Le Mans, bandiera a scacchi: in mezzo a tanti colpi di scena, la certezza Audi

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Quello che l’ultimo quarto dell’edizione 2014 della classica francese ha offerto è stato uno spettacolo straordinario, con lotte degne di gare sprint e colpi di scena a non finire.

Le ultime 6 ore sono iniziate con la lotta per la leadership in GTE-Pro tra Bruno Senna, alla guida della Aston Martin ufficiale numero 97, e Gianmaria Bruni, sulla Ferrari AF Corse numero 51. Dopo un paio di cambi al vertice però, la Vantage V8 è costretta ad un lungo stop ai box per problemi allo sterzo, problema che nel corso della gara ha colpito a turno praticamente tutte le Aston in gara. Per la 458 Italia dell’equipaggio Bruni/Vilander/Fisichella quindi si è spalancata la strada verso la vittoria finale di classe, arrivata con un giro di vantaggio sull’equipaggio Magnussen/Garcia/Jordan Taylor alla guida della Corvette ufficiale numero 73 e 2 giri di vantaggio sulla Porsche del Team Manthey numero 92, affidata all’equipaggio Holzer/Makowiecki/Lietz.

Poco dopo il colpo di scena in GTE-Pro, un altro ha scosso la classe LMP2. Infatti, la Ligier JS P2-Nissan di Oak Racing, fino a circa 5 ore dalla fine leader di classe, viene portata dentro al proprio box per problemi di natura elettrica. Ciò dà il via, per quelle che fino a quel momento erano le inseguitrici, alla lotta per la vittoria di classe, con la Zytek Z11SN-Nissan numero 38 di Jota Sport (equipaggio Dolan/Tincknell/Turvey) che vince davanti alla Ligier JS P2-Nissan numero 46 del Thiriet by TDS Racing (equipaggio Thiriet/Badey/Gommendy) ed alla Alpine A450-Nissan numero 36 di Signatech Alpine (equipaggio Chatin/Panciatici/Webb). Da segnalare che le prime 3 vetture LMP2 hanno chiuso al quinto, sesto e settimo posto in classifica generale.

La classe comunque che ha riservato più sorprese e colpi di scena è stata la LMP1, categoria che si giocava anche la vittoria in classifica generale. Il primo è a circa 4 ore dalla fine con l’Audi numero 1, in quel momento in testa, che viene ritirata nel box per interventi al turbo. In testa alla corsa quindi si accende la lotta tra la Audi 2 e la Porsche 20. Proprio questa lotta porta la Audi a scegliere di mantenere alla guida André Lotterer nonostante il compagno di squadra Treluyer già pronto per mettersi alla guida. Il guadagno di tempo fa in modo che l’Audi riesca a stare davanti alla Porsche (che nel frattempo passa dalle mani di Bernhard a quelle di Webber), anche se poi la numero 20 si ritrova fuori dai giochi, per ammissione dello stesso Webber ad Eurosport a causa di problemi al motore.

Di lì a poco anche la Porsche superstite, la 14, viene tirata dentro al box, stavolta per problemi al cambio e, quando ormai era dato per cosa certa il ritiro, a 3 minuti e mezzo dalla fine viene comunque rimandata in pista. Nonostante questo, a causa degli oltre 75 minuti di stop al box, Porsche finisce lontana dalle posizioni da podio in cui era stata per buona parte della gara. Alla conclusione delle 24 ore quindi Audi marca una doppietta, con la vittoria della numero 2 affidata a Fassler/Lotterer/Treluyer davanti alla gemella numero 1 dell’equipaggio Di Grassi/Gené/Kristenses, con la Toyota superstite, la numero 8 di Davidson/Lapierre/Buemi, a chiudere sul podio in terza posizione.

Infine, nella classe GTE-Am, la meno “movimentata” delle 4, a cogliere la vittoria è stata la Aston Martin ufficiale numero 95 di Poulsen/Heinemeier-Hansson/Thiim, davanti alla Porsche numero 88 di Proton Competition (equipaggio Rieb/Bachler/Al Qubaisi) ed alla Ferrari numero 61 di AF Corse affidata a Perez-Companc/Cioci/Venturi. Per la Aston Martin un successo arrivato con lo stesso numero e buona parte dello stesso staff dello scorso anno, quando sulla Vantage 95 trovò la morte Allan Simonsen. Un modo quindi per ricordare degnamente il pilota danese ad un anno dalla sua scomparsa.