6 Ore di Shanghai: land of Toyota! Disfatta Ferrari tra le GT.

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Vogliamo parlare di regolamenti FIA? Bene: presto alla Federazione dovranno prendere in seria considerazione la possibilità di dover creare una categoria apposita per i prototipi giapponesi. Vogliamo parlare di matematica? Ottimo: la superiorità della Toyota è pari a quella della Mercedes in F1 moltiplicata per il numero di punti che quest’ultima ha conquistato finora, fratto il numero di mondiali vinti da Nicky Hayden. Vogliamo parlare di storia? Facile, non c’è storia! La 6 Ore di Shanghai, sesta prova del Mondiale Endurance conclusasi alle 10 di stamane (ora italiana), conferma quanto di buono ci sia in questa TS 040 Hybrid e lascia intendere che vedremo sempre più spesso casse di antidepressivi nei box degli avversari diretti. In particolare in casa Audi, che oggi ha assistito ad un mesto arrivo in quinta e sesta posizione delle sue vetture (a 1 giro dal leader), mai pericolose e addirittura da definire fortunate, vista la foratura della Porsche #20 all’inizio della seconda ora di gara che ha relegato l’equipaggio composto da Bernhard/Webber/Hartley in sesta posizione a 2 giri dal vincitore.

La seconda 919 Hybrid ha invece occupato il gradino più basso del podio, nonostante la partenza al palo ma confermando comunque la qualità del progetto di casa Porsche. Prima e seconda posizione, come detto, rispettivamente per le TS 040 #8 e #7, staccate tra loro di 72 secondi. A differenza della corsa sul circuito del Fuji, oggi le vetture giapponesi hanno condotto una gara da subito in salita a causa del rientro ai box durante il regime di safety car imposto già dal primo giro per via di un brutto incidente tra la Oreca-Nissan #47 e la Ferrari di Bruni/Vilander. Non contento, Buemi è tornato in pit lane nel giro successivo per completare il rabbocco di benzina, visto l’insufficiente numero di litri caricato nello stop precedente. Dopo 20 minuti di neutralizzazione, il rientro della safety car ha riacceso gli agonismi in pista, con le Toyota costrette ad un recupero dalle ultime posizioni. Chi sperava in una vertiginosa e lenta rimonta che animasse almeno la prima metà gara, è rimasto presto deluso: i due prototipi giapponesi erano a ridosso delle vetture LMP1 dopo soli 10 minuti; dopo 30 minuti potevano registrare un distacco di soli 9 secondi dal leader dalla corsa; all’inizio della seconda ora, la doppietta era già completata. Una macchina da guerra, un rullo compressore, non una vettura da corsa!

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In classe LMP1-l, dominio del team Rebellion con le vetture #12 e #13 a 8 giri dalla Toyota vincente. Non poteva essere diversamente, visto che la diretta (e unica) rivale, vale a dire la CLM P1-01, arrancava tra le LMP2 a 17 giri dal leader. Impietoso anche il confronto tra i giri veloci: 1.52.7 per la Rebellion di Prost/Heidfeld/Beche contro l’1.56.1 dell’unica CLM affidata a Kaffer/Auer.

LMP2 monopolizzata dalla Ligier-Nissan del team G-Drive condotta da Rusinov/Pla/Canal che ha ben arginato la competitività delle HPD-Honda schierate per questo appuntamento orientale, giunte in seconda e quinta posizione di classe. 3° e 4° posto per le Oreca-Nissan del team SMP, ancora leader della classifica riservata ai team LMP2 ma con un esiguo distacco di soli 8 punti dai colleghi del G-Drive Racing.

Arriviamo alle GT. Grande delusione in casa AF Corse quando, nel corso del primo giro, la Ferrari #51 leader di campionato ha impattato violentemente una Oreca LMP2 che procedeva lentamente a causa di noie alla pompa della benzina. La delusione è ancora più cocente pensando che quello di oggi era il primo “match point” della coppia Bruni/Vilander per conquistare il titolo tra i piloti. Anche nella classifica dei team l’AF Corse ha subìto una grave battuta d’arresto e adesso vede il Porsche Team Manthey a soli 11 punti di distacco, dopo che le due 911 RSR condotte da Makowiecki/Pilet e Bergmeister/Lietz sono giunte sotto la bandiera a scacchi in prima e seconda posizione di classe. Terzi Calado/Rigon sulla Ferrari superstite. Grande delusione per l’Aston Martin di Tuner/Mucke, leader della GTE-PRO fino al 123° giro, quando il motore ha esalato l’ultimo respiro vanificando una splendida prestazione (ricordiamo che la vettura #97 aveva fatto registrare la pole). Tuttavia le vetture inglesi si sono rifatte in classe AM, con la conquista delle prime due posizioni ad opera degli equipaggi Dalla Lana/Lamy/Nygaard e Poulsen/Heinemeier-Hansson/Stanaway. Terza la Ferrari #90 di Roda/Ruberti/Cressoni.

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Il prossimo appuntamento è fissato tra due settimane sul circuito di Sahkir, in Bahrain. Le analogie con l’autodromo di Shanghai sono notevoli: la lunghezza del tracciato è inferiore di soli 30 metri, sono presenti 5-6 curve dove conta particolarmente le trazione e un paio di settori dove l’efficienza aerodinamica sarà messa a dura prova. Inoltre il tipo di asfalto è piuttosto simile. La sostanziale differenza riguarda i rettilinei: 2 sul circuito cinese (di cui uno decisamente lungo), 4 su quello bahrainita (due medio lunghi, uno corto e infine quello di partenza con i suoi 1050 m). Insomma, in Bahrain le vetture viaggeranno più veloci, con tutto quello che ciò comporta in termini di carico aerodinamico e affaticamento di freni/motore. Purtroppo questo non giova nè alla Porsche nè in casa Audi, visto che le Toyota hanno dimostrato una notevole velocità di punta (senza sacrificare il carico aerodinamico) e un’ottima affidabilità. Unica incognita la temperatura dell’aria e dell’asfalto, entrambe decisamente più alte nello stato mediorientale. Basterà per fermare la marcia trionfale dei giapponesi?