hanno visto un’altra interruzione verso metà della sessione (stop della #41 di Gaëtan Paletou alla Virage de Mulsanne).

Al netto degli impedimenti, sono poche le indicazioni veritiere sulle quali poter ragionare: c’è ancora molto fumo e poco arrosto da azzannare, ma quel poco che c’è è di altissima qualità.

Il primo e più certo dato è che le Porsche 919 Hybrid fanno paura. Con una facilità impressionante (e dichiarando di aver perso tempo per effettuare due doppiaggi), Neel Jani ha aperto la sessione demolendo il primato sul giro stabilito nel 2008 dalla Peugeot di Stéphane Sarrazin: il già spaziale 3’18″513 del francese viene abbassato a 3’16″887, mentre poco prima Timo Bernhard aveva ritoccato il record girando in 3’17″767 sulla rossa #17; a completare la tripletta delle vetture di Weissach ci pensa Nick Tandy, che porta la #19 al terzo posto in 3’19″297. Come da molti preannunciato, per la pole position sembra non esserci partita: la concretezza delle tre Porsche non è stata eguagliata da nessun concorrente ed è difficile pensare a un ulteriore abbassamento dei tempi (benché Jani si sia detto possibilista), considerando anche la possibilità di pioggia. Fino ad ora, battuta scontatissima, assolutamente über alles.

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A rincorrere ci sono le tre Audi, che si dice abbiano preferito lavorare sul passo piuttosto che concentrarsi sulla ricerca del tempo. Al comando del plotoncino di Ingolstadt c’è la #8 di Loïc Duval (3’19″866), seguita dalla #9 e una deludente #7, in crisi di assetto e con un Benoît Tréluyer in difficoltà protagonista di due uscite di pista a metà e fine sessione. Se sul giro secco le possibilità di insidiare Porsche sembrano molto risicate, grande fiducia è riposta nel ritmo e nell’approccio alla gara, a patto di riuscire ad affinare le prestazioni nella giornata odierna. Lontanissime le due Toyota, il cui distacco di quasi dieci secondi dalla testa e il regresso rispetto ai tempi dello scorso anno destano grandi perplessità. I giapponesi sono sembrati prendersela piuttosto comoda, quindi non è da escludere un netto miglioramento tra oggi e la gara.

A soli tre secondi da Toyota la migliore delle Rebellion (#12, che gira sul 3’26), mentre la CLM ByKolles naviga (o meglio, naufraga) su tempi superiori al 3’40. Quanto a Nissan, la #23 si attesta su un gap di 21 secondi dalla testa; il miglioramento c’è, ma decisamente insufficiente. Su questi tempi girano anche le migliori LMP2 dove KCMG si riconferma una delle formazioni da battere, prendendo il comando delle operazioni con il rapidissimo crono di 3’38″032 fatto segnare da Richard Bradley. Seconda e terza le due Gibson #41 e #38, mentre la migliore delle Ligier è la #26 di G-Drive.

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Malgrado l’appannamento iniziale, Ferrari si conferma su livelli di eccellenza in GTE-Pro col secondo posto della solita #51. Nelle due classi GT, però, sono le Aston Martin a farla da padrone, con la #99 del velocissimo Richie Stanaway in cima alla divisione Pro (3’54″928) e Pedro Lamy a svettare nella “sezione” Am sulla #98 (3’55″102). È evidente come le vetture inglesi siano in grandissimo spolvero, riconfermandosi sui livelli dello scorso anno. Proprio come nel 2014, poi, grande difficoltà per le Porsche ufficiali, mentre le Corvette sembrano poter restare più vicine ai primi.

Twitter: @edoverce97