Le Mans, quello che non ti aspetti

Quella 2013 è stata un’edizione della 24 ore di Le Mans piena di sorprese; dal trionfo dell’Audi #2, che sembrava dover cedere il passo al più arrembante equipaggio #1, alla morte del povero Allan Simonsen, passando per il “tradimento” della stampa italiana troppo avara di letture per rimanere obiettiva.

Chissà cosa avrà pensato Tom Kristensen, al nono successo nella classica di La Sarthe, quando ha tagliato il traguardo allo scadere della 24esima ora. Un istante è bastato a far comprendere che il re non è ancora pronto ad abdicare nei confronti di Lotterer, Fassler e Treluyer; quello stesso istante che il giorno prima si è portato via Simonsen. I due momenti, apparentemente uno il voltafaccia dell’altro, nemmeno facessero parte dei Due Destini dei Tiromancino, sono stati accomunati dalla grande ovazione del pubblico durante le celebrazioni.

Una versione ben diversa da quella riportata dalla Gazzetta dello Sport, la quale si scagliava contro l’organizzazione per non aver sospeso la corsa a seguito del prematuro decesso di Simonsen. “Morte nell’indifferenza” titolava l’articolo, come se la voce di 250.000 persone non contasse nulla. Come se, soprattutto, l’invito della famiglia del defunto a proseguire fosse un abile salvacondotto costruito dall’ACO per evitare una debacle economica e d’immagine .

Ma questo è una brutta qualità del giornalismo italiano, sempre pronto ad accusare una disciplina – in questo caso una filosofia di vita – che del rischio fa il proprio pane quotidiano. Peccato, perché la scritta “Motorsport is Dangerous”, che figura alle porte di molti autodromi, sta proprio ad indicare quanto pericolose siano le corse ma quanto, sopratutto, sia proprio questo a renderlo diverso da tutti gli altri sport.
Tornando al lato sportivo dell’evento – meno tragico e meno speculativo – il dominio dell’Audi è stato schiacciante. Soltanto la sorte ha levato la doppietta alla casa dei Quattro Anelli, nel momento della rottura meccanica al trio detentore della vittoria.

La Toyota è uscita di nuovo sconfitta, mostrando quanto – di fronte a una superiorità disarmante – non esista Balance of Performance in grado di tenere botta. La tranquillità nel box giapponese sembrava nient’altro che un’amara presa di coscienza.

Non resta perciò che rinnovare l’appuntamento al 2014 e soprattutto salutare per l’ultima volta Allan Simonsen.

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