Touring Insider Special: World Time Attack Challenge, corsa contro il tempo

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Se siete cresciuti a pane e Fast and Furious – il primo per carità – avete occupato giga e giga del vostro PC con la saga Need for Speed: Underground e siete avvezzi a termini come wide body kit, valvola pop-off e compressore volumetrico allora siete i benvenuti nel vostro paradiso terrestre che per questo week-end si è spostato in quel di Sydney dove è di scena il Yokohama World Time Attack Challenge.

Auto di serie portate all’estremo con elaborazioni assurde di motore e carrozzeria animeranno per due giorni il Sydney Motorsport Park (SMP) – per i più romantici Eastern Creek Raceway – e scordatevi ruote fumanti e sorpassi al limite del regolamento, perché la vittoria si gioca unicamente sul filo dei centesimi in una lotta senza quartiere contro il cronometro.

Nato ufficialmente in Giappone sul circuito di Tsukuba (chi gioca a Gran Turismo e Forza Motorsport sa di cosa parlo) nel 1994, il Time Attack è una nuova disciplina motoristica che sta riscuotendo sempre più consensi soprattutto nel pubblico più giovane, grazie anche alla maggiore diffusione del tuning conseguente al successo cinematografico del già citato Fast and Furious, che nelle sue pellicole ha fatto un massiccio uso di auto realmente utilizzare in gare time attack o drifting.

 

Quelli che andranno in pista sono veri e propri mostri da competizione, 950 hp di potenza media e carrozzeria puramente in carbonio (o vetroresina) in classe ‘Pro’, per poi scalare di complessità costruttiva e prestazionale per le categorie più vicine alla produzione di serie come la ‘Clubsprint’. Solo nella ‘Pro’ e nella ‘Open‘ sono ammessi piloti professionisti. Gomme Yokohama Advan semi-slick per tutte le classi. (per approfondire qui).

Passando ai fatti, il record del SMP porta la firma di Garth Walden capace di fermare le lancette del cronometro sul 1.24.85 a bordo di una sofisticatissima Mitsubishi Lancer EVO 9 della Tilton Interiors (foto copertina), equipaggiata con un Cosworth/Mitsubishi (???) 4 cilindri turbo da 2.2 di cilindrata capace di erogare 965 cavalli e kit aerodinamico studiato ad-hoc dalla giapponese VOLTEX. Saranno loro il team da battere anche nell’edizione di quest’anno, ma occhio agli agguerritissimi giapponesi del team RE Amemiya con una bellissima Mazda ‘Hurricane’ RX7 a motore rigorosamente rotativo ex GT300 giapponese guidata da Nob Taniguchi ed ai padroni di casa della MCA Suspension – secondi nel 2013 – che sulla loro Nissan Silvia S13 hanno piazzato il neozelandese Shane Van Gisbergen proveniente dalla V8 Supercars australiana.

Dagli USA il team AMB Aero è pronto a dar battaglia con una Mitsubishi Eclipse a trazione anteriore dotata di un 2.4 di serie elaborato dalla GT Auto Garage ed equipaggiata con un aerokit nato dalla collaborazione tra AMB e APR Performance e tornando in terra giapponese i ragazzi dello Scorch Racing vorranno far meglio del quarto posto dello scorso anno con una Nissan Silvia S15 davvero spinta al limite grazie ai nuovi aggiornamenti a motore – by NAPREC – e veste aerodinamica studiata da AMB Aero.

Nella entry-list della classe ‘Pro’ tra un bel plotone di berline e coupé giapponesi – di cui alcune derivanti dal Super GT giapponese vecchia omologa – spiccano le presenze di una Lotus Exige GT3 e di una particolarissima Holden Astra (la Opel australiana, ndr) con un bel vestito in fibra di carbonio.

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Per una veloce comprensione di quello che vuol dire guidare e ammirare una auto da Time Attack, sempre lo scorso anno ci fu una sfida-spettacolo di quattro giri tra la Lancer del Tilton, una Mercedes V8 Supercars ed una SLS AMG GT3 del team Erebus, una Totoya Corolla WRC, una Ducati Panigale R con in sella Troy Bayliss e udite udite una Red Bull RB7 guidata da Daniel Ricciardo. Seppur con partenza da fermo ‘one-on-one’ cioè uno alla volta dalla meno alla più performante, la Tilton Evo è stata in grado di raggiungere e superare tutte le concorrenti eccezion fatta per la Red Bull di Ricciardo, e ci mancherebbe… (storia completa qui).

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La classifica finale del 2013

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Roberto Del Papa