Griglia di ripartenza, corsi e ricorsi

A cura di Ermanno Frassoni

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Ha fatto sobbalzare sulla sedia la nuova regola, approvata in sede di Consiglio Mondiale, che dal 2015 obbligherà i piloti di Formula 1 a un’altra ripartenza da fermi dopo l’intervento della safety car. Eppure, già nella lontana estate del 1986, quando un giovane Ayrton Senna correva per la Lotus e teneva un’apprezzata colonna su Autosprint, il paddock discuteva di partenze e persino di mini-Gran Premi con un occhio sgranato sui temi della sicurezza. «A Brands Hatch c’è stato un altro grave incidente in partenza […]. Morale: le partenze sono pericolose. Davanti a questa considerazione appare davvero assurda la decisione […] di far disputare un mini-Gran Premio anche il sabato per determinare lo schieramento di partenza. […] Oggi […] pensiamo sì a fare un buon via, ma siamo tutti consapevoli che un Gran Premio dura […] un’ora e mezzo […]. È per questo che io, come la maggioranza degli altri piloti, mi sono opposto a questa soluzione ritenendola un passo indietro e non un passo avanti in materia di sicurezza. Le prove oggi, lo ripeto, sono senz’altro meno pericolose». Certe frasi, a rileggerle adesso, gettano ombre sinistre sulle scelte della FIA e dei teams: corsi e ricorsi che lasciano intendere come il potere sportivo non sia granché migliorato in lucidità rispetto all’epoca della FISA.

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