Road to Le Mans: Toyota, ricorda il tuo passato!

di Federico Famiglietti


Dopo le due vittorie in due gare del FIA WEC (Silverstone e Spa) e dopo i risultati dei test ufficiali del 1° Giugno, quest’anno il ruolo di grande favorita per la 24 Ore di Le Mans spetta di diritto alla Toyota TS040 Hybrid LMP1.

Molti appassionati sperano che la Casa nipponica possa conquistare la maratona francese per interrompere il dominio Audi, che dura ormai da 15 anni (con l’unica eccezione della vittoria della Peugeot 908 HDi nel 2009). Ma noi da buoni italiani, si sa,  abbiamo un rapporto speciale con i precedenti storici e la scaramanzia e purtroppo la storia della Toyota a Le Mans è fatta quasi esclusivamente da sonore e cocenti delusioni.

La più pesante è sicuramente quella del 1999 e la ripercorriamo brevemente.

Al via della 67esima edizione della 24 Ore ci sono tre case ufficiali con chiari obiettivi di vittoria assoluta, due tedesche (BMW e Mercedes) e la giapponese Toyota. E come quest’anno anche allora i favori del pronostico erano tutti per i nipponici, che consapevoli della loro forza si presentarono come l’anno precedente con ben tre vetture al via.

Nel 1998 la debuttante TS020 non andò oltre un nono posto assoluto con la vettura #27, staccata di venticinque giri dalla Porsche 911 GT1 vincitrice, mentre le altre due vetture, la #28 e la #29, per noie tecniche furono costrette al ritiro. Un debutto non fortunato ma che lasciava buone speranze per il futuro.

Nel 1999, dopo avere mantenuto le promesse nel Test Day, in qualifica Martin Brundle non solo demolisce il giro record della Porsche 911 GT1 del 1998 e stampa la pole in 3:29 (ben sei secondi più veloce di quella del 1998), ma tocca anche l’incredibile velocità massima di 351 km/h, punte che le LMP1 moderne nemmeno riescono ad avvicinare!

Date le buone sensazioni della vigilia la TV giapponese decise di trasmettere la gara in chiaro: telecamere dedicate solo alla Toyota, decine di giornalisti impegnati nella diretta e la quasi certezza che la 24 Ore di Le Mans 1999 si sarebbe conclusa con una storica tripletta tutta “Made In Japan”.

Ma purtroppo per la Toyota e per tutto il Giappone in gara le cose andarono diversamente. Il livello aerodinamico e di potenza (circa 700 cv. per soli 900 kg) raggiunto dalle vetture LMGTP (o GT1 pre 2000), Toyota e Mercedes, era talmente elevato che finì per penalizzare le vetture così estreme e favorire la più “semplice”, meno esasperata ma pur sempre velocissima BMW V12 LMR LMP1. Tallone d’Achille della Toyota furono le gomme Michelin non abbastanza competitive ed evolute per la TS020 e le sue incredibili prestazioni: da esse la causa di frequenti forature e perdite di tempo.

Purtroppo a metà gara due delle tre Toyota sono già ritirate, ma ancora peggio va a Mercedes, con due CLR ritirate per precauzione dopo sei ore e la terza vettura con Mark Webber nemmeno partita causa “back flip” nel warm up. Si ritirano anche le debuttanti Audi R8C, anch’esse iscritte al classe LMGTP. Delle otto vetture iscritte a tale classe resiste solo la Toyota #3 di Katayama, Suzuki e Tsuchiya, lanciata verso una vittoria quasi sicura ma che ad oramai pochi giri dal termine vive un vero dramma sportivo ed esistenziale: una foratura ad un pneumatico posteriore ad oltre 330 km/h consegna la vittoria assoluta alla BMW V12 LMR #15 di Joachim Winkelhock, Pierluigi Martini e Yannick Dalmas. Ai giapponesi rimangono il secondo posto, la vittoria di classe LMGTP e il giro record in gara con il tempo di 3:35.052. Nonostante ciò, a fine 1999  Toyota decide di lasciare il mondo Endurance per dedicarsi alla F1 con risultati ancora più scarsi. Poi il ritorno nel 2012 con la TS030 Hybrid.

L’ultima apparizione della TS020 nel 1999 fu in autunno alla 6 ore del Fuji vinta però a sorpresa dalla Nissan R391 LMP1. Una fine ingloriosa e ingiusta per una delle auto da corsa più affascinanti e veloci di sempre, che ha saputo mobilitare l’intero Giappone alla 24 Ore di Le Mans di quell’anno.

Fu quella del Fuji anche l’ultima gara di sempre per vetture LMGTP o GT1 pre 2000: la categoria venne soppressa in quanto i “cervelloni” FIA e ACO vedevano in queste vetture un tentativo di ricreare il leggendario Gruppo C abolito alla fine del 1993. La FIA specialmente in quegli anni distrusse tutto ciò che poteva mettere in ombra il “prodotto” Formula 1: in sole cinque stagioni le GT1 avevano raggiunto un livello di popolarità e interesse mediatico che in paesi come il Giappone o la Germania fecero passare quasi in secondo piano la F1. Quelle vetture erano solo d’ostacolo per i vari Ecclestone, Montezemolo, Briatore & Co.

Quindi, Toyota, sei avvisata: fai tutti gli scongiuri e i riti scaramantici del caso se non vuoi che il tuo cupo passato torni a perseguitarti anche alla 24 Ore di Le Mans 2014. Good luck!