WEC – Porsche più forte dei pronostici e BOP più forte dei turbo

Si è chiusa anche la sesta gara del calendario 2016 del WEC. Alle spalle, due terzi di stagione e tante speranze infrante. Ma mai come in Texas, dove le alte temperature di asfalto e aria hanno rimescolato incredibilmente le carte, specialmente in una classe Lmp1 che ha visto le Porsche in grande difficoltà già dalle qualifiche, con tempi piuttosto lontani da quelli delle Audi a un bilanciamento anomalo della vettura che non faceva ben sperare per la gara. Non si chiamerebbe Mondiale Endurance, però, se le corse non si disputassero sulla distanza. Ed è su questo che la casa di Stoccarda ha puntato, con una scelta mirata di gomme che aveva l’arduo compito di sovvertire i pronostici.14332955_1215476465175472_5402561320940478315_n

Le prime tre ore di gara hanno rispecchiato i valori visti nelle qualifiche, con le Audi abili a prendere un notevole vantaggio sulle rivali. Ma una volta scesa la notte, la musica cambia: la monoposto #8 di Di Grassi/Duval/Jarvis si ferma improvvisamente in mezzo alla pista, perdendo 40 secondi cruciali in ottica vittoria; poco dopo la vettura gemella viene spedita contro le barriere dalla Ford GT di Pla durante una fase di doppiaggio. In un quadro già abbastanza compromesso, il colpo di grazie viene dato da una full course yellow sfruttata perfettamente dalla Porsche di Webber/bernhard/Hartley che va a vincere la sua terza gara consecutiva.

Per l’Audi si parla di tanta sfortuna, ma è lo stesso Di Grassi a far capire che si tratta dell’ennesima occasione gettata alle ortiche: “Ci sono tanti fattori che contribuiscono a stabilire il risultato in gara: il lavoro in fabbrica, sviluppo della vettura, gestione dei pit-stop, affidabilità ed episodi in corsa. E oggi probabilmente non avevamo il miglior pacchetto. Abbiamo perso almeno due minuti tra soste sbagliate e inconvenienti con la portiera. Ad un certo punto Duval è stato anche costretto ad una fermata imprevista perchè si stava disidratando.”

Insomma, a prevalere è la regola base del WEC: vince chi costruisce una strategia di gara che minimizzi i propri limiti, ma soprattutto chi sbaglia meno. Filosofia perfettamente perseguita dalla Porsche che adesso sente già odore di titolo.

Scenario molto meno aperto in classe Lmp2, dove la Signatech Alpine di Menezes/Lapierre/Richelmi ha conquistato la quarta vittoria dell’anno dopo essere partita dalla pole. Un dominio indiscusso, a discapito dei diretti inseguitori del team RGR Sport by Morand – secondi – e della G-Drive – terzi. Peccato per l’equipaggio Manor, in lotta per il podio fino a venti minuti dalla fine quando il cedimento della sospensione posteriore ne ha causato il ritiro.

Situazione molto simile a quella vissuta in classe GTE-Pro, dove l’Aston Martin di Sorensen/Thiim ha centrato il successo precedendo le due Ferrari 488 dell’AF Corse, al termine di un week-end tiratissimo – i distacchi in qualifica e in gara sono minimi – ma reso “Vantage-centrico” da un discutibile BOP di cui si stanno lamentando sia gli equipaggi Ferrari che quelli Ford, ossia gli unici due costruttori che in questo 2016 hanno schierato le nuove vetture con motore turbo. Queste le sensazioni di Davide Rigon: “La Vantage sembra una Lmp2. L’ho affiancata ed è scappata senza problemi. Poi ha sbagliato la frenata, mi sono riaffiancato, ma quando siamo andati sull’acceleratore è scattata di nuovo avanti. Pesa 85 kg in meno e ha almeno 40 cavalli in più, noi in gara diamo il 110 per cento, ma non andiamo da nessuna parte in queste condizioni.”14316738_1214030151986770_8406209192099556563_n

Per la tappa al Fuji, prevista per il 16 ottobre, qualcosa andrà rivisto. Andrà rivisto nell’attitudine dell’Audi che deve necessariamente concretizzare le occasioni se vuole mantenere viva la lotta per il campionato, ma qualcosa andrà anche rivisto in seno alla FIA per quanto concerne le disparità prestazionali tra le GT, dove è impensabile che vetture di nuova generazione – quindi sulle quali le squadre hanno investito tempo, energie e risorse – vengano sistematicamente “azzoppate” per una dubbia equità con vetture meno recenti.

Lorenzo Michetti