Viva Rosberg!

Per Rosberg è arrivata la soddisfazione di scrivere il proprio nome nell’albo d’oro del GP Messico (© Getty Images)

 

A cura di Ermanno Frassoni

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CITTA’ DEL MESSICO – Goodbye cappellaccio da cowboy, bienvenido sombrero. Non serve un geografo per capire che tra esibizioni più o meno improbabili di lucha libre e omaggi del «circo» iridato al folklore locale, dopo ventitré anni di limbo il Paese di Zapata e la Formula 1 hanno ripreso a guardarsi negli occhi mettendo la parola fine all’embargo iniziato dopo il 1992. Dagli osannati fratelli Rodríguez al nuovo idolo Sergio Perez, dalla Peraltada alla nuova curva Mansell nemmeno lontana parente della piega divenuta il simbolo della vecchia configurazione del circuito: i tempi cambiano e i protagonisti del ritorno in Messico sono il redivivo Rosberg, novello Marlon Brando senza baffi (quelli li ha lasciati a Nigel) in grado di firmare il primo hat trick in carriera e di allontanare lo spettro di un’altra seduta dallo psicanalista, il quasi placido Hamilton, affatto convinto della strategia Mercedes, e Bottas, terzo dopo aver «giustiziato» il solito Raikkonen. Stavolta il famigerato anatema di Montezuma estirpa le ambizioni di Vettel, vittima di una foratura al via e quindi della propria foga in un tentativo forse troppo riuscito di imitare le abituali scorribande di Maldonado, e Alonso, spettatore al termine del primo giro. «Preferisco morire in piedi piuttosto che vivere in ginocchio» è farina del sacco del rivoluzionario Zapata: Nico in Messico ha vinto la sua battaglia.

Twitter @Fra55oni