Road to Le Mans, l’edizione 2013: Simonsen e Kristensen, destini incrociati

La nostra strada verso Le Mans inizia con un passo indietro ed uno sguardo rivolto al passato, perché uno dei maggiori auspici rivolti alla 24 Ore del 2014 è che sia bella e coinvolgente almeno come l’edizione dello scorso anno. Il 2013 ci ha regalato una gara intensa dal punto di vista sportivo ed emozionale, dividendoci tra l’adrenalina e il gusto di una corsa divertente e il profondo dolore per l’improvvisa scomparsa di Allan Simonsen, morto a seguito di un crash all’uscita della curva di Tertre Rouge.

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Il meteo è stato un fattore determinante, portando all’incidente di Simonsen e creando una sorta di “equilibrio del terrore” tra i partecipanti: la pioggia intermittente ha creato scompiglio nelle strategie e nelle scelte di gomme e ha permesso a Toyota di salvare la faccia restando a galla nel mare Audi. Già, perché in termini di prestazioni pure e potenziale la Casa nipponica non ha mai potuto avvicinare la compagine di Ingolstadt e il secondo posto archiviato dalla #8 di Buemi-Sarrazin-Davidson è frutto soprattutto delle difficoltà tecniche incontrate da Genè-Di Grassi-Jarvis (terzi al traguardo) e dai favoriti Lotterer-Fässler-Tréluyer (quinti). Al quarto posto l’altra TS030, la #7 di Wurz-Lapierre-Nakajima.

E la vittoria? Be’, è una storia da raccontare. Sul gradino più alto del podio sono saliti Loic Duval (promosso nell’equipaggio dei “mostri sacri” e subito all’altezza della situazione), Allan McNish (alla sua ultima partecipazione prima del ritiro) e Tom Kristensen. “Mister Le Mans” è salito a quota nove successi ricevendo, se vogliamo credere alla superstizione e al soprannaturale, un aiuto dall’alto: i compagni di squadra della vettura #1 erano nettamente in testa quando sono stati fermati da guai meccanici, perché quella gara doveva vincerla lui, danese come Allan Simonsen. Doveva andare così ed è giusto che così sia stato.

La classe GTE-Pro ha visto il duello tra l’esordiente Porsche 911 RSR, nascostasi nelle precedenti gare del WEC e “spinta” da un Balance of Performance favorevole, e l’Aston Martin, in testa fino a poche ore dal termine, quando Frédéric Makowiecki si è “stampato” su un guard rail dell’Hunaudières buttando all’aria una vittoria quasi scritta. Il successo è andato quindi a Lieb-Lietz-Dumas, con le Ferrari di AF Corse quinta e sesta, sfavorite dalla compensazione prestazionale.

Poca storia tra le LMP2: in una corsa dominata dalle tante bandiere gialle hanno prevalso le Morgan-Nissan della formazione francese OAK Racing. La #35 di Plowman-Gonzalez-Baguette si piazza al primo posto di classe, seguita dalla #24 di Brundle-Pla-Heinemeier Hansson. Tra le GTE-Am altra affermazione Porsche, stavolta con il team IMSA Performance Matmut e l’equipaggio Bourret-Vernay-Narac. Risultato solido anche per Perazzini-Casé-O’ Young e Gerber-Griffin-Cioci che portano due vetture della scuderia di Amato Ferrari al secondo e terzo posto di classe.