Sympathy for the (red) Devil

A cura di Ermanno Frassoni

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 BUDAPEST – È un rompete le righe collettivo per piloti e squadre di Formula 1 il lunedì seguente alla disputa del Gran Premio d’Ungheria: si avverte un gran bisogno di tirare il fiato dopo il tourbillon di emozioni vissute durante le 70 tornate che hanno vivacizzato la domenica dell’Hungaroring. I botti di Ericsson, Grosjean, Perez e (quasi) Vettel, nonché un finale pirotecnico alla Jarama ’81 con Alonso, Hamilton e Ricciardo a vestire i panni gloriosi di Villeneuve, Laffite e Watson hanno impreziosito lo show in una gara a base di acqua benedetta (nei primi giri la pista era bagnata) soprattutto per Ferrari e Red Bull. Del sound dei motori sovralimentati, adesso, importa zero; riflettori per Daniel, volto nuovo del Circus che da Mister Muscolo sorride e gigioneggia mentre si avvia verso il podio recitando il ruolo del Button contemporaneo (in condizioni limite ci pensa lui), Fernando, irriducibile protagonista limitato soltanto dalla F14T, e Lewis, a rischio ko prima di porgere la «palla avvelenata» a Rosberg a mo’ di «diavolo» d’argento che piacerà ai Rolling Stones del brano Sympathy for the Devil. Al britannico era capitato di tutto il sabato e a Spa e Monza non sarà di certo piacevole per i rivali averci a che fare. Occhio, però, al «diavolo» rosso numero 14: l’uomo della ricostruzione la Ferrari ce l’ha in casa dall’anno di grazia 2010.

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