Spanglish

Silverstone_Alonso Vettel

A cura di Ermanno Frassoni

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flags_of_United-Kingdom SILVERSTONE – Nella terra d’Albione la Formula 1 veste classico e permette all’umorale Hamilton di imporsi per la seconda volta in carriera nel Gran Premio di casa dopo il trionfo del 2008 da virgulto McLaren. Quello di Lewis è un tackle spietato, vedi il gergo calcistico in voga nell’ultimo periodo, all’altezza del miglior Rooney, in pratica il giocatore «disperso» ai Mondiali nelle file dei Three Lions. Con Hamilton a -4 punti da Rosberg, ritirato, in classifica generale, la corsa al titolo 2014 si riapre tra i due «galli» Mercedes in una Silverstone decisiva, nel bene o nel male, per cinque campioni del mondo. Da Raikkonen, out subito dopo il via, a Hamilton, passando per Button, risorto, e il duo Vettel-Alonso, capace di estrarre dal cilindro un duello senza esclusioni di colpi al di là delle puerili lamentele via radio giunte da ambedue le parti. L’inno alla discontinuità di Mattiacci coglie nel segno e il team principal che ama le sorprese può beneficiare di un Fernando «deluxe» e di una F14T persino bella da vedere. Lo spagnolo, qui, si è «integrato» benissimo; stavolta i «turbolenti» (nel senso di lenti con il turbo) sono stati altri, ma lo spettacolo non è mancato nemmeno nelle retrovie con il contatto «aereo» tra Gutierrez e Maldonado. La vendetta è un piatto che si gusta anche nei fumosi pub della campagna inglese.

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