Mascotte olimpica

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Sergio Perez in azione a Sochi: per il messicano è il primo podio stagionale (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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SOCHI – Un orso polare, una lepre e un leopardo dell’Amur: sono questi tre animali, presenze tutt’altro che insolite sul territorio dell’ex Unione Sovietica, ad essere stati scelti per incarnare le mascotte delle Olimpiadi invernali svoltesi a queste latitudini nel febbraio 2014. A oltre un anno e mezzo di distanza da quell’evento, sul circuito ricavato nell’ex villaggio olimpico, l’orso e il leopardo, segnatamente i finlandesi Bottas e Raikkonen, andati alla caccia del gradino basso del podio nelle fasi conclusive del Gran Premio, hanno invece riaperto la strada al ritorno della Force India di Perez, assurto d’emblée al ruolo di solitaria lepre-mascotte del weekend di Formula 1 sulle rive del Mar Nero complice un generoso sfoggio di determinazione e intelligenza tattica in grado di proiettarlo al terzo posto dietro al trionfante Hamilton e al caparbio Vettel, secondo pure in campionato. La Mercedes arpiona qui il titolo Costruttori, con Lewis a suo agio nell’avvolgente colbacco esibito sul palco d’onore, mentre Ferrari e McLaren recriminano per le intemperanze di Raikkonen, arretrato per l’entrata a gamba tesa su Bottas, e Alonso, escluso a tavolino dalla top ten. «We are the future» è il messaggio lanciato da Sochi sui cartelloni distribuiti lungo il tracciato: Rosberg, Ericsson, Grosjean e Sainz, tra le vittime illustri del Paese di Kvyat, confidano in un malinteso.

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