WEC: Porsche rompe l’equilibrio al Nurburgring. Doppietta Ferrari tra le GT

L’anno scorso la 6 ore del Nurburgring rappresentò la chiave di volta del Mondiale Endurance: essendo una pista da alto carico dopo circuiti veloci come Silverstone, Spa e Le Mans, i team si presentano con configurazioni aerodinamiche differenti che poi dovranno essere adottate anche in altre occasioni. L’Audi fece male i suoi calcoli e il gap con le monoposto ibride di Stoccarda si fece irricucibile. Quest’anno a Ingolstadt sono stati più accorti, ma senza sacrificare nulla in termini di audacia, grazie ad una riorganizzazione interna dei ruoli e soprattutto ad un pacchetto aerodinamico mostratosi decisamente valido sul Nurburgring, tanto da permettere di piazzare entrambe le E-Tron Quattro in prima fila con le Porsche subito dietro. Non pervenute le Toyota.

La gara ha mantenuto questo equilibrio tra i due top-team tedeschi, e sono state più che altro strategie differenti e decisioni della direzione gara a pesare sul risultato finale. Le due Audi si sono mostrate molto accorte in pista, evitando doppiaggi pericolosi o manovre al limite, ma forse eccessivamente conservative nelle scelte relative alle soste ai box. Al contrario le Porsche hanno variato la strategia – anche per forzature esterne come la foratura in cui è incappato Hartley mentre era al comando durante la seconda ora – e sono rimaste invischiate in vari contatti in pista che hanno visto quasi sempre come protagonista la vettura #2: durante la prima ora Jani è andato in testacoda dopo aver toccato una Ford, mentre Lieb è stato attardato da un’assurda penalità per aver tamponato un doppiato che sembrava dare strada. Infine una lotta troppo focosa con l’Audi di Lotterer ha costretto nuovamente Jani a tornare ai box per riparare la carrozzeria.13669577_1168360473220405_3743302116307412953_n

A vincere è proprio la Porsche #1 con l’equipaggio campione del mondo – alla prima affermazione quest’anno – mentre sotto il minuto di distacco si sono classificate l’Audi #8 e la #7 (orfana di Treluyer, costretto a non muoversi per un incidente in mountain bike). Solo quarta la seconda Porsche che fino alla quarta ora sembrava destinata a ottenere il secondo successo consecutivo dopo Le Mans. Molto più attardate le Toyota, mai a proprio agio durante il week-end nonostante le ottime prestazioni mostrate alla Sarthe. Ma come si è visto, la configurazione aerodinamica gioca un ruolo cruciale nel WEC. Tra i privati, vittoria della Rebellion di Imperatori/Kraihamer/Tuscher dopo che la CLM ha dato forfait per il cedimento del motore.

Sempre durante la quarta ora è arrivato anche l’unico colpo di scena visto in classe LMP2, ossia il ritiro dell’Oreca del team G-Drive che fino a quel momento stava dominando la gara dopo la partenza dal palo. A quel punto niente ha impedito alla Signatech Alpine di conquistare la terza vittoria consecutiva con Lapierre/Menezes/Richelmi, seguita dalla compagine messicana RGR Sport by Morand – che aveva aperto i valzer a Silverstone con una scoppiettante vittoria – e dalla Ligier #31 della Extreme Speed Motorsport.

Al contrario, notevole è stato l’interesse verso la classe GTE-Pro grazie ad una serie di pronostici e variazioni al Balance of Performance che hanno contribuito a mischiare le carte in tavola. Porsche e Aston Martin sono state alleggerite ulteriormente dopo Le Mans, ma solo le auto britanniche ne hanno tratto un limpido vantaggio piazzando una doppietta in qualifica. Una superiorità che si è manifestata anche nelle prime fasi di gara, favorita dall’ennesimo testa a testa che ha visto come protagoniste Ford e Ferrari – rimaste invariate a livello di BOP dopo Le Mans. Uscita di scena, però, la Ford GT di Tincknell/Priaulx/Franchitti per un incendio ai box, la 488 di Bruni/Calado ha iniziato a risalire rapidamente la china, staccando la seconda vettura americana e insediando la Vantage di Sorensen/Thiim. Contemporaneamente, la seconda GT di Maranello affidata a Bird/Rigon ha iniziato a risalire dal fondo fino ad installarsi alle spalle dei compagni di squadra. Doppietta inaspettata e ampiamente meritata quindi per l’AF Corse dopo una serie di gare sfortunate costellate di inconvenienti meccanici.13775527_1168207669902352_2921448141776190538_n

Meno emozioni tra i gentlemen: il tamponamento di Lieb ai danni di Al Qubaisi ha estromesso la Porsche 911 RSR #88 dalla lotta per la vittoria, andata all’Aston Martin #98 degli “L-guys” Lamy/Lana/Lauda. Squalificata invece la seconda vettura tedesca giunta al 2° posto per un’irregolarità nell’altezza da terra, a tutto vantaggio della Ferrari di Perrodo/Collard/Aguas – attardata da un’uscita di pista e una penalità nelle prime fasi – e della Corvette di Ruberti/Ragues/Yamagishi che chiudono quindi il podio. Ottima la prestazione di Paolo Ruberti, rientrante dopo l’incidente ad Hockenheim che lo ha costretto a saltare la 24 ore.

Chiuso il week-end tedesco, mancano ben 6 settimane prima del prossimo appuntamento in Messico, new-entry del calendario 2016. Cosa si può dire a riguardo? Poco o niente, le indicazioni raccolte sul Nurburgring lasciano pensare ad una sorta di equilibrio che permea quasi tutte le classi del WEC e di cui sono ben consci anche i team, a giudicare da quanto “studio” sia stato fatto tra le varie squadre prima di azzardare manovre o decisioni nelle prime fasi di gara. Tra le LMP1 sembra totalmente tagliata fuori la Toyota, decisamente non a proprio agio su circuiti da alto carico come l’Hermanos Rodriguez, mentre la Porsche non sembra disporre totalmente della superiorità vista a inizio campionato, ma come si è visto le gare sono fatte di tanti piccoli episodi. In più il vantaggio sull’Audi in classifica inizia a farsi consistente, grazie agli attuali 35 punti di distacco.
Tra le Lmp2 sembra ormai affare tra Signatech, G-Drive e RGR Sport by Morand, anche se la Manor ha fatto vedere buone cose.
In GTE-Pro i rimescolamenti dovuti al BOP, l’altalenanza di prestazioni e i ritiri hanno reso estremamente vivaci le classifiche, con le vetture di vecchia generazione – ossia quelle Porsche e Aston Martin che si pensava fossero tagliate fuori dai giochi a inizio anno – che possono ancora dire la loro, specialmente le Vantage V8. Per le posizioni di rilievo, però, il cerchio si restringe a Ferrari e Ford, con le nuove creature di Maranello che hanno mostrato prestazioni decisamente superiori ma anche una fragilità notevole. Da considerare anche l’effetto che l’aria rarefatta del circuito messicano può esercitare sui motori.
In GTE-Am l’AF Corse ha preso il largo, ma come si è visto anche Porsche, Aston Martin e Corvette possono dire la loro. E spesso i giochi vengono decisi da rallentamenti o incidenti in fase di doppiaggio, di certo un problema su un circuito stretto come quello che il WEC sta andando ad affrontare.

Lorenzo Michetti