Le Mans, prima giornata: pochi riscontri, tanta paura

Il primo giorno di attività in pista della 24 Ore di Le Mans 2014 ha visto i protagonisti impegnati in una sessione di prove libere da quattro ore e nella prima delle tre qualifiche, entrambe nettamente accorciate a causa di diverse bandiere rosse. Gli equipaggi hanno potuto percorrere molti meno chilometri rispetto al previsto, girando complessivamente poco, per cui risulta difficile avere un quadro chiaro dei valori in campo. Cerchiamo però di analizzare quanto accaduto per trarre qualche spunto di riflessione.

In LMP1 Toyota sembra essere la macchina da battere, ma questa non è una notizia. Le due TS040 hanno chiuso al primo e secondo posto le libere del tardo pomeriggio e si sono mostrate decisamente in palla, segnando tempi di rilievo con maggiore facilità rispetto agli avversari. Le auto giapponesi godono del pacchetto più equilibrato ed efficace del lotto e lo si era visto già nelle prime due gare del WEC; il dato che invece è venuto prepotentemente allo scoperto sul tracciato della Sarthe, benché non sia una novità, è il divario di velocità massima che le separa dalla principale concorrente, vale a dire Audi: mentre le TS040 sono arrivate a una punta massima di 343km/h (con Stéphane Sarrazin), le R18 faticano ad avvicinare i 320 all’ora. Sarà pur vero che con il tempo il carico aerodinamico, punto di forza di Audi, ha acquisito importanza anche a Le Mans, ma se c’è un contesto in cui la velocità massima conta più che altrove è proprio il circuito semi-permanente dei Paesi della Loira.

Parlando di Audi, l’evento fondamentale della prima giornata di prove è stato il devastante incidente occorso a Loïc Duval nel corso delle libere. La R18 e-tron quattro #1 è uscita di pista in circostanze non chiare (non ci sono video dell’accaduto) nella sezione delle curve Porsche, impattando contro le reti di protezione e polverizzandosi nella parte posteriore. La cellula di sicurezza, sebbene compromessa, ha retto bene e il pilota francese se l’è cavata con un taglio sul collo (causato probabilmente dalle cinture di sicurezza) e uno di cinquanta centimetri (sì, avete letto bene) su una gamba, ma senza fratture.

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Ad Ingolstadt si è deciso di tentare il miracolo e rimettere in pista l’auto per le qualifiche di questa sera; ad affiancare Lucas di Grassi e Tom Kristensen al posto di Duval sarà Marc Gené, pilota di riserva richiamato dal suo impegno con Jota Sport in LMP2.

Le prime (monche) qualifiche hanno invece visto svettare le due Porsche 919 Hybrid, in difficoltà nel pomeriggio ma subito a loro agio nel buio, dove hanno tolto tra i tre e i quattro secondi ai loro tempi precedenti. A fare paura è soprattutto l’equipaggio #20 di Bernhard/Webber/Hartley, con quest’ultimo detentore del miglior tempo di giornata (3’23″157). Alcuni piloti parlano di cronologici intorno al 3’21” basso o 3’20” alto come limite per la pole position, quindi oggi non solo si dovrebbe scendere nettamente rispetto a ieri, ma ci si può soprattutto aspettare una grande battaglia.

Arrancano in una immaginaria “Terra di Mezzo” le due Rebellion R-One, nettamente staccate dalle P1 ibride e non troppo avanti rispetto alle P2. Il progetto è nuovo e necessita di sviluppo e sostegno economico, ma in questo momento il team svizzero è in difficoltà e ci si chiede quanto senso abbia continuare in una classe in cui, senza tecnologia ibrida, si prendono almeno sei secondi al giro.

Il capitolo LMP2 ha riservato alcune piacevoli sorprese. Il team OAK Racing, vincitore lo scorso anno, sembra essere la puntata più sicura per la vittoria di classe, con le vetture #26 e #35 subito veloci e consistenti. Al suo fianco, però, spuntano prepotenti i nomi di Signatech Alpine, che punta sull’equipaggio giovane ma da subito molto veloce Chatin/Panciatici/Webb, e KCMG, sorprendentemente efficace nelle mani di Howson/Bradley/Imperatori. Segnaliamo però anche un’altra barchetta, la #50 di Larbre Competition, potenzialmente molto rapida con Pierre Ragues e Ricky Taylor alla guida, ma con il “punto debole” Keiko Ihara, che nel suo stint in qualifica ha fatto fatica a reggere il passo.

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Nella classe GTE-Pro c’è molto più equilibrio del previsto. Le sicure protagoniste Ferrari e Porsche si vedono insidiate sia da Corvette, al debutto con il modello C7.R e in forma soprattutto con l’equipaggio Magnussen/Garcia/J. Taylor, che da Aston Martin, data nettamente sfavorita alla vigilia. Le vetture inglesi hanno lasciato il segno anche in GTE-Pro: nelle libere, affidata a Kristian Poulsen, la #95 è riuscita addirittura a essere più veloce di tutte le GTE-Pro. Le pole position provvisorie però sorridono all’Italia: “Gimmi” Bruni nella divisione Pro, Andrea Bertolini nella Am.

Classifica delle prove libere

Classifica della prima sessione di qualifiche