Tutele crescenti

Verstappen attacca Perez alla chicane S do Senna durante il GP Brasile (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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INTERLAGOS – Assunto con una sorta di Jobs Act approvato dai «cervelli» del gruppo Red Bull, affidato alle cure spicce della nursery Toro Rosso e quindi accompagnato amorevolmente verso il traguardo della maggiore età, tagliato lo scorso 30 settembre, complice l’invidiabile «score» di dieci piazzamenti nella top ten a fronte dei diciotto Gran Premi finora disputati in Formula 1. Questa la sintesi dello scoppiettante 2015 di Max Verstappen, che sul circuito di Interlagos ha incamerato un decimo posto (nono dopo la squalifica di Massa) solo in apparenza trascurabile sopravanzando nel finale un Maldonado in crisi di pneumatici tanto da privarlo di un risultato assai cruciale nella lotta tra squadre di seconda fascia. Adesso per il grintoso olandese, autore di almeno due sorpassi da manuale ai danni di Perez e Nasr in una gara cloroformizzata dalla poca azione in pista e dal confronto mai troppo serrato tra il vincitore Rosberg e il secondo Hamilton, forse un po’ provato dalle gozzoviglie per il terzo mondiale, si prospetta un contratto a tutele crescenti qualora dovesse ripetersi nel 2016. «Don’t talk anymore», il diktat urlato via radio da Nico in un raro sussulto di personalità; meglio soffermarsi dunque sull’ennesimo podio della Ferrari, obiettivo centrato grazie al solito Vettel, e sull’imberbe carisma di un «pilotino» che ormai dà del tu al cronometro e non più all’impiegata dell’ufficio anagrafe.

Twitter @Fra55oni