Porsche “piglia tutto”

La Porsche ha vinto tutto quello che poteva vincere in questa stagione: titolo piloti e costruttori, sia in Lmp1 che in Gte-Pro. Sorpresa? Nessuna. Ma la 6h del Bahrain di incertezze, sorprese e emozioni ne ha regalate tante, degno coronamento di una stagione esaltante che, nonostante un dominio fin troppo palese, ha richiesto la fine dell’ultima corsa per poter mettere un punto alle ambizioni iridate di chi, ieri, è stato il “primo degli sconfitti”, come soleva dire Enzo Ferrari. Ma diciamolo, visto il livello di perfezione tecnologica messo in campo dalla casa di Stoccarda, gli altri hanno ben poco da rimproverarsi, ma senza dubbio tanto da fare in vista della prossima stagione.

Qualifiche fin troppo scontate: davanti a tutti la Porsche #17 che dal Nurburgring in poi ha lasciato dietro di sè una scia di trofei, seguita dalla #18. Staccate di oltre 1.5″ entrambe le Audi, mentre dai 2 secondi in poi troviamo le Toyota. Tra le Lmp2 ottima prestazione della Signatech-Alpine reduce dalla prima vittoria di classe a Shanghai, con le monoposto di G-Drive e KCMG subito dietro e pronte a giocarsi il titolo 2015. Tra le Gt emerge la Ferrari #51 dei soliti Bruni/Vilander, con gli antagonisti di casa Porsche relegati al 4° e 6° posto. Tra i “gentlmen” pole dell’ Aston di Dalla Lana/Lamy/Lauda, mentre i mattatori di stagione Shaytar/Bertolini/Basov si accomodano tranquillamente al 3° posto. Tra le due vetture, la Corvette C7 cresciuta molto nel finale di stagione.

Niente sorprese, a guardare questi risultati si pregustava già una gara di strategia incentrata sul contenimento maggiore di eventuali danni, un po’ il “pepe” delle competizioni endurance. E proprio perchè si parla di Mondiale Endurance, la gara ha puntualmente disatteso questa aspettativa. Quasi con cinismo, specialmente verso chi stava già progettando il posizionamento di una nuova mensola a casa per far posto a più trofei.12115447_1014379351951852_1055420162521488713_n

I primi a farne le spese dopo la partenza sono stati proprio loro, i “polemen”, i mattatori di stagione, il “dream-team” che dir si voglia: Bernhard/Webber/Hartley, con il primo costretto a imboccare la via dei box per riuscirne “solo” 9 minuti più tardi a causa di un guasto ad un attuatore del sistema ibrido. Rimonta improba, vittoria sempre più lontana. Ma nessuno nell’equipaggio della #17 si è lasciato scoraggiare, nonostante in testa ci fossero proprio loro, le due Audi, finalmente fisse su tempi competitivi capaci di mettere in crisi persino la seconda Porsche, situazione che non si vedeva da tanto tempo. In Gte-Pro la Porsche #92 di Pilet/Makowiecki inizia subito a scalare la classifica, arrivando a superare Vilander in crisi di gomme e freni, mentre la seconda Ferrari di AF Corse recupera dal fondo con alla guida Rigon. Tra le Lmp2 l’Oreca 05-Nissan di Howson/Bradley/Tandy conduce la corsa davanti alla Ligier JsP2-Nissan di Rusinov/Canal/Bird, intenti ad affrontare la gara prendendosi meno rischi possibili vista la certezza matematica del titolo anche finendo al 2° posto. Stretegia identica adottata anche da Shaytar/Bertolini/Basov alla guida della Ferrari #72 di SMP Racing.

Ma i guai arrivano anche per gli uomini di Ingolstadt, sorpresi dall’esplosione di un disco sulla #8 che li costringe ad una precipitosa sostituzione dell’intero impianto frenante della R18, perdendo abbastanza tempo da finire dietro le due Rebellion e sguarnendo di fatto le difese della #7, ora assediata dalla Porsche #18 e dal ritorno in classifica della #17, risalita nel frattempo fino al 5° posto, mentre virtualmente si profila il secondo podio stagionale per la Toyota.

Il sorpasso decisivo viene portato a compimento nel corso della quarta ora, con Lieb che sopravanza Treluyer all’ultima curva portando nuovamente una Porsche in testa, seppur quella “sbagliata”. Ma non importa, perchè l’equipaggio dell’Audi #7 ora ha 5 punti in classifica tra sè e il titolo iridato. Ritorna quindi in auge il marchio di Stoccarda, e non solo nella categoria regina: in Gte-Pro, AF Corse perde il 3° posto di Rigon a causa della perdita di uno pneumatico in pieno rettilineo, e il 2° posto di Bruni/Vilander appare improvvisamente un risultato non sufficiente per la conquista dell’iride.

Ma i patemi d’animo non sono finiti: quando manca poco più di un’ora alla conclusione della corsa, la Porsche #17 è di nuovo costretta ai box per il medesimo inconveniente che ne ha rovinato la corsa poco dopo lo start. Fortunatamente le riparazioni sono rapide e il buon Mark Webber mantiene quel 5° posto essenziale per ribattere al 2° dell’Audi rivale, ma rimane l’incertezza per la resistenza meccanica della 919 Hybrid. Tra le Lmp2, invece, la Ligier #26 leader di campionato rompe gli indugi e supera la rivale di casa KCMG, mentre in Gte-Pro le Ferrari accusano distacchi sempre più marcati da parte non solo delle Porsche del team Manthey, ma subiscono anche il ritorno delle Aston Martin.12274344_1014693928587061_4780760014452444135_n

E tale situazione rimane fino alla fine della corsa, quando la Porsche porta a casa la vittoria con Dumas/Jani/Lieb ma concretizza anche quel “pieno” di titoli che per un attimo sembrava le fossero sfuggiti: titolo costruttori in Lmp1, titolo piloti con Bernhard/Webber/Hartley, titolo costruttori tra le Gt, team Manthey vincente tra le squadre di Gte-Pro grazie alla 911 RSR che permette la conquista del titolo piloti anche ad un suo alfiere, Richard Lietz.

70783_per-ferrari-l-unica-gioia--italo-russaTra gli “altri” – a parte i risultati piuttosto scontati delle Rebellion tra le Lmp1 private – la G-Drive conquista il titolo costruttori grazie all’equipaggio neo-iridato composto da Rusinov/Bird/Canal, mentre la Ferrari compensa l’amaro esito della corsa con la vittoria di Shaytar/Bertolini/Basov e del team SMP Racing in Gte-Am. Ma c’è veramente tanto rammarico tra gli uomini di Amato Ferrari a causa di una seconda parte di stagione costellata da inconvenienti più o meno incredibili, ultimo dei quali il distacco di una ruota dalla 458 di Rigon/Calado.

 

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Lorenzo Michetti