Corvette cala il poker, ma quel BoP…

A due settimane dalla discussa gara di Watkins Glen, la TUSCC è tornata in pista al Canadian Tire Motorsport Park, per tutti Mosport. Assente il Prototype Challenge, in Canada è andata in scena la prima competizione effettivamente endurance (due ore e quarantacinque minuti, limite “morale” delle corse di durata) della stagione fuori dal contesto del NAEC, priva dell’intervento di bandiere gialle; una boccata d’ossigeno non indifferente dopo la pioggia di critiche dovuta alle eccessive caution della 6 Ore del Glen.

La notizia è la quarta vittoria consecutiva della coppia Corvette Jan Magnussen/Antonio Garcia. Dopo un inizio di stagione condizionato dalla necessità di “sgrossare” il progetto C7.R, ma comunque molto positivo, l’equipaggio ha potuto sfoderare il potenziale distruttivo della vettura, infilando un impressionante poker di successi nel Nuovo Continente inframezzati dal secondo posto di Le Mans. Così come nell’appuntamento precedente, ma in ordine inverso, il podio è stato completato dalle due SRT Viper di Bomarito/Wittmer (“giocatosi” la vittoria con un errore definito, da qualcuno, addirittura infantile) e Farnbacher/Goossens.

Ordine invertito rispetto al Glen anche nei primi due posti della assoluta. OAK Racing ottiene la prima vittoria nella TUSCC, seconda stagionale per una P2, precedendo sul traguardo la Corvette DP #90 di Westbrook/Valiante, mentre i leader di classifica Taylor/Taylor chiudono terzi e mantengono la testa. L’affermazione della Morgan-Nissan #42 di Olivier Pla e Gustavo Yacaman è messa in ombra da un Balance of Performance a detta di molti favorevole, risultando quindi un po’ falsata, ma a livello di giustizia “umana”, considerando tutti i colpi bassi presi da inizio stagione per spingere in avanti i Daytona Prototypes, ci può anche stare. Chi la fa, l’aspetti.

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Il BoP, però, continua ad essere un annoso problema. Reputato un male necessario soprattutto nelle categorie Gran Turismo, cavallo di battaglia per il mantenimento di costi ragionevoli e unico modo per livellare almeno sulla carta le prestazioni di vetture diverse, è più che altro il pomo della discordia di ogni classe in cui viene adottato. Che poi, a ben vedere, quel livellamento che già dal nome il sistema si prefissa di ottenere è un’utopia. Ad ogni singola gara c’è chi si lamenta delle decisioni prese e, cosa più importante, il BoP non ha mai portato e probabilmente mai porterà ad una vera uguaglianza: per come viene concepito, sembra piuttosto un modo per penalizzare chi ha vinto in precedenza e portare al primo posto qualcun altro, che poi si ritroverà con la vettura rallentata per favorire un terzo e così via, fino a che il circolo vizioso non obblighi a ricominciare da capo con la “ruota delle anime (in pena)”. Alla fine così vincono tutti, ma stiamo davvero parlando di parificazione prestazionale o piuttosto di parificazione dei favori ricevuti?

Se il giocattolo dorato della Superstars è finito allo sfascio, una ragione c’è.

Forse non si può fare a meno del Balance, ma per come viene utilizzato tanto varrebbe non averlo.

Per la mera cronaca, la divisione GTD ha visto la prima vittoria stagionale della Viper di Ben Keating e Jeroen Bleekemolen, quest’ultimo autore del sorpasso decisivo avvenuto all’ultimo giro nei confronti della Porsche #73 guidata da Kevin Estre (con l’aiuto di uno sbadato Andy Priaulx).

Ordine d’arrivo completo