Rosse e Azzurri

ferraribalotelli

A cura di Ermanno Frassoni

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Il confronto non stride per nulla. La Nazionale dei motori di Mattiacci e Montezemolo, chiamiamola così per mera praticità, e la Nazionale di calcio dell’Italia di Prandelli e Abete, rientrata da poche ore nel Belpaese dopo la batosta patita dall’Uruguay ai Mondiali di Brasile 2014 con annessa eliminazione al primo turno senza nemmeno avvertire l’aroma degli ottavi. Cambiamento, rinnovamento, stravolgimenti e persino rivoluzione: sono soltanto alcuni dei termini più quotati che si susseguono uno dietro l’altro nei servizi che i media dedicano alle Rosse di Maranello e agli Azzurri di Coverciano. La montagna ha partorito le dimissioni irrevocabili di Domenicali, sostituito da Mattiacci, e quelle fresche fresche del commissario tecnico e del numero uno della Federcalcio. «Cerchiamo un compromesso»: per quante volte ci siamo abbeverati di queste parole, che si riferissero alla condizione precaria della F14T o dell’Italia di Balotelli, noto estimatore di Ferrari stradali, pur ravvisandone il grande vuoto? I compromessi non funzionano (quasi) mai, soprattutto se si vuole essere competitivi. Ma la Ferrari una fortuna ce l’ha: Alonso, che non è un italiano vero (!), e indossa con stile il mantello di SuperNando.