Piovono Push Series, dalla Fórmula Truck alla Nascar Mexico

A cura di Ermanno Frassoni

Fórmula Truck, categorie addestrative per monoposto ubicate in giro per il globo, Stock Cars di vario genere e fattura, campionati alternativi e altro ancora trovano il loro meritato spazio nelle Push Series, ovverosia l’ennesima «costola» della rubrica Push to Rants che ha la pretesa di accompagnare il lettore nei talvolta accidentati gangli di quelle serie meno conosciute eppure degne di attenzione in un’agile carrellata di appuntamenti legati al motorsport capace di regalare stupore e vivacità.

«Cheeseburger che cadono dal cielo… non è una cosa naturale!», afferma sbigottito Tim Lockwood, padre dell’incontenibile Flint nella pellicola di animazione «Piovono polpette» della Sony Pictures Animation, che vede il giovane protagonista alle prese con un misterioso apparecchio in grado di trasformare l’acqua in cibo per sconfiggere l’eterno problema della fame nel mondo.

Stavolta, sulle frequenze di Motorsport Rants, piovono (o se preferite fioccano, visto il periodo) Push Series, perché oltre a Super Formula, Super GT, Mégane e compagnia rombante, analizzate nella precedente uscita novembrina, il resoconto «step by step» vuole idealmente condurvi attraverso l’Europa, l’Australia, la Cina e le Americhe dall’antipasto fino all’ammazzacaffè.  

Per Monteiro doppio titolo nella Fórmula Truck, Caffi unico italiano al via

Tanto divertimento e davvero pochi limiti, se non quelli della fisica, per i piloti iscritti alla Fórmula Truck, campionato per camion di stanza in Brasile che consente di raggiungere velocità superiori ai 220 chilometri chilometri orari, quasi una follia se si pensa al peso e all’ingombro di questi mezzi, sempre applauditissimi dai fans originari del Paese del Cristo Redentore, in grado di incoronare nel 2013 Beto Monteiro, già al vertice nel 2004 su un camion Ford preparato da DF Motorsport, quale miglior interprete della categoria a bordo stavolta di uno sgargiante Iveco della Scuderia Iveco. Per lui, affabile «camionista» di Recife, nello Stato brasiliano del Pernambuco, zero pole position e zero giri più veloci in gara ma due successi di tappa (Interlagos a luglio e Cabalén a settembre) oltre a numerosi piazzamenti utili che nel campionato nazionale gli hanno garantito un margine di ventuno punti sul diretto inseguitore Leandro Totti (MAN #73 del team RM Competições) e di trenta lunghezze su Régis Boessio (Mercedes-Benz #83 del team Boessio). Monteiro ha anche incassato il titolo sudamericano, incentrato su quattro delle dieci prove complessive, pur avendo qui concluso a pari punti con Totti. Tra i partecipanti alla serie Felipe Giaffone, sei stagioni nella IndyCar, Geraldo Piquet, uno dei figli dell’ex pluricampione di Formula 1 Nelson, e Alessandro Caffi, salito sul gradino più basso del podio a Interlagos con il suo truck Iveco. Il calendario 2013 ha coinvolto gli autodromi di Tarumã, Londrina, Caruaru, Goiânia, Interlagos, Cascavel, Guaporé, Curitiba e Brasilia fino ad abbracciare l’Argentina con la tappa di Cabalén, non lontano da Córdoba.

Uragano Guimarães nella Formula 3 Sudam, Hitech si impone tra i teams

Ultimo anno di vita per la Formula 3 Sudam, che nel 2014 assumerà nuovamente la denominazione di Formula 3 brasiliana già adottata dal 1989 al 1995, quando a spartirsi i titoli furono gente del calibro di Christian Fittipaldi, Marcos Gueiros, Cristiano da Matta e Ricardo Zonta. All’epoca, però, la serie cadetta più popolare del Sudamerica gareggiava anche in Cile e Uruguay, mentre nelle stagioni recenti il calendario si è limitato a Brasile e Argentina senza indugiare in particolari sussulti. Nel 2013 il dominatore del campionato è stato Felipe Guimarães, tredici vittorie in diciotto eventi disputati (ogni round ha gara doppia), con trionfi a ripetizione in quel di Interlagos, Brasilia, Concordia, Curitiba, Tarumã e Cascavel. Per l’alfiere del team Hitech Racing, formazione britannica capace di aggiudicarsi l’alloro riservato alle squadre, a 22 primavere si segnala un corposo curriculum nelle serie minori (Formula 3 inglese, GP3, Indy Lights, A1 Grand Prix e persino Formula 3000 Italia) che lo ha indubbiamente aiutato a regolare le ambizioni dei connazionali Raphael Raucci (RR Racing), secondo in graduatoria con un solo successo a Interlagos e numerosi piazzamenti sul podio, e Gustavo Myasava (Hitech), terzo nella classe top della Formula 3 Sudam. La classe B, che impiega le Dallara F301 al posto delle F309, sempre spinte da motore Berta, ha visto la fuga dell’argentino Bruno Etman, portacolori del team Cesário, davanti ai compagni di squadra Artur Fortunato e Federico Moises. Lontani i fasti degli ex campioni Bruno Junqueira (1997), Vitor Meira (2000), Nelson Piquet Jr (2002) e Luiz Razia (2006): il Brasile attende con impazienza un nuovo talento di caratura internazionale.

Guimarães guida la carica nella Formula 3 Sudam
Guimarães guida la carica nella Formula 3 Sudam

Lo specialista Macrow ritorna in vetta nella Formula 3 d’Australia

Nella patria di Mark Webber, ormai un ex pilota di Formula 1 a tutti gli effetti considerando l’addio alla Red Bull e l’approdo in chiave 2014 alle dipendenze della Porsche per dare l’assalto al Mondiale Endurance, si disputa dal 2001 quello che è stato battezzato Australian Formula 3 Championship. L’albo d’oro della categoria, al momento la più importante a livello nazionale nel Paese dei canguri per quanto attiene alle monoposto, annovera nomi che agli appassionati di estrazione europea non diranno granché quali Peter Hackett, Ben Clucas, James Winslow e Chris Gilmour. Nel 2007 e nel 2013, comunque, il titolo se lo è accaparrato Tim Macrow, ormai uno specialista della serie, che all’età di 31 anni vanta esperienze nella locale Formula Ford e nella formula cadetta frequentata con regolarità dal 2003. Il pilota originario di Melbourne, nello Stato di Victoria, può pertanto essere ritenuto un top driver anche a fronte dei risultati ottenuti, vedi i tre secondi posti in campionato (2004, 2006 e 2009) chiamati ad impreziosire un già ricco palmarès. Macrow, al volante quest’anno di una Dallara F307 Mercedes, ha affrontato al meglio i sette doppi rounds previsti a Bathurst, Launceston, Darwin, Sydney, Queensland, Phillip Island e Sandown ridimensionando le velleità del 27enne John Magro, habitué dal 2010. C’è chi, insomma, della Formula 3 ha fatto un punto di arrivo o quasi militandovi per svariate stagioni.

Maurício conquista la Stock Car Brasil, Zonta al top tra gli ex Formula 1

Il campionato 2013 della Stock Car Brasil o Stock Car V8 è finito nelle mani di Ricardo Maurício. Il 34enne pilota nativo di San Paolo, ex formulista dal pedigree europeo complici i rispettabili precedenti in Formula Vauxhall, Formula Opel, Formula 3 (inglese e spagnola) e Formula 3000 Internazionale, ha arpionato il secondo titolo nella serie riservata alle «muscolose» vetture tipo Turismo dotate di propulsori a otto cilindri e di telaio tubolare dopo aver già sistemato in saccoccia l’alloro del 2008 vinto nell’abitacolo di una Peugeot 307 del team WA Mattheis. Tra il 2009 e il 2012, però, il dominatore della categoria, popolarissima in Sudamerica, è stato il 37enne Cacà Bueno, pluridecorato driver di Rio de Janeiro con cinque titoli nel carniere. A interrompere la striscia positiva di Bueno, al top nel 2011 e nel 2012 su Peugeot 408 e Chevrolet Sonic nei colori Red Bull Racing, ci ha pensato Maurício, che al volante della Sonic #90 del team Eurofarma RC ha sollevato soltanto una volta la coppa del vincitore sul circuito cittadino di Salvador, nel quarto round stagionale, mettendo tuttavia in mostra una continuità impressionante (sette piazzamenti sul podio) nelle dodici prove disputate. Quest’anno si è corso a Curitiba (due volte), Tarumã, Salvador, Brasilia (due volte), Cascavel (due volte), Ribeirão Preto, Velopark e Interlagos (due volte). Rincorsa vana per Thiago Camilo (team Ipiranga-RCM), distanziato in classifica generale di tre lunghezze, e per il solito Bueno, terzo con un ritardo di ventidue punti dal campione 2013. Il migliore nella lista degli ex piloti di Formula 1 è risultato Ricardo Zonta (BMC Racing), settimo in graduatoria con un successo colto nell’ultima tappa di Interlagos, mentre poche soddisfazioni sono arrivate per Rubens Barrichello sulla Sonic #111 del Full Time Sports (un secondo posto a Salvador), Luciano Burti (qualche piazzamento con il team Boettger) e Bruno Senna (al via una tantum con GT Team Raízen). Da segnalare il ritorno della Pirelli quale fornitore di pneumatici dopo cinque stagioni di monopolio Goodyear.

Per l’ex Formula 1 Barrichello poche gioie nel suo Brasile
Per l’ex Formula 1 Barrichello poche gioie in Brasile

Il locale Jin Long batte Reggiani nella Scirocco R-Cup China

È la società Top Speed dell’italianissimo Davide De Gobbi, general manager con un decennio speso nella Formula 3 europea da direttore tecnico e team manager alla corte della Prema, a supervisionare, tra gli altri campionati, la Volkswagen Scirocco R-Cup China che, come suggerisce la denominazione, gareggia principalmente all’ombra del Dragone sulle piste di Zhuhai, Shanghai, Ordos, Inje (Corea del Sud) e Sepang (Malesia) proponendo corse combattute per il divertito pubblico di fans locali. A sollevare la coppa del vincitore nel 2013 è stato l’esperto cinese Bao Jin Long, che ha battuto sul filo di lana (sei i punti di differenza) il nostro Andrea Reggiani, secondo in classifica, e il danese Thomas Fjordbach, distanziato invece di dodici lunghezze dalla vetta. Da segnalare, tra i piloti iscritti alla serie, le presenze di Stefano Montesi, nato in Italia ma residente in Cina dal 2005, e di Carlo Piero Mantori, vecchia conoscenza della Targa Tricolore Porsche. L’Eldorado motoristico, a volte, si può anche cercare all’estero in un continente, l’Asia, intenzionato a premere a fondo l’acceleratore persino nel comparto motorsport non senza la preziosa complicità delle eleganti coupé sportive firmate Volkswagen.

Thiim si aggiudica la Porsche Supercup, secondo il compianto Edwards

Poteva essere una chiusa non meno triste ma ugualmente commovente, vedi alla voce Jochen Rindt campione postumo sulla Lotus nel Mondiale di Formula 1 del 1970, invece dopo la decisiva tappa di Abu Dhabi, affrontata da drivers e addetti ai lavori in un’atmosfera surreale a causa della prematura scomparsa di Sean Edwards, fino a quel momento leader della Porsche Supercup 2013, in un assurdo incidente in Australia avvenuto durante una sessione di coaching in cui il figlio dell’ex pilota Guy nemmeno guidava, il nome che si leggeva in cima alla classifica era quello di Nicki Thiim, velocissimo driver danese rivelatosi in grado di dominare entrambe le gare in programma sul circuito di Yas Marina così da arpionare il titolo all’età di 24 anni. Albo d’oro tabù, dunque, per Edwards, nonostante i ripetuti (e poco sensati) appelli che avrebbero voluto annullato il weekend conclusivo negli Emirati Arabi per assegnare allo sfortunato Sean, morto a 26 anni, il prestigioso alloro della Porsche Supercup che con le grintose 991 GT3 supporta i weekend della Formula 1 correndo a Barcellona, Montecarlo, Silverstone, Nuerburgring, Budapest, Spa Francorchamps, Monza e appunto Abu Dhabi. Per Thiim un bilancio di quattro vittorie (contro le tre di Edwards) e svariati piazzamenti utili, mentre al terzo posto in campionato ha fatto bella mostra di sé il tedesco Michael Ammermueller, un passato da giovane promessa Red Bull poi cacciata nel dimenticatoio, che ha preceduto il francese Kévin Estre e il polacco Kuba Giermaziak, costanti nei risultati ma non vincenti. Tra gli italiani al via Alessandro Zampedri, presente in cinque tappe, ed Emanuele Pirro, «guest driver» a Monza.  

Italia sugli scudi con Liverani nella Fia Alternative Energies Cup

Vi piacciono le belle automobili ma non necessariamente i corpo a corpo e le sfide all’ultimo centesimo di secondo? Se la risposta è sì, ecco un campionato mondiale posto sotto l’egida della Federazione Internazionale dell’Automobile che può fare al caso vostro: benvenuti a bordo della Fia Alternative Energies Cup, serie riservata a veicoli omologati per la circolazione stradale e alimentati con fonti di energia alternativa in cui a fare la differenza sono i consumi e la precisione di guida. A confrontarsi i veicoli elettrici e, in un’altra divisione a loro intitolata, gli ibridi e gli endotermici. Roba, insomma, per palati fini, che nel 2013 hanno esaltato le imprese di Massimo Liverani, distinto 52enne di Rocca San Casciano, provincia di Forlì-Cesena, abile nel condurre alla vittoria di quattro rounds la sua Abarth 500 divisa con i navigatori Valeria Strada e Fulvio Cervio. Per Liverani, che da pilota ha conquistato tre allori consecutivi nella Fia Alternative Energies Cup, si è trattato quest’anno di salire sul gradino più alto del podio in Serbia, Bulgaria, Grecia e San Marino infilando un elettrizzante poker di successi da luglio a ottobre dopo aver lasciato sfogare i vari Jean Verrier (vincitore a Montecarlo), Txema Foronda (primo in Spagna) e il coetaneo Roberto Viganò (al top all’Ecorally della Mendola e al Sestrière Ecorally). Anche questo significa saper mostrare i muscoli quando serve, come testimonia l’altrettanto irresistibile tris del romagnolo nell’Italiano CSAI Energie Alternative dal 2011 al 2013.

I fratelli Groneck sono i «Meister» del VLN

Si legge VLN ma si scrive Veranstaltergemeinschaft Langstreckenpokal Nuerburgring. È un’organizzazione di club votata al motorsport nell’Inferno Verde della Norschleife, il leggendario circuito di oltre venti chilometri idolatrato al cinema dal film «Rush» di Ron Howard con Bruehl-Lauda e Hemsworth-Hunt, che periodicamente si dà appuntamento sul tracciato della Renania-Palatinato ammettendo al via una enorme varietà di touring cars. Nel 2013, dalla ridda di sigle e divisioni che da sempre caratterizzano le competizioni VLN, molto popolari tra i tedeschi appassionati di corse, birra e barbecue anche se non necessariamente in quest’ordine, il «vero» Nuerburgring ha fatto emergere le qualità dei fratelli Groneck, Tim e Dirk, che al volante di una Renault Clio si sono laureati campioni scendendo a patti con il mito e soprattutto con i «fantasmi» di una pista dove nessun errore è permesso. «Siamo dei piloti amatoriali e corriamo per divertirci – la rivelazione di Tim, originario al pari del fratello di Melle, in Bassa Sassonia – adesso però abbiamo vinto il titolo VLN. Non trovo le parole per descrivere le sensazioni che provo». Tra gli abituali protagonisti del campionato VLN, che ha incoronato i Groneck «meister» del 2013, ci sono piloti di assoluto valore quali Marc Basseng, Laurens Vanthoor, Patrick Huisman e Uwe Alzen. Non manca poi una presenza femminile di tutto rispetto, la bionda Sabine Schmitz, due volte vincitrice della 24 Ore del Nuerburgring su Bmw nel 1996 e 1997. C’è insomma chi l’anello nord se lo tiene ben ancorato al dito.

Il fascino della Nordschleife nel campionato VLN
Il fascino della Nordschleife nel campionato VLN

«Triplete» di Hahn nell’Euro Truck Fia, beffato Albacete

Jochen Hahn contro Antonio Albacete. Una sfida degna del miglior «clàsico», cioè il derby Barcellona-Real Madrid, anche se nello specifico a incrociare idealmente i guantoni sono stati due pesi massimi dell’Euro Truck Fia, al secolo il campionato europeo dedicato ai camion, ormai avvezzi ai poderosi MAN rispettivamente nei colori Castrol Team Hahn Racing ed Equipo Cepsa. Da Misano Adriatico, il circuito romagnolo che lo scorso maggio ha aperto la stagione 2013, a Le Mans, dove si è corso a ottobre, il 39enne veterano tedesco ha annichilito la concorrenza ottenendo il più consistente bottino possibile di punti spalmato tra le piste di Navarra (Spagna), Nogaro (Francia), Red Bull Ring (Austria), Nuerburgring (Germania), Smolensk (Russia), Most (Repubblica Ceca), Zolder (Belgio) e Jarama (Spagna). Cinque le lunghezze di distacco accusate da Albacete, ex formulista oggi ultraquarantenne convertito alle touring cars e quindi ai camion, che nell’Euro Truck Fia vanta tre titoli (2005, 2006 e 2010) e una collezione di medaglie d’argento da far invidia a Stirling Moss. Limitati a circa 160 chilometri orari diversamente da quanto accade nella Fórmula Truck brasiliana, i «bestioni» del campionato continentale arrivano a 5000 chilogrammi di peso con una potenza vicina ai 1100 cavalli. Nell’affollato «starting grid», oltre allo schiacciasassi Hahn, tre allori consecutivi nel 2011, 2012 e 2013, e a Markus Oestreich, altro punto fermo della serie, anche l’esperta Ellen Lohr (truck Mercedes-Benz) e la graziosa Steffi Helm (truck MAN), incluse in un format che desta curiosità e registra il tutto esaurito sulle tribune complice un approccio improntato alla spettacolarità.

La Nascar messicana ha un nuovo campione: Rodrigo Peralta

Canada, Usa ed Europa. L’universo Nascar, esportato dall’influente famiglia France, allarga via via i propri confini e, per chi non ne fosse già a conoscenza, un avamposto della National Association for Stock Car Auto Racing lo si può trovare persino nel lontano Messico, là dove si disputano la Toyota Series, vale a dire la categoria maggiore (V8) nota al grande pubblico come Nascar Mexico, e la V6 Series ex T4 Series. Il titolo 2013 della Nascar messicana l’ha ghermito il locale Rodrigo Peralta (Toyota Camry #24), già campione della V6 Series nel 2010, che partendo da Querétaro, uno Stato ubicato nel cuore del Messico, ha conquistato con intelligenza il primo alloro in carriera nel campionato top vincendo una sola gara (la Aguascalientes 240) e mostrando una regolarità non riscontrabile nei principali avversari, su tutti Daniel Suàrez e Rubén Pardo, fratello di quel Carlos, anch’egli pilota, scomparso in un incidente sull’ovale di Puebla nel 2009 mentre era in testa alla corsa. Stagione di alti e bassi per Antonio Perez, fratello maggiore di Sergio, neoacquisto di Force India F1, che ha chiuso sesto in classifica generale. Quest’anno si è gareggiato all’Autódromo Hermanos Rodríguez di Mexico City, al Nuevo Autódromo de Querétaro, a Monterrey, Puebla, San Luis Potosí, in Chiapas e nell’area di Chihuahua alternando ovali a stradali non senza una capatina negli Usa per visitare il Phoenix International Raceway. La ricetta della Nascar, con le sue gare tirate e un elevato numero di piloti in grado di giocarsi il successo finale, stuzzica anche l’appetito dei calorosi tifosi messicani.

Peralta in bagarre sulla Toyota Camry #24
Peralta in bagarre sulla Toyota Camry #24