Ad Austin va in scena lo psicodramma finanziario della F1

F1 Grand Prix of USA

Che la trasferta di Austin fosse sui generis lo si sapeva già. L’atroce pizzetto texano di Ricciardo aveva aperto gli occhi a molti, poi ci hanno pensato Alonso in versione boscaiolo e i 2 kg e mezzo di medaglione al collo di Hamilton a ribadire il concetto. Scherzi a parte, in USA la F1 riesce a dare ogni volta il meglio di se, e così, dopo l’assurda Indianapolis 2005, ad Austin la massima formula dell’automobilismo ha messo gli stracci in piazza. Sarebbe bello raccontarlo come un duello tra valorosi cowboys, ma sembra più una discussione tra massaie che fan finta di non vedere e non capire.

Delle 18 vetture in pista si è detto di tutto, che sia in arrivo la terza macchina pure, ma una conferenza stampa in cui Bernie Ecclestone in persona si lasci andare ad un “Ho sbagliato” neanche il più ottimista degli scrittori avrebbe mai potuto immaginarlo. Sia chiaro, il Bernie pensiero è un filo più articolato, e di autocritica c’è ben poca: “Ho sbagliato, ho distribuito troppi soldi, ora che siamo in crisi i top team non vogliono rinegoziare.” E a quanto pare, anche lui ha ben poca voglia di ridiscutere il suo 40%.

Così, mentre Lauda in conferenza stampa afferma che il problema non è la crisi ne i costi, ma “gli incapaci” alla guida dei team minori, “se diamo 50 milioni alla Marussia, come spendono i soldi? Dopo qualche mese saremmo punto e a capo“, Lotus, Sauber e Force India fanno marcia indietro sul contratto che hanno firmato qualche mese fa e chiedono di più, troppa la disparità di trattamento rispetto ai top team. Arrivando a minacciare perfino uno clamoroso boicottaggio – aridaje Indy2005 – con lo stop delle sei vetture dopo il primo giro. Così, giusto per vedere l’effetto che fa il Circus senza la classe media. E poi altro che terza vettura. Anche se, obiettivamente, al momento la cosa ha ben poco di concreto. Ma in F1 mai dire mai…

Il tutto a favore di telecamere e giornalisti, nella stessa domenica in cui, qualche centinaio di kilometri in più in là, sempre in Texas la NASCAR scenderà in pista per l’infuocato duello della chase. E fare di nuovo magre figure proprio quando il diretto rivale, in termini di pubblico e popolarità – leggi soldi – negli Stati Uniti da il meglio di se in casa propria, vorrebbe dire addio agli States e, conseguentemente, al futuro Haas F1 Team e le sue due vetture.

La cosa forse più triste è che, a quanto pare, tutti hanno capito il problema, ma invece di concentrarsi sul trovare una soluzione e venirsi incontro, ognuno gioca le sue carte per ottenere il massimo per il proprio team. Senza ricordarsi che da soli non si corre, a meno di non rimanere in 3 e schierare 6 auto a testa. Come nel DTM.

Chissà l’idea che si stanno facendo gli emissari Honda presenti in circuito, pronti ad sbarcare in F1 il prossimo anno con la McLaren e a quanto pare Alonso. Roba che la MotoGp e le simpatiche discussioni con Ezpeleta, “possono andare anche in Superbike, tanto sempre con me devono discutere” narra la leggenda, è una gita di piacere.

Fra qualche ora, in tutto questo, c’è il via al GP.

Auguri.

Nel frattempo attendiamo fiduciosi (…) il giorno in cui si parlerà seriamente di costi, di terza vettura come opportunità e non come necessità, di team clienti e team costruttori, di regolamenti “cheap” senza bisogno di budget cup, di portare la gente in pista, di aumentare gli introiti creando uno show per il pubblico e non per chi ci corre o per il nababbo di turno che vuole la gara nel giardino di casa. Roba che si rischia perfino di far correre i piloti perchè bravi e non perchè ricchi. Vabbè, ciao.

Massimiliano Palumbo