Abu derby

Rosberg in azione a Yas Marina: per il tedesco un finale di stagione da incorniciare (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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ABU DHABI – «Ti serve tutta la tua capacità di correre per restare nello stesso posto, ma se vuoi andare da qualche altra parte devi correre almeno il doppio di così». L’assunto di Lewis Carroll, autore del romanzo «Attraverso lo specchio», è stato riproposto da Marchionne in più di una circostanza, eppure nello scenario da cartolina della capitale degli Emirati Arabi Uniti la prima porzione della frase ben si sposa con la situazione vissuta dalla Ferrari, vedi Raikkonen sul terzo gradino del podio e Vettel quarto di rimonta, mentre la seconda strizza l’occhio alla Mercedes con Rosberg vincitore per la terza volta di fila e Hamilton, anche qui abbonato alla piazza d’onore, abili nel traghettare la squadra verso l’ennesima doppietta. Perché c’è chi corre e si conferma ai margini della top 3, i ferraristi appunto, e chi invece riesce ad accelerare a fondo pur avendo ghermito da tempo i Mondiali piloti e costruttori. Il paradiso, quello delle quattro vittorie Rosse sognate alla vigilia del 2015 dal manager con il maglioncino nero, può attendere, visto che a tenere banco è piuttosto il derby a distanza tra un Nico rinfrancato e un Lewis sempre al centro dell’attenzione. Il Trono di Spade, per dirla con l’attore Liam Cunningham presente ad Abu Dhabi, è infatti appannaggio di Hamilton: dall’alba (Melbourne) al tramonto (Yas Marina) nonostante il ruggito stordente ma tardivo di Rosberg.

Twitter @Fra55oni