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Il salto di Hamilton: per l’inglese terzo titolo iridato con tre GP da disputare (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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AUSTIN – Non è finita finché non è finita. Al Circuit of the Americas, teatro del sedicesimo round del Mondiale 2015, la rincorsa all’iride, una formalità per Hamilton, approda alla sua naturale conclusione: l’inglese vince dopo una gara pazza, raggiunge Brabham, Stewart, Lauda, Piquet e Senna a quota tre titoli e rende inconsapevolmente onore alla celebre frase di Yogi Berra, mito del baseball a stelle e strisce recentemente scomparso. Da Ben 10 a Lewis 10, tante le vittorie stagionali ottenute dal neocampione che a dieci anni, l’età del protagonista della serie a cartoni animati, già sognava una carriera nel Circus riuscendo poi a concretizzare la metamorfosi dal pur straordinario 2007 a oggi. Un weekend minato da Patricia, che non è la nuova fidanzata di Hamilton ma l’uragano che ha flagellato le Americhe, seguito da una prima fase di gara con pista umida, quindi il valzer da gomme intermedie a slick, le strategie saltate, le safety car e i botti di Raikkonen e Kvyat. L’attesa ha ripagato i fans della Formula 1 e forse persino quelli del tennis, da Us Open a Us closed; Rosberg, secondo, avrebbe approfittato volentieri della presenza del velocista Asafa Powell per scappare via mentre Vettel, terzo di rimonta, ha emozionato anche Elton John, microfonista sul podio. E quasi ci si dimentica del quarto posto di Verstappen e del quinto di Perez…

Twitter @Fra55oni