Latte smacchiato

A cura di Ermanno Frassoni

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ABU DHABI – Sia chiaro, qui non si allude ai giaguari tanto amati dall’ex presidente del Consiglio incaricato Bersani. Anche perché, volendo essere obiettivi, nel Golfo Persico avrebbero qualche difficoltà di acclimatamento; tutto il contrario di Hamilton, perfettamente a proprio agio all’imbrunire di Yas Marina, dove si è laureato campione del mondo per la seconda volta cogliendo l’undicesima vittoria della stagione con un arabesco da manuale (subito al comando davanti a Rosberg) salvo poi brindare sul gradino centrale del podio con la nota miscela all’acqua di rose in barba al «trappolone» dei doppi punti capace sulla carta di rendere molto più amaro il sapore della bevanda analcolica diffusa in Medio Oriente. Le «preghiere» nel box Williams per Massa e Bottas sono servite a poco e, complice la lenta agonia di affidabilità del povero Nico, per Lewis si è ben presto spalancato un portone. Difficilmente, però, la trama avrebbe potuto essere diversa, con Ricciardo strepitoso quarto e l’armata (si fa per dire) Alonso-Raikkonen che parte bene ma non Arrivabene (Mattiacci non ci perdonerà il gioco di parole). «Hammer Time» è il mantra esibito sulla bandiera dell’Union Jack sventolata dal vincitore dopo il traguardo: sì, l’inglese ha fatto il «martello» e si è finalmente lasciato andare.

Twitter @Fra55oni