Motor Show 1976-1980, dall’aut aut by ANFIA all’aereo nel piazzale

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]«I[/dropcap]n vista dell’edizione 1978, prima di diventare unico proprietario del Motor Show di Bologna dopo avere rilevato le quote dei miei soci Agostini e Munari, mi era capitato di avere a che fare con l’ostracismo dell’ANFIA, ovverosia l’associazione nazionale dei fabbricanti di automobili». Mario Zodiaco è un fiume in piena e, come nel suo libro «Nel segno dello Zodiaco» (Gingko Edizioni), non ricorre a giri di parole quando si tratta di descrivere i fatti nella loro interezza. «In buona sostanza venni a sapere che chi avesse esposto al mio Motor Show sarebbe stato escluso dal Salone di Torino, una potenza per quanto attiene ai Saloni dell’auto. Contattai il direttore dell’ANFIA e gli dissi che quello ordito ai danni della mia «creatura» era soltanto un ricatto e che il trattamento ricevuto mi rendeva orgoglioso visto il livello raggiunto dal Motor Show. Gli feci presente che se la cosa avesse avuto un seguito avrei denunciato la situazione alla stampa facendo venire a galla il marcio che li circondava. Il mio discorso riuscì a sortire gli effetti sperati perché l’aut aut dell’ANFIA svanì nel nulla e nel ’78 il Motor Show ottenne un successo strepitoso. Persino le squadre e i piloti di Formula 1 attendevano di arrivare a Bologna per firmare o rinnovare i contratti mantenendo alta l’attenzione sulla manifestazione». Nel 1980, alla vigilia della quinta e ultima edizione del Motor Show che vede Zodiaco in plancia di comando, il piazzale delle esibizioni si fregia inaspettatamente dello show non concordato di un pilota di aeroplani. «Una cosa da pazzi! In pratica questo tizio, cui evidentemente mancava qualche rotella, venne da me a novembre per propormi un’esibizione con atterraggio del suo mono-motore da turismo nel piazzale del Motor Show. Io gli comunicai che l’operazione sarebbe stata impossibile per ragioni di spazio e di sicurezza legate alla disposizione dei padiglioni. Il giorno prima del vernissage ecco la sorpresa: il tizio, che aveva ignorato il mio rifiuto, atterrò nel piazzale seminando il panico e andando a sfiorare uno dei capannoni. Gli urlai dietro quello che pensavo mentre una troupe televisiva della Rai stava riprendendo la scena. A quel punto pregai i giornalisti di rinviare la messa in onda del filmato al giorno successivo l’inaugurazione perché in questo modo fermare la macchina organizzativa del Motor Show sarebbe stato più complicato. La troupe, forse impietosita, esaudì la mia richiesta: archiviai così una pazzia inattesa in uno spettacolo già di per sé estremo».

Nella foto, il taglio del nastro del Motor Show 1976