Ganassi e Corvette si impongono della gara delle contraddizioni

Da una parte la seconda vittoria consecutiva in stagione per Scott Pruett e Memo Rojas, dall’altra il primo successo della nuova Chevrolet Corvette C7.R con Jan Magnussen e Antonio Garcia alla guida: è questa la sintesi del Tequila Patrón Sports Car Showcase sul tracciato di Long Beach, terza prova del Tudor United SportsCar Championship.

Partiamo però dalle premesse e dai diversi temi che hanno caratterizzato la vigilia della gara.

La notizia più in evidenza del weekend riguardava l’approdo nella serie di Konica Minolta in qualità di nuovo sponsor principale del Wayne Taylor Racing. La Corvette #10 dei fratelli Taylor ha perso i canonici dettagli cromatici arancioni, sostituiti dal blu del marchio di elettronica giapponese.

photo1

Ha suscitato interesse anche l’accordo tra 8Star Motorsports (che a partire da Laguna Seca aggiungerà alla propria line-up il pilota messicano Lucas Diaz) e Ligier, in virtù del quale la compagine di Enzo Potolicchio dovrebbe portare in pista la P2 costruita da Onroak Automotive nella stagione 2015. Restando nella top class, sono da segnalare la decisione di lasciare invariati i parametri del Balance of Performance e la rinuncia di Pickett Racing alla corsa di questo fine settimana, oltre che alla successiva di Laguna Seca. Le ragioni addotte dal team riguardano l’affidabilità della vettura, in particolare la volontà di risolvere in maniera permanente il problema allo sterzo che ha tarpato le ali alla squadra brandizzata Muscle Milk nella 12 Ore di Sebring.

Ad avere la meglio in pista sono stati come detto Pruett/Rojas, che replicano il successo di Sebring. Il dominio dell’equipaggio di Ganassi è iniziato con la pole position ottenuta il venerdì e tradottasi poi in una gara in controllo, nel corso della quale la Ford #01 ha mantenuto la testa per 76 dei 77 giri compiuti. A seguire, staccati di soli sette decimi, Jordan e Ricky Taylor, risaliti bene dopo il mediocre quinto posto in qualifica; terza posizione finale per Action Express Racing, con Christian Fittipaldi e Joao Barbosa a conservare la leadership in campionato: 98 punti contro i 93 di Pruett/Rojas e i 91 di Taylor/Taylor.

La migliore tra le vetture P2 è stata la #42 di OAK Racing, quarta al traguardo nelle mani di Olivier Pla e Gustavo Yacaman. Sesto e settimo posto per le due barchette di Extreme Speed Motorsports, entrambe staccate di un giro.

Passando alla classe GTLM, c’è stato un importante cambiamento nelle file del Risi Competizione: per la corsa di Long Beach Dane Cameron ha affiancato Giancarlo Fisichella sulla Ferrari #62 in sostituzione di Matteo Malucelli, squalificato per una gara dopo i fatti di Sebring e messo in “probation” per l’appuntamento di Laguna Seca. (Ndr: la stessa sorte è toccata a Gaston Kearby, pilota dell’Oreca #87 del Prototype Challenge che dovrà saltare forzatamente la prossima gara di Laguna Seca, rientrando sotto osservazione nella successiva.)

Come già tra i prototipi, anche in questo caso i polesitters si sono confermati sotto la bandiera a scacchi. Jan Magnussen e Antonio Garcia hanno regalato una prestazione più che convincente, comandando 73 delle 75 tornate percorse e portando la nuova Corvette al top alla sua terza gara, confermando la bontà del progetto. Dietro i vincitori si piazzano Dirk Mueller e John Edwards su BMW, seguiti dall’altra Chevy di Oliver Gavin e Tommy Milner. Il duo Porsche occupa quarta e quinta piazza con Tandy/Lietz e Long/Christensen, mentre al sesto posto finale chiudono Bill Auberlen e Andy Priaulx, in testa alla classifica generale a quota 90 punti.

RISULTATI COMPLETI DELLA GARA DI LONG BEACH

Sulla corsa, però, sarebbe il caso di sollevare alcune obiezioni, perché questo evento non ritiene nulla del concetto di endurance. La prima riguarda la scarna entry list e, in particolare, la scelta di limitare le iscrizioni alle sole categorie P e GTLM. In questo caso, però, la natura del circuito non lasciava troppa scelta: il tracciato, cittadino, è breve e stretto; farci stare una cinquantina di vetture sarebbe stato alquanto complesso. Se dunque sul primo punto si può sorvolare, non si può accettare una gara di durata di soli cento minuti. Inserire una corsa di un’ora e quaranta in un campionato endurance è contraddittorio e, se pensiamo che ci sono gare di Formula 1 più lunghe, diventa ridicolo.

A tutto ciò si aggiunge una trasmissione di qualità piuttosto scarsa da parte di FOX, con 43 minuti di pubblicità su un totale di 100 e una poco accurata gestione delle immagini che ha fatto perdere agli spettatori diverse battaglie in pista. Il segmento più lungo senza interruzioni commerciali è stato, udite udite, di 9 minuti.