Motor Show 1976-1980, un bluff di Zodiaco all’origine del mito

A cura di Ermanno Frassoni

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[dropcap type=”circle” color=”#ffffff” background=”#ce2121″]«I[/dropcap]l futuro del Motor Show di Bologna? Non lo vedo. Adesso sembra sia in atto una guerra tra fazioni, con Cazzola che ha annunciato il suo Auto Show per Milano e GL Events Italia intenta a rispondere disegnando un ritorno in grande stile di Bologna, di fatto però una cosa esclude l’altra. Non c’è spazio per due Saloni. Io, comunque, insisterei sulla componente spettacolare unendola alla parte espositiva. Tra il 1976 e il 1980 era mia abitudine dedicare una mezzora alla verifica sul campo: mi appostavo sulle tribune prima di uno show, valutavo le reazioni del pubblico e tiravo le mie conclusioni. Oggi bisognerebbe offrire un tipo di show che la gente non si aspetta, un qualcosa di inedito che nell’era digitale non è così semplice da trovare». Il colloquio telefonico con Mario Zodiaco in un 2013 privo del Motor Show procede a ritmo incalzante. «Nel ’75 andai al Salone di Lugano per promuovere i prodotti della Sandro Munari Motor Oil e della Sandro Munari Sport Line, le aziende che avevo aperto con il «Drago» nei comparti degli oli lubrificanti e dell’abbigliamento sportivo. Notai subito che mancava un ingrediente, la dinamicità. Coinvolsi Sandro, parlai con Lauda, Agostini e il direttore di Autosprint Sabbatini: ecco l’embrione del Motor Show. Tastato il polso dell’Ente Fiere di Bologna e creato il marchio, l’avventura poteva avere inizio. Molinari, poi, mi fece da padrino per il Boat Show. Sì, ma gli espositori? Per convincere Goodyear e Pirelli architettai un bluff: feci credere alla prima di avere quaranta stands prenotati dalla seconda. L’escamotage funzionò perché Goodyear prenotò per davvero cinque stands in più della Pirelli. Mi recai quindi in Pirelli con in mano il contratto firmato dalla Goodyear col risultato di avere cinquanta stands acquistati dalla Casa italiana! Corsi un bel rischio, ma ne valse la pena. Nel dicembre del ’76 il vernissage con Lauda e la querelle con Ferrari che non volle inviarmi la sua Formula 1 tanto da spingermi a sostituirla con un modellino, che mandò su tutte le furie il Drake, fecero il resto: Bologna, travolta dall’euforia degli appassionati, non sarebbe più stata la stessa».

Nella foto, Formula 1 allineate sulla griglia di partenza del Motor Show 1976