Serie A, serie B

A cura di Ermanno Frassoni

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INTERLAGOS – Una partita di pallone, giocata magari in un campetto di periferia, può ritenersi una metafora dell’esistenza umana? Forse sì, se è vero che ciascuno di noi, nel match della vita, interpreta più ruoli indossando di volta in volta la maglia del portiere, del difensore, del centrocampista o dell’attaccante. Nel calcio, come nel quotidiano, capita di giocare in serie A e poi retrocedere in B nell’attesa, si spera, di risalire la china. In Brasile, per capirci, la Formula 1 diventa un affare per piloti di serie A complice un autodromo in grado di proporre confronti ad alta tensione. È stato così anche domenica, un duello di nervi per la vittoria che alla fine ha premiato Rosberg, sul gradino più alto in versione «bello, biondo e dice sempre sì» (vi ricordate Kim Basinger?), mentre Hamilton, meno Freccia (d’Argento) del solito, ha limitato i danni con una piazza d’onore importante dopo il testacoda prima del suo secondo pit stop. Podio da serie A per l’idolo locale Massa, a tratti inviso alla buona sorte eppure celebrato dai fans, con i ferraristi di oggi Alonso e Raikkonen in lotta serrata. Scalfitura (e non crollo) del muro del pianto (Berlino non c’entra) per Vettel, quinto. E tra due weekend Lewis potrà arrivare secondo ed essere campione, ma si sa che nella «finalona» di Abu Dhabi la paura fa 50 (punti)…

Twitter @Fra55oni