L’uovo di Fernando

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A cura di Ermanno Frassoni

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flags_of_China SHANGHAI – Hamilton e Rosberg? Sì, certo, gli alfieri della Mercedes si sono calati come da copione nel ruolo dei protagonisti del Gran Premio della Cina, quarto round del Mondiale di Formula 1 del 2014, eppure a infiammare i cuori dei tifosi Ferrari scottati (chi più e chi meno) dall’addio di un Domenicali rimpiazzato dalla novità Mattiacci ci ha pensato Alonso, anonimo nel flop del Bahrain ma subito a podio (non accadeva dal 2013) nella brumosa Shanghai. E chissà se l’ormai ex team principal della Rossa, sacrificatosi (o sacrificato?) sull’altare delle precedenti prestazioni, avrà fatto in tempo a sfogliare almeno qualche pagina del volume «Steve Jobs. Lezioni di leadership» scritto da Isaacson e dedicato al «profeta» di Apple. A prevalere nelle gerarchie di Maranello è stata piuttosto la «Marchionship» dell’asse Marchionne-Montezemolo, decisa a disfarsi del poco telegenico Domenicali. Velocità massima in rettilineo, risposta della power unit e dinamismo ai box: l’uovo di Pasqua di Fernando, confezionato su un circuito completo, lascia ben sperare per il futuro al di là del «caso» Raikkonen, delle Red Bull e dell’«intelligent drive» Mercedes. Peccato per i progettisti della F14T che la W05 non sia la Classe M Limited Edition 16 dello spot tv della Casa di Stoccarda.