Tudor United Caution Championship: la sagra della bandiera gialla

Sei caution e oltre metà gara dietro Safety Car: è questo il riassunto della “Qualche Minuto di Road America”.

Negli Stati Uniti ci sono due tendenze predominanti quando si parla di competizioni motoristiche: una è quella del lasciar correre, di accettare tutto e seguire alla lettera il detto “that’s racing”; l’altra è quella delle bandiere gialle inventate e inesistenti di NASCARiana invenzione. La TUSCC sembra aver deciso di adottare la seconda filosofia, modificandola a proprio piacimento. Il risultato è un numero esorbitante di neutralizzazioni, chiamate dai commissari ad ogni minimo detrito sul tracciato, uscita di pista o testacoda. A complicare le cose contribuiscono le soste ai box: regola vuole che le diverse categorie rientrino in pit lane scaglionate, una per volta, e che la bandiera verde non venga sventolata fino a che tutte le classi abbiano avuto la possibilità di fermarsi. Tutto questo comporta ovviamente un ulteriore ed eccessivo allungamento del periodo di caution, ragion per cui ci si ritrova spesso a bloccare la gara per venti minuti a causa di piccolezze.

Coraggio, americani, fuori i cosiddetti.

Sarebbe necessario valutare in fretta ogni singolo caso, evitando di chiamare la caution appena una macchina si gira o procede a rilento, ma per fare questo serve personale preparato e con esperienza, magari anche con qualche scrupolo in meno. In soldoni, ci vuole gente “sgamata”.  Un’auto finisce nella ghiaia? Invece di tirare fuori la Gialla, proviamo a valutare se ci sono comunque le condizioni di sicurezza. Attingendo dalla gara odierna, nelle fasi finali l’Audi #48 si è ritrovata nella sabbia all’esterno della prima curva; si è trattato della sesta ed ultima neutralizzazione di giornata, ma la macchina si trovava ben lontano dal nastro d’asfalto e la gara avrebbe anche potuto proseguire.

Servono soluzioni e alternative. Una di queste potrebbe essere la “slow zone” di matrice europea: a Le Mans è stata molto utile e ha evitato diverse volte l’uscita della Safety Car. In altri casi, invece, basterebbe utilizzare la bandiera gialla come accade in Europa, ossia come segnalazione di pericolo e di necessaria riduzione della velocità. In ogni caso, bisognerebbe fortemente ripensare il concetto di “Full Course Caution”, ridimensionandolo, trovandovi dei correttivi ed eventualmente abolendolo, perché se è vero che talvolta il suo utilizzo è inevitabile, è altrettanto vero che nella maggior parte dei casi la sua applicazione è superflua e forzata.

Buttando un occhio a quanto avvenuto in pista, ad Elkhart Lake Christian Fittipaldi e Joao Barbosa hanno ottenuto la seconda vittoria consecutiva, la terza in stagione, precedendo Pew/Negri Jr. e Sharp/Dalziel, quest’ultimo detentore di una strepitosa pole position. Per Action Express Racing è un gran colpo in chiave classifica, soprattutto in virtù del ritiro per la rottura dello sterzo dei fratelli Taylor quando erano in testa alla gara.

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Renger Van Der Zande e Mirco Schultis tornano al successo nel Prototype Challenge dopo Laguna Seca; gli alfieri di Starworks Motorsports hanno approfittato del contatto che ha coinvolto David Ostella (#38, penalizzato con uno stop and go) e il leader di classifica Colin Braun (#54, terminato a muro e poi ripartito) per precedere sul traguardo

C’è anche un po’ di Italia al vertice: Pierre Kaffer e Giancarlo Fisichella hanno portato la Ferrari #62 di Risi Competizione dal nono posto alla Victory Lane grazie alle caution, a una strategia azzeccata e a un gran passo gara. Dietro di loro i polesitters Muller/Edwards su BMW e Bomarito/Wittmer su SRT Viper. Dane Cameron e Markus Palttala si confermano al top in GTD e incamerano il terzo successo in stagione, mentre Bill Sweedler e Townsend Bell mantengono la leadership in classifica.

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