Alonso e Schumacher, due modi differenti di fare squadra

Mi sono imbattuto in molti articoli, post e commenti in questi giorni. E purtroppo mi son messo a pensare.

Prost nel 91 fu cacciato a calci per aver detto che la sua Ferrari gli sembrava un camion. Quella dirigenza, nonostante fosse lacerata all’interno da lotte intestine, si prese il lusso di appiedare a stagione in corso un asso indiscusso come il francese, il più fiero e forte oppositore di Ayrton. Erano uomini in piena lotta di potere, ma cresciuti e forgiati negli anni del Drake. Forse è quello che manca oggi, l’essere decisi e risoluti. Che si sbagli o meno, fa essere risoluti.

Scartabellando nei ricordi, mi è venuta in mente la storia recente della Rossa. Sarò vecchiarello ormai e il cuore mi porta a vedere le cose forse in un certo modo, ma… Mi ricordo a metà anni 90, quando a Maranello arrivò un tedesco, due volte campione del mondo in carica, nel massimo dello splendore agonistico, quando era ricercato da tutti i grandi team. Arrivò e si ritrovò con una vettura che definire cancello arrugginito è volerle fare un complimento, una vettura riuscita nell’impresa di spaccarsi ancora prima di finire il giro di ricognizione. In quei momenti, il sucitato tedesco avrebbe probabilmente avuto tutte le ragioni di questo mondo per prodigarsi in focose esternazioni invocando tutti i santi in Paradiso, Purgatorio e terra, nessuno avrebbe avuto ragionevolmente da obiettare alcunchè. Invece stette zitto, continuò a parlare di “noi”, si mise a testa bassa e prese la squadra per mano. Testando pure la motofalciatrice della squadra, se serviva. Qualche anno dopo, quella squadra incapace di concludere una gara senza che la macchina perdesse pezzi per strada si era trasformata in un invencible armada, capace di portare a casa 11 titoli in 6 anni. E sarebbero stati 12 su 6 se al Nurburing non fosse sparita la gomma di Irvine o se a Silverstone Michael non avesse fatto conoscenza con le barriere della Stowe.

Oggi la Ferrari di Alonso è un team decisamente migliore di quello in cui debuttò di rosso vestito Schumacher. E’ una squadra che male che vada ti permette di finire il campionato sul podio. Non è un fulmine, non è la migliore, sbaglia qualche volta, ma la vettura gli ha sempre permesso di ben figurare. Di lottare per il mondiale da subito. Capisco la frustrazione di sentire il treno passare nei suoi anni migliori, di vedersi regolarmente battuto da tre anni a sta parte da un “ragazzino” tedesco, che nel frattempo è anche diventato la stella del Circus. Sono passati ben 7 anni dall’ultimo titolo, marchiato 2006, per colui che aveva convinto l’altro tedesco a smettere. Lo capisco, posso comprendere il suo stato d’animo. Ma credo che le sue parole, il suo atteggiamento, oltre che indecoroso, sia anche ingiusto nei confronti di Domenicali e soci. Alonso è arrivato in Ferrari col piglio del capitano, con i soldi di Santander e alla terza gara gli hanno permesso di ridicolizzare Massa in entrata box. Poi per vari motivi, per errori suoi e della squadra, i risultati non sono arrivati.

Capita. Ma non posso accettare un Alonso che è nella situazione di avere la squadra in mano, che ha scelto di tenersi Massa e far arrivare De La Rosa, che ha la squadra Fernando-dipendente, passare le domeniche a dire che le cose non van bene. Lo spogliatoio, lo spirito di squadra è un altra cosa. Fernando, capiamoci, è un fenomeno al volante. Ha capacità di guida e una visione di gara superiore a buona parte dei colleghi, però… però, a mio modesto avviso, difetta un pò troppo nei rapporti con la squadra. E non è la prima volta che lo si nota. Non c’ha pensato due volte a sputtanare la McLaren per salvarsi nel copy-gate, eppure quei dati lui li usava regolarmente tutti i giorni. Così, ti sorge il sospetto che in McLaren il problema non sia stata l’accoppiata Dennis-Hamilton, ma il suo eccessivo egoismo, se così si può dire.

Il che non è un male assoluto. Ogni grande campione, da Senna, a Prost, a Schumacher, a Lauda erano dei grandi egoisti. Ma in pista, con i compagni di squadra. Non con il team, non quando la macchina va sviluppata in due. E’ questo, forse, il limite più grande di Fernando. La poca capacità di leadership all’interno del team. Il caricarsi sul groppone gli errori altrui, anche quando bruciano, e trascinare la squadra fuori dal pantano, motivandola e non ribadendo ad ogni GP che il lavoro a casa non ha portato risultati. Come dire, io il mio l’ho fatto, ma i tecnici sono sono all’altezza. La questione dei test a Silverstone alla fine è un dettaglio, ma a voler fare i puntigliosi, e guardare i dettagli, Schumacher adibì ad appartamento la casa all’interno del circuito di Fiorano, Alonso a Silverstone non c’ha proprio messo piede. Dettagli, forse inutili, ma che rendono l’idea delle differenze. Forse anche storiche.

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