Wec: 6 ore di autentica pazzia!

Il ritmo è il solito, ampiamente consolidato: a Silverstone ci si fa un’idea dei valori in campo e si ravvisano gli inevitabili problemi di gioventù delle vetture, poi a Spa si raccolgono impressioni e dati per affrontare l’stenuante maratona della Sarthe. Certo, non sempre la 6h sul circuito belga restituisce responsi da prendere alla lettera – basti vedere la vittoria dell’Audi lo scorso anno – ma di sicuro prepara spettatori e “addetti ai lavori” per il round successivo, punto cardine del Mondiale Endurance.

Quest’anno no. A Spa-Francorchamps è successo di tutto: contatti, penalità, duelli mozzafiato, strategie errate/vincenti, botti da paura e, soprattutto, ritiri. Tanti. Specie in classe Lmp1, quella dove l’innovazione tecnologica viene esasperata fino al limite di rottura, come si è visto in Belgio.

E dire che tra prove libere e qualifiche la situazione sembrava abbastanza tranquilla, stabile sul binario posato già in quel di Silverstone: Porsche da battere, Audi avversaria pericolosa, Toyota ad alto potenziale ma ancora acerba. Situazione più complessa in Lmp2, mentre tra le Gt le nuove Ferrari 488 sembrano non avere rivali.13173657_1117591304963989_2056691137219150921_n

La prima fila vede quindi il dominio delle vetture di Stoccarda, mentre le Audi faticano di più per una probabile carenza di carico aerodinamico. Ne approfitta la Toyota, che riesce a portare in 3a posizione la TS050 #6 di Sarrazin/Conway/Kobayashi e in 5a la vettura gemella. Pole della solita G-Drive di Rusinov/Berthon/Rast in Lmp2, ma la Signatech Alpine e la Manor si sono fatte minacciose. In Gte-Pro AF Corse si issa davanti a tutti, seguita dalle velocissime Aston e dalle Ford GT, in apparenza più “in palla” rispetto a quanto visto in Inghilterra. Tra i gentlemen, Dalla Lana/Lamy/Lauda staccano la Ferrari di Perrodo/Collard/Aguas, mentre la Corvette della Larbre Competition è costretta alla rimonta dal fondo.

Sabato la partenza. Ed è l’inizio di una delle gare più imprevedibili delle ultime stagioni del Wec, tanto che già nella prima ora i piloti si comportano come se la bandiera a scacchi dovesse essere sventolata dopo appena mezz’ora: le Porsche impongono un ritmo indiavolato, mentre alle loro spalle le Audi si ritrovano a lottare senza esclusione di colpi con le Toyota. Le monoposto giapponesi si dimostrano estremamente efficienti in curva, seppur più penalizzate sul dritto a causa del carico più alto rispetto alle tedesche. La mossa vincente però sta nella scelta di gomme, le soft in questo caso, decisamente più performanti viste le alte temperature dell’asfalto.

Ma ecco che iniziano i problemi: dopo appena 7 giri, la 919 Hybrid di Lieb rallenta per problemi al sistema ibrido. Conway centra una Lmp2 alla Source, e proprio nella categoria minore fioccano contatti e inconvenienti, mentre tra le Gt le Ferrari viaggiano su un altro pianeta e la Corvette si porta al 3° posto di classe.

Poco dopo anche la Porsche #1 rientra mestamente ai box, vittima di una doppia foratura che ha di fatto mandato in crisi l’intero sistema propulsivo anteriore, costretto ad un lavoro anomalo per la differente velocità a cui girava lo pneumatico dechappato. Ferma ai box anche l’Audi #7 di Treluyer, con il fondo rovinato e non meglio specificati problemi di natura meccanica/elettronica. La situazione favorisce enormemente le Toyota, che allo scoccare della 3a ora transitano al 1° e 3° posto. Fiato sospeso per l’Aston di Nicki Thiim, capovoltasi dopo un incruento testacoda a Stavelot.13087913_1117591188297334_5675731520477531606_n

La gara prosegue con apparente tranquillità, ma durante la 4a ora la pazzia riprende piede nelle fila del Wec: Fassler manda in testacoda l’Alpine di Richelmi e viene penalizzato. Il pilota Audi purtroppo si trova alle prese con dei malfunzionamenti in fase di frenata che lo mandano spesso e volentieri lungo alla Source. Anche la seconda Manor viene rallentata da un tamponamento mentre occupava le posizioni di vertice, mentre l’aria da “highlander: ne rimarrà soltanto uno” arriva a contagiare anche la Toyota, che perde la vettura #6 col propulsore fuori uso. In Gte-Pro Bruni/Calado conducono davanti a Rigon/Bird, seguiti dalle Ford GT, mentre in Gte-Am l’Aston Martin #98 fa l’andatura, con Ferrari e Corvette alle sue spalle.

Il sogno Toyota si spezza definitivamente allo scoccare della penultima ora, quando anche la TS050 di Nakajima ritorna mestamente ai box con il fumo che avviluppa il cofano posteriore. Torna però in pista la 919 Hybrid #1 con l’avantreno totalmente sostituito, fuori dai giochi ma bisognosa di fare chilometraggio. In classe Lmp2, dopo i guai che hanno estromesso l’Oreca della G-Drive, conduce la sorprendente Alpine A460 di Menezes/Lapierre/Richelmi, seguita dalla Manor rimasta in lizza di Rao/Bradley/Mehri e dalla Ligier del team by Morand che ha colto la vittoria a Silverstone.

Arriva anche il secondo brutto incidente della giornata: Stefan Mucke, tornato in pista dopo 40 minuti di stop necessari per porre rimedio a dei problemi all’apparato di sovralimentazione, compie appena un giro prima di venir spedito contro le protezioni dell’Eau Rouge da un cedimento alla posteriore sinistra. Il botto è tremendo: il moncone della vettura statunitense rimane in mezzo alla pista con il pilota che lamenta un forte dolore alla gamba sinistra. Fortunatamente, al centro medico non gli sono stati riscontrati danni gravi se non qualche “ammaccatura”.

Si chiude così una corsa incredibilmente intensa e dai mille punti interrogativi. Vince l’Audi #8 di Di Grassi/Duval/Jarvis, considerata sfavorita a causa di un problema tecnico al power train anteriore durante le prove libere che ha di fatto limitato la messa a punto su un circuito tanto complesso. Giunge singhiozzando sotto la bandiera a scacchi la Porsche #2 di Dumas/Jani/Lieb, coi piloti che hanno di fatto corso dall’inizio della gara senza differenziale anteriore e sistema ibrido. Un disastro. Secondo podio dell’anno, invece, in casa Rebellion! A sapere che lo sviluppo delle monoposto ibride avrebbe dato tanti problemi, forse più team avrebbero dovuto optare per un classico motore sovralimentato.

Prende bandiera anche la seconda Porsche, che ha praticamente completato la corsa con l’ausilio del solo motore termico, e la Toyota #1, rimandata in pista con il solo sistema ibrido in grado di garantire motricità.

Tra le Lmp2 vince la Signatech Alpine con Menezes/Lapierre/Richelmi, autori di una gara consistente e aggressiva sintetizzata alla perfezione dall’incredibile sorpasso di Nicolas Lapierre nelle ultime fasi di gara che gli è valso i 1° posto. Secondi Dalziel/Derani/Cumming per l’Extreme Speed Motorsport, mentre i ragazzi della Manor chiudono il podio. “Solo” un 4° posto per l’RGR Sport by Morand.

In Gte-Pro successo strappato dalle mani di Bruni/Calado per un cedimento al motore negli ultimi minuti. La vittoria va quindi al secondo equipaggio di casa AF Corse – che replica il successo di Silverstone – seguito dalla Ford GT superstite di Franchitti/Priaulx/Tincknell e dalla Aston Martin di Stanaway/Rees/Adam. Posizioni immutate in Gte-Am: Dalla Lana/Lamy/Lauda su Aston Martin, poi Perrodo/Collard/Aguas su Ferrari e Yamagishi/Ragues/Ruberti su Corvette.

La domanda adesso è solo una: cosa c’è da aspettarsi alla 24 Ore di Le Mans?

Lorenzo Michetti