Wec: Audi squalificata, vince Porsche! Ferrari imprendibili

La 6h di Silverstone, classica prova d’apertura della stagione del Wec, non poteva restituire un risultato più incerto e sorprendente: la corsa è stata un susseguirsi di inconvenienti, ritiri e incidenti che hanno di fatto eliminato buona parte dello schieramento di classe Lmp1, con Lotterer/Treluyer/Fassler abili a sfruttare il potenziale della nuova R18 e, contemporaneamente, le disavventure dei principali concorrenti, artigliando la vittoria. Ma al collegio dei commissari spetta il compito inatteso di generare l’ultimo colpo di scena della giornata, squalificando la vettura di Ingolstadt per la violazione dell’articolo sportivo 3.5.6, paragrafo a3, relativo all’usura del pattino.

Ma vediamo nel dettaglio cosa ha lasciato ai posteri questo week-end inglese del Mondiale Endurance!12987035_1103953226327797_5304749331426166107_n

Innanzitutto verrà senza dubbio ricordata a lungo la nevicata che ha colpito la contea del Northamptonshire il sabato mattina, rendendo estremamente “divertente” la guida delle vetture sul circuito di Silverstone e assai falsato il risultato delle qualifiche, svolte con condizioni meno avverse ma di certo non sotto la benevolenza del sole, con le Audi issatesi in prima fila, seguite dalla Porsche e poi dalle Toyota, staccatissime. In classe Lmp2, invece, pole della solita Oreca 05 della G-Drive, mentre tra le Gte svetta la Ferrari – staccata di 1.4″ la prima Porsche e di ben 2″ la nuova Ford GT – tranne che in classe Am, dove la 458 della AF Corse chiude al 5° posto, mentre la partenza al palo va alla Porsche #99 del team Proton.

La domenica il meteo riserva meno sorprese, con temperature più alte e assenza di precipitazioni che, almeno sulla carta, dovrebbe favorire le 919 Hybrid in classe Lmp1. E così è, con le 2 vetture di Stoccarda che nelle prime 2 ore dettano il ritmo e si lasciano alle spalle entrambe le Audi, mentre le Toyota sembrano soffrire di più. A vista le nuove TS050 sembrano molto nervose, cosa che potrebbe rendere difficile l’adeguato sfruttamento degli pneumatici. Ma, considerando la mole di lavoro operata nella factory nipponica per “staccare” nettamente il nuovo progetto dalla fu TS040, qualche problema di gioventù è il minimo che ci si possa aspettare.12998727_1104921996230920_5381943182574097026_n

Nelle retrovie va in scena la lotta tra Extreme Speed Motorsport, G-Drive e la sorprendente new entry RGR Sport by Morand, confronto protrattosi per l’intera durata della corsa, mentre in Gte-Pro si assiste al disperato tentativo di rivalsa da parte della Ferrari 488 #51 di Bruni/Calado, partiti dal fondo con un ulteriore penalità di 3 minuti comminata per la sostituzione del motore.

Fin qui tutto bene. Ma allo scoccare della terza ora, il primo – spaventoso – colpo di scena: Brendon Hartley sulla Porsche #17 campione del mondo mostra troppo ottimismo nel doppiaggio della cugina a ruote coperte appartenente al team Gulf, spiccando il volo dopo il contatto tra gli pneumatici e solo l’effetto-perno con l’altra vettura ha evitato il completo ribaltamento del prototipo. Piloti illesi ma scossi e direzione gara costretta a neutralizzare la gara.

Ma attenzione, secondo colpo di scena: alla prima curva si arresta l’Audi #8 di Di Grassi, già precedentemente rallentata da problemi non meglio specificati, con i meccanici del team tedesco costretti ad accorrere in pista nella vana speranza di riavviare l’auto, pratica abbastanza insolita ma concessa dal regolamento del Wec. Niente da fare però, il sistema ibrido è andato e si porta appresso tutto l’impianto elettrico della vettura.

Successivamente la seconda Porsche rimarrà coinvolta in un contatto con la Ford GT di Marino Franchitti, andando in testacoda e perdendo svariati secondi, mentre la Toyota di Nakajima semina detriti in pista dopo l’improvvisa esplosione dello pneumatico posteriore destro. Nelle ultime 2 ore di gara, quindi, i 3 top team di classe Lmp1 si ritrovano ad avere una vettura ciascuno, con la R18 e-tron Quattro #7 a dettare il ritmo.

Nelle retrovie, un testacoda di Cumming sulla Ligier dell’ESP permette all’equipaggio composto da Albuquerque/Senna/Gonzalez di portare in prima posizione la vettura del team RGR by Morand. In classe Gte-Pro, invece, la Ferrari 488 di Bruni/Calado è autrice di un’impressionante rimonta che la porta al 3° posto, dietro l’Aston Martin del team Young Driver. Ma il buon Gianmaria non sembra volersi accontentare dell’ultimo gradino sul podio e nel finale supera Nicki Thiim, completando la doppietta AF Corse e non lasciando alcun dubbio sulla bontà del progetto 488, come anche dell’ottimo lavoro di sviluppo portato avanti dagli uomini di Amato Ferrari.12987188_1104690432920743_770359010985857406_n

Tra i prototipi ibridi ancora in gara, invece, le sorprese non sono finite e quando manca meno di mezz’ora al termine della gara c’è ancora qualche dubbio su quale equipaggio finirà sulle copertine dei giornali di settore. L’Audi è in testa, ma la Porsche è forte di un vantaggio puramente strategico avendo effettuato una sosta in meno. Ciò però viene annullato da quella che si può considerare come l’ultima sorpresa della corsa – senza contare le verifiche tecniche post-gara, ovviamente: la 919 H #2 soffre di un dechappamento lento ad uno pneumatico, e la conseguente fermata ai box chiude di fatto i giochi.

Stranezza, molte Porsche in corsa hanno accusato cedimenti a pneumatici o sospensioni, in particolar modo sull’anteriore destra. Ciò ha permesso anche la risalita della gloriosa 458 di Perrodo/Collard/Aguas in Gte-Am che ha completato il successo delle auto di Maranello a Silverstone.

L’esclusione dell’Audi, comunque, permette al team Rebellion di piazzare la vettura #13 a podio e la monoposto gemella subito dietro, grazie anche al ritiro della CLM dovuto al cedimento di una sospensione nelle prime fasi di gara. Peccato solo che la conferma sia arrivata soltanto a festeggiamenti già conclusi. Ironia della sorte, il team di Ingolstadt si ritrova un solo punto in classifica – grazie alla pole – mentre la Toyota supera addirittura la Porsche grazie al piazzamento di entrambe le vetture – la #5 è riuscita a ripartire nonostante il danno a carrozzeria e sospensione.

Chiusi i giochi è tempo di tirare un po’ di somme, cosa mai facile quando si parla di endurance a causa della mole di fattori da considerare, ma qualche indicazione è emersa dalla gara di ieri: le 919 Hybrid sono ancora le vetture da battere, velocissime in rettilineo e molto più equilibrate, ma anche le R18 hanno dimostrato in più fasi di gara di reggere se non superare il ritmo delle cugine teutoniche. Le TS050, invece, sembrano avere qualche difetto di assetto che le rende molto “sobbalzanti”. Però sono le uniche vetture che non hanno accusato cedimenti meccanici, al contrario delle concorrenti.

In Lmp2 è innegabile un grande passo avanti fatto dal team americano Extreme Speed Motorsport dopo le deludenti prestazioni della passata stagione, quindi occhio. Come attenzione va fatta ai ragazzi della Manor e, soprattutto, alla Ligier di RGR Sport by Morand.

Tra le GT ha deluso la nuova Ford, mai veramente pericolosa persino per le auto non dotate di turbo. Ma come per le Toyota, bisogna dare tempo di maturazione ad un progetto portato avanti in tempi così ristretti, e l’assenza di problematiche tecniche è già un ottimo punto di partenza.

Come detto, però, una buona dose di carisma nel Mondiale Endurance deriva proprio dal repentino sovvertimento dei pronostici. Non resta che aspettare pazientemente il responso di Spa-Francorchamps tra 3 settimane!

Lorenzo Michetti