Il deserto degli altri

hamiltonperez

A cura di Ermanno Frassoni

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flags_of_Bahrain SAKHIR – «GP2 is megl che Formula 1?». Non per demolire lo spot Maxibon che rese celebre Accorsi, ma nella cattedrale del deserto vicino Manama, capitale del Bahrain, il duello tra Hamilton e Rosberg riporta la massima serie ai livelli di eccellenza che più le competono con buona pace di chi voleva smontare il «giocattolo» dopo un paio di Gran Premi. Per il 2014 la frittata è servita, ergo risultano tardive le riunioni di Montezemolo e soci all’ombra delle palme di Sakhir. Loro, almeno, un bicchiere l’avranno potuto bere, diversamente da certi piloti indotti alla «weighting review» (risparmio del peso) sull’acqua durante la gara. Eppure, se le Mercedes hanno dato spettacolo abbattendo la Formula Noia (ma l’anno scorso non vinceva sempre Vettel?), a remare nel deserto degli altri sono rimaste le «carovane» di Perez, Ricciardo, Hülkenberg e Seb insieme alla coppia Williams un po’ sciupona. «È una tedesca», giura la supermodella Schiffer nella pubblicità Opel: probabile che Alonso e Raikkonen, impossibilitati a vedere le Stelle, se la sognino anche la notte (non Claudia). Sempre meglio del povero Gutierrez, vittima di un Maldonado punito con soli cinque posti di arretramento sulla griglia di partenza del Gran Premio della Cina. Ai colpi di calore bisogna sempre stare attenti.