WEC: in Messico vince la Porsche tra pioggia, errori e penalità

Il Mondiale Endurance ritorna dopo la pausa estiva e lo fa in gran stile, con una corsa incerta dove meteo, layout del tracciato e variabili legate all’altitudine hanno meravigliosamente mischiato le carte per tutte e 6 le ore.

Si arriva a Città del Messico con obiettivi chiari: l’Audi deve ricucire il distacco dalle Porsche, particolarmente efficace sul passo gara ma più abbordabile sul giro secco, carta che il team di Ingolstadt deve giocarsi al meglio. La categoria Lmp1 tra l’altro è orfana di Treluyer – ancora dolorante dopo l’incidente in mountain bike che gli ha causato la frattura di una vertebra – e Davidson – a riposo dopo la frattura di una costola in una session di test a Magny Cours – mentre tra i privati, la Rebellion ha deciso di schierare solamente la vettura #13 di Imperatori/Kraihamer/Tuscher.14141496_1200680536655065_8919139176787141373_n

Tra le GT, le Ferrari sono in aperta lotta con le Ford, ma nel confronto si inseriscono anche Aston Martin e Porsche. Già, nonostante i 2230 metri di altitudine dovrebbero sulla carta favorire i motori turbo – tranne che per un discorso di raffreddamento delle componenti – sono le vetture con motore aspirato a fare il vuoto, complice un BoP favorevole e un marcato ritardo di risposta della turbina sia sulle Ferrari che sulle Ford.

Grandi sorprese anche in Lmp2, la classe dove i ruoli sembravano più stabiliti ma che in realtà ha regalato grandi emozioni per tutta la corsa. Non che le altre categorie siano state poco movimentate, quindi vediamo come si sono svolti gli eventi sul circuito intitolato ai fratelli Rodriguez.

Già dalle qualifiche si è intuito il potenziale duello tra Audi e Porsche, con la R18 di Di Grassi/Duval/Jarvis capace di stampare la pole ad appena 42 millesimi dalla Porsche #2 di Dumas/Jani/Lieb, braccata a sua volta dalla seconda Audi. Più indietro le Toyota, anche se con distacchi incoraggianti rispetto al solito. Contrariamente a quanto visto spesso e volentieri nel WEC, durante la prima ora le rivali tedesche hanno attuato una tattica conservativa e affatto precipitosa, con le danze che si sono ufficialmente aperte solo dalla seconda ora in poi, complice il possibile arrivo della pioggia e il valzer dei pit-stop. Situazione simile a quella vissuta in Lmp2, mentre tra le GT i giochi sembrano fatti già dopo 60 minuti, con le Aston Martin che hanno accumulato un vantaggio abissale su tutti gli altri inseguitori e in particolar modo sulle Ferrari, apparse in grande difficoltà. Ossia niente di diverso da quanto visto nelle qualifiche.14203356_1202522109804241_7185106940727369696_n

Arriva il momento di forzare, e in questa fase grande importanza è rappresentata dalle fasi di doppiaggio vista la ridotta sede stradale del tracciato in certi punti. Difficoltà che Cumming sulla Ligier #31 dell’ESM sfrutta al meglio, bloccando Di Grassi e permettendo il sorpasso di Webber. Poco più avanti arriverà anche il blocco sulla Toyota di Conway, che per la manovra riceverà incredibilmente un drive through. Pessimo momento per il team nipponico che perde anche la monoposto #5 di Buemi/Nakajima per un malfunzionamento del sistema ibrido. Tra le Lmp2 confronto serrato tra G-Drive e i padroni di casa della RGR Sport by Morand, con Gonzalez che manda in testacoda Rusinov dopo che il russo era riuscito a riportarsi in testa. Tra le GT continua la cavalcata solitaria delle Aston, mentre la Ford di Tincknell riesce ad aver ragione della Porsche al contrario delle Ferrari mestamente ultime di classe.

Durante la terza ora, arrivano le prime sorprese: pioggia e una penalità pendente sul capo di Timo Bernhard, reo di aver riguadagnato tardivamente la via della pista dopo aver visto che l’accesso alla pit lane era bloccato da una monoposto più lenta. Arriva la conferma, e il passaggio di consegne tra il tedesco e Brendon Hartley, che compie il capolavoro: in 13 giri è autore di una rimonta furiosa che lo porta a sorpassare l’altra Porsche e infine il leader della corsa, Duval sull’Audi #8. E qui forse si spiana la strada verso il successo per la Porsche di Bernhard/Webber/Hartley, poichè poco dopo Lieb sulla seconda Porsche rimane vittima di un contatto con l’Alpine di Lapierre che lo costringe ai box per sostituire la carrozzeria posteriore, mentre Jarvis finisce violentemente a muro con l’Audi per il cedimento di un giunto. Nel giro di pochi minuti, le monoposto partite in prima fila sono uscite dai giochi. Ed esce di pista anche l’Aston di Nicki Thiim che occupava la seconda piazza in GTE-Pro, fatto che accelera la rimonta delle Ferrari ritrovatesi avvantaggiate dall’acqua in pista.14184366_1201560689900383_4260608805518131006_n

Si procede verso un finale che più aperto non potrebbe essere, reso ancora più intrigante dai continui mutamenti del meteo e dagli errori in pista. Ma a spuntarla, dopo 6 ore di trepidazione, è la Porsche #1 nonostante un errore di Bernhard a 5 minuti dal termine che ha causato necessariamente svariati scompensi cardiaci nei box. Seconda l’Audi superstite di Lotterer/Fassler – la vettura gemella è nuovamente uscita di strada con Jarvis per problemi tecnici – ma grande encomio va fatto all’equipaggio della Toyota #6, giunta terza dopo un finale di gara consistente su gomme intermedie.

In Lmp2 un testacoda pericoloso di Lapierre e il cedimento del sistema frenante sull’Oreca di Rast hanno di fatto spianato la strada alla Ligier JS P2 della RGR Sport by Morand, che coglie quindi un importante successo in casa. Vittoria scontata in GTE-Pro per l’Aston Martin Vantage #97 di Turner/Stanaway, in testa dall’inizio alla fine, mentre molto meno scontata è stata la rimonta delle Ferrari che hanno ben sfruttato il carattere cagionevole del meteo messicano, alternando anche rischiosi passaggi con le slick su asfalto umido. Strategia vincente come testimonia il secondo posto della coppia Bruni/Calado e il 4° di Rigon/Bird, con la seconda Aston Martin a chiudere il podio.
In GTE-Am si impone con una certa tranquillità la Porsche di Al Qubaisi/Hienmeier Hansson/Long, seguita dalla Ferrari di Perrodo/Collard/Aguas e dalla seconda vettura di Stoccarda condotta da Ried/Henzler/Camathias. Peccato ancora per la Corvette della Larbre Competition, la cui ottima prestazione è stata nuovamente vanificata da un errore di Yamagishi a pochi minuti dalla fine.

Superato il giro di boa del campionato, la situazione rimane aperta in buona parte delle classifiche ma con distacchi già più importanti: l’Audi adesso accusa 43 punti di distacco dalla Porsche, e anche in Lmp2 l’affare è sempre più tra Alpine Signatech e RGR Sport by Morand con G-Drive e ESM più attardate. Lotta aperta invece tra le GT. Ma si sa, con campionati come il WEC tutto è da vedere e non si possono azzardare pronostici fino all’ultima gara. Nel frattempo però, un’ottimo indizio potrebbe arrivare da quanto succederà ad Austin fra due settimane!

Lorenzo Michetti