Alla scoperta della Solaris Motorsport, dove i sogni hanno la forma di una Camaro!

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Abbiamo avuto la possibilità di entrare nella base della Solaris Motorsport, lì dove le Camaro stradali diventano racing ed anche vincenti. Siamo a Notaresco, al confine tra le province di Teramo e Pescara. E’ qui che il sogno di Roberto, Francesco e Laura Sini è divenuto realtà tre anni fa. Prima le Chevrolet Lumina, per l’esordio in Superstars come team, poi il progetto Camaro. La sfida di costruire una vettura totalmente nuova, inedita per il campionato, partendo da una scocca nuda con una squadra formata da poco. Un follia forse, un sogno sicuramente. Il telaio che arriva dagli States solo Marzo inoltrato, 23 giorni per trasformarlo in una macchina da corsa. E ci sono riusciti, questi ragazzi. Facendo le ore piccole, come al solito, saltando pranzi, cene e domeniche. A Monza, quel 6 Aprile 2013 la Camaro era in pista, con mezzo shakedown sulle spalle e una prima scommessa vinta.

000433Ce l’abbiamo fatta” ricorda Sini, che poi con quella macchina quest’anno ha vinto l’EuroV8 Series, “ma non era ancora perfetta, i codolini posteriori erano inguardabili! Non avevamo avuto il tempo di montare quelli nuovi. Però eravamo in pista, e neanche tanto lenti!” E infatti quel week end la Camaro non andò mai oltre il sesto posto nelle classifiche di prove e gare. Un anno di transizione, con le gare usate a mò di test: “Dovevamo capire dove e come agire” prende la parola Matteo, il capomacchina “era tutto nuovo per noi e facevamo esperimenti su esperimenti, qualche volte avevamo ragione, qualche volta meno…” “E abbiamo pure fatto fuori un motore e mezzo!“, lo interrompe Giampiero, manco a dirlo, motorista.

Però qualcosa c’abbiamo capito alla fine, dai” sbotta Pino, in arte Cammapino, “a fine anno abbiamo fatto pure due podi, e sul bagnato a Imola Frà si è tenuto dietro le Audi! Già andava la Camaro!” La “Principessa”, così com’è stata soprannominata quella che dovrebbe essere una maschia muscle car… nell’inverno di quest’anno ha subito un ulteriore upgrade: assetto, motore, differenziale, setup. “Praticamente abbiamo tenuto uguale solo il pilota, purtroppo“, ci dicono sghignazzando. Tanti piccoli affinamenti che si sono rivelati necessari dopo un anno trascorso in pista. “I risultati si sono sentiti subito, sentivo più mia la Principessa, era meno scorbutica, si lasciava guidare molto meglio. Siamo passati da una relazione complicata a dolci sposini in luna di miele!“. Ringhio dixit.

bbbbbbIn un angolo dell’officina scorgiamo un teschio, è il famigerato Coccia di morto, la mascotte del team che ha sostituito lo yellato pupazzo “Ringhio” dello scorso anno. Si, ok. Ma perchè un teschio? Come ci è arrivato? E’ tutta la scaramanzia di motorsportiana memoria? “Beh, Matteo un giorno è entrato in officina con Coccia – nessuno si azzarda mai a chiamarlo teschio! – sottobraccio, che fai? Lo puoi mai menare? Così Francesco ha ben pensato di mettergli il cappello della squadra e poi Walter, il nuovo arrivato, gli ha messo pure gli occhiali da sole in coordinato con la Camaro!“, racconta Sergio, italo-brasiliano camionista e factotum – macumbe brasilere incluse – della squadra. “Sono andato avanti per mesi a dire che quel coso non lo volevo, ma me l’hanno messo pure nel camion!!” E per l’ultima gara di campionato, anche Coccia ha avuto il suo upgrade: il coltello tra i denti. Così, per stare in sintonia con la squadra…

La Solaris è fatta così, “non ce n’è uno normale” constata per nulla sconsolata Laura, addetta alle relazioni con l’esterno. “E’ un team che prima ancora che capacità e professionalità, ha anima e cuore“, racconta Mariano, il più anziano del gruppo, il mago dell’elettronica. Tra l’altro il gigante buono Mariano è anche gravemente colpevole di aver iniziato Francesco all’automobilismo, facendogli guidare la sua amata Topolino quando il buon Ringhio non aveva neanche l’eta da motorino. “E’ stato colpo di fulmine, da li non sono più voluto scendere da un’auto e Marianone per me è diventato insostituibile, è un mago con i computer. Ho girato tanti team, ma uno così non l’ho trovato mai!“, confessa uno smielato Sini.

ddddddddddddddNoi di MotorsportRants abbiamo avuto l’onore, l’onere e il privilegio di seguirli durante questo incredibile 2014, accompagnando la Camaro e la Lumina con il nostro logo. Ma non è stato solo questo, il nostro logo sulle loro vetture ci ha dato l’orgoglio di poter dire “Noi c’eravamo“, ma è stato nulla rispetto alla possibilità che abbiamo avuto di vivere con questa banda di scalmanati l’EuroV8 Series nella per nulla facile cavalcata di Sini verso il titolo continentale. E così abbiamo conosciuto per bene Matteo, un passato in Toyota F1 nella squadra di Trulli, che ama ricordare il DTM dei bei vecchi tempi, quelli di Alfa, Opel e Mercedes. Anche se lui, ecco, faceva parte dell’italico nemico. Abbiamo scoperto che Cammapino, il capotecnico pugliese della Lumina, una vita vissuta tra i “formuloni” svezzando tanti campionicini veri o presunti, proprio chiuso e timido non è. Nella sua lunga carriera ne ha viste di ogni e spesso racconta succosi retroscena e aneddoti che qui, per quieto vivere, non si possono replicare… 🙂 Tra l’altro, il “uaiò” Pino è forse il più social del gruppo, telefonino alla mano è sempre pronto a taggarsi in tutti i posti in cui va: “Non lo perdi manco se vuoi!” esclama sconsolato Matteo… Probabilmente, chi di voi ha visto l’ultima gara dell’EuroV8 Series, avrà ascoltato la sua soave voce in pit lane quando Francesco è sceso dal tetto della Camaro. Ad un certo punto si sente un “me l’hai ammaccata tutta!” tra l’ilarità generale. Era proprio Pino!

10462526_10153354052324546_9198913295945941565_nSenza dimenticarsi poi del neofita Walter, il più tatuato del campionato, milanese di Quartoggiaro dall’animo buono, capace di mettersi da subito in luce tra i componenti del team. Capacità tecniche? Macchè, occhiali arancioni e costumi da….Coccia in griglia! “Perchè la Solaris is a state of mind”. Dall’altro lato del box c’è Giampiero, alias Jean Pierre che è più chic, mago dei motori e santo protettore della Lumina. Un altro che pare tremendamente timido, non lo si sente quasi mai proferire parola, ma quando si scioglie… La leggenda narra di 45 minuti di allucinante conversazione con un tedesco ad Hockenheim. Il nostro in perfetto abruzzese, il collega teutonico in lingua germana. Cosa si siano detti resta un mistero per tutti, ma in qualche modo tra loro si sono capiti, probabilmente aiutati da qualche capiriña o dalla passione per i motori. Mistero. Simone è invece il papà degli upgrade prestazionali del poderoso 6.2 V8 della Camaro, un vero e proprio wizard che ha preso in mano la muscle car e l’ha trasformata in una Principessa. Peccato che in squadra tutti notino di più la sua “r moscia” che le abilità coi pistoni, rendendogli la vita simpaticamente molto difficile…

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Sergio prova a fare il serio, ma ha l’animo brasiliano e lo spirito pronto a far casino. Brontolone, ma col sorriso stampato negli occhi. Guai però a parlargli di Coccia: “C’ho messo un intero anno, ma forse alla fine un pò ora andiamo d’accordo. Anche se…non è mica normale!” In pista è l’uomo-quad, trasporta i ferri del mestiere, le gomme e tanta allegria, ma lo ricordiamo tutti all’ultimo giro del campionato con quel “venga, signora abbiamo vinto tutto!” che è echeggiato per l’intero paddock. Mariano è innamorato della squadra, non riesci a fargli dire nulla contro, anche se il dubbio che sia più innamorato degli arrosticini che degli altri membri ti viene: “Bella domanda, per fortuna non ho mai dovuto scegliere!

A vegliare su tutti c’è Ivan, l’ingegnere di pista. Serio, sobrio, preciso al secondo. Sembra quasi un alieno in quella gabbia di matti. Almeno fino a che la tensione del week di gara non si scioglie e l’ingegnere va a nanna lasciando via libera ad uno scatenato 30 e qualcosaenne. Bello di notte, potremmo dire. Durante il giorno, invece, è un fiero combattente nelle guerre istinto contro tecnologia nei briefing telemetria, quando i freddi dati informatici, le possibilità teoriche di miglioramento si scontrano con l’istinto e il feeling del pilota: “Guarda qua, puoi frenare dopo, accelerare prima”Ma sei pazzo? Impossibile!” dando il via ad una lunga e complicata diatriba…

10380505_687389167964926_9204126063097214016_oIl tutto mentre il boss, Roberto, osserva il lavoro dei suoi tecnici, con le mani che gli prudono non potendo dare fisicamente un aiuto ai suoi ragazzi, essendo lui impegnato nel lato sportivo e manageriale del team. Ad osservarli bene si nota come il rapporto con gli uomini della squadra non è “capo-sottoposto”, ma qualcosa più vicino al “padre-figlio”. La gerarchia qui non si sente, più che un team sembra una famiglia, un gruppo di amici che si dedicano anima e cuore ad uno stesso hobby. Un family racing team. “Sono ragazzi incredibili, gli ho visto fare cose indicibili senza battere ciglio.” osserva un filo emozionato “Quest’anno hanno passato Pasqua e Pasquetta in officina a rimontare la Camaro demolita al Mugello. Con la vittoria del titolo, per come è maturata, mi hanno reso orgoglioso di ognuno di loro. Hanno dimostrato che quando c’è la passione e la competenza, Davide può sconfiggere Golia.” Accanto a lui c’è Laura, PR durante la settimana, factotum la domenica. Quasi come una mamma, accudisce i ragazzi preoccupandosi che possano mangiare e da buona signor(in)a di casa, è la padrona dell’hospitality, puntualmente stracolma di persone ad ogni weekend. “Adoro questo team, non riesco a stargli lontano! Ogni gara è sempre la stessa emozione, lo stomaco che si chiude, l’ansia che cresce. Ma non potrei vivere senza.” Non per niente la chiamano Miss Race… Quasi mai presente, invece, la mamma di Francesco, “ho il terrore delle gare, preferisco aspettarli a casa senza neanche guardare come va“. E te credo, dopo aver visto al Mugello prima la Camaro in formato banana e solo dopo il figlio…

1383821_686409388035908_615556431_nQuest’anno sulla Lumina si sono alternati Domenico Schiattarella e Giovanni Berton. Mimmo era già di casa, aveva partecipato ad alcune gare lo scorso anno sempre con la berlina america, ma quest’anno si è superato, cogliendo 4 podi in 4 gare. Praticamente una certezza, immenso come il cuore che ogni volta ci ha messo al volante, cancellando in un sol colpo tutti i pregiudizi sull’anzianità della Lumina. Ragazzo umile e vero, nonostante il grande passato in F1, IndyCar e sportprototipi. Ci viene in mente ora, al Mugello, quando tutto il team lo festeggiava al termine di gara 2 per l’incredibile rimonta e il terzo posto finale, e lui invece era incazzato nero per la botta ricevuta che gli aveva tolto la possibilità di vittoria. Piloti, che gente!

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Berton è stato invece una scoperta. “M’hanno rovinato” dice scherzosamente lui. E’ arrivato al Sachsenring tutto timido, poco propenso al dialogo. Sembrava un professionista serio. E’ uscito da Hockeheim parlando con un atroce accento abruzzese, lui che è veneto e non fa nulla per nasconderlo. “Che ne sacc ì” andava ripetendo, ormai Solarissizzato in pieno, in giro per il paddock. Lo potrete ammirare qui sotto, a fine articolo, nell’intervista doppia realizzata proprio nell’ultima tappa di campionato in Germania. Lo abbiamo rivisto a Monza, Giovanni, in occasione del debutto – manco a dirlo, vincente – Solaris in GT. Era facile vederlo ai box insieme “agli amici della squadra“, tra una pausa e l’altra della Porsche Carrera Cup Italia in cui era impegnato. Un’altro che si vede spesso ai box è Cristian, in arte “Bozzo”, che insieme a Francesco e Roberto ha dato vita alla Solaris formato Superstars. Presente a quasi tutte le gare, all’ “Uccio” di Ringhio è attribuita la fatidica frase che ha dato il via a tutto, quando di fronte alle Lumina in vendita esclamò: “Allora Frà, la facciamo sta stron….?” Il resto è storia. C’è poi l’addetto stampa, tal Max. Di lui si sono perse le tracce, almeno ufficialmente. Anche se Laura, che lo ha assistito per tutto l’anno ci confida che “dopo un anno così, vissuto con noi, ha chiesto e ottenuto un abbonamento dallo psicologo. Ma tornerà, credo.

Abbiamo tenuto per ultimo Francesco, Sini, Ringhio. Campione EuroV8 2014 e vincitore al debutto in GT, insieme a Tomas Enge. Con la Camaro, ovviamente. Pilota si, ma ragazzo formidabile sopratutto. E’ l’anima della squadra. E’ il primo ad arrivare in circuito con i meccanici al mattino ed è l’ultimo a lasciare il paddock la sera. “E’ incredibile, non va via fino a che non abbiamo finito, anche se si fa notte!“, raccontano. “Lui da l’anima per noi, noi la diamo per lui“, ci confida qualcun altro. E in effetti è proprio così, prima di scendere in pista, il buon Ringhio supervisiona tutto, dall’organizzazione alle camere d’albergo, dai biglietti aerei alle necessità di ognuno. Altro che il clichè del pilota che arriva a mezzogiorno, saluta e guida! Certo, vista la squadra, ci piacerebbe assistere ai colloqui di assunzione, giusto per capire se li sceglie per meriti speciali o tra le liste degli ospedali psichiatrici. Anche se non è che lui sia poi tanto normale… Toh, vi raccontiamo questa. Hockenheim, meno di 40 minuti all’inizio delle qualifiche che valgono una stagione. Si gioca il titolo, ma dimenticavi il pilota iperteso come una corda di violino. “Frà, secondo te con questo tempo Coccia non ha freddo? Non meriterebbe un vestitino anche lui?“. 5 minuti dopo – mezz’ora allo start delle qualifiche -, sulla Camaro del futuro campione EuroV8 campeggiava una bandiera dei pirati, appena presa allo stand di fronte. (Nella foto qui sotto notare lo sguardo omicida di Ivan, qui con occhiali da serial killer). That’s Solaris.

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Ma tant’è, vincono, si divertono, hanno tutti il sorriso stampato in faccia e la gente li adora. Hanno ragione loro.

Complimenti ragazzi! Ora, scusateci, ma gli arrosticini sono pronti! Che poi è il vero motivo per cui ci piace questa squadra! 😉

Massimiliano Palumbo