Alonso, Vettel e il significato dei record

Con il quarto posto conseguito domenica scorsa, Fernando Alonso figura in testa alla classifica “all time” dei punti conquistati in F1.

Ma quanto vale questo record? In realtà è molto bugiardo, se leggiamo bene tra le righe.

La classifica “grezza” recita:

1) Alonso 1571 punti; 2) Schumacher 1566; 3) Vettel 1351; 4) Hamilton 1074; 5) Button 1059;

Dobbiamo però considerare che nel corso della storia della F1 il sistema di punteggio ha subito varie modifiche che hanno via via aumentato il numero delle posizioni premiate con i punti (prima 5, poi 6, quindi 8,oggi i primi 10) e, a parità di posizione, hanno incrementato il punteggio associato a quel piazzamento (per esempio oggi il vincitore ottiene 25 punti, in passato 10, prima ancora 9 e agli albori 8).

E infatti nella top ten troviamo ben 7 piloti in attività (oltre a quelli già citati abbiamo Webber sesto, Raikkonen settimo e Massa nono), due piloti che hanno smesso da poco (oltre a Schumacher, secondo, c’è Barrichello decimo), l’unico “intruso” è Prost,ottavo.

Quindi la prima cosa da fare è “aggiustare” la classifica uniformando il sistema di attribuzione dei punti.

Con il sistema di punteggio attuale la classifica “all time” diventa:

1) Schumacher 3890 punti; 2) Prost 2483; 3) Alonso 2414; 4) Barrichello 1897; 5) Raikkonen 1882;
6) Senna 1881

Quindi Alonso retrocede al terzo posto e Schumacher sale al primo. Prost è secondo, Raikkonen quinto, Senna sesto (tutti e tre risalgono posizioni visto che nella classifica grezza erano,rispettivamente, ottavo,settimo e undicesimo).

Salta all’occhio che Alonso per superare veramente Schumacher dovrebbe conseguire una media di 295.2 punti all’anno per cinque stagioni, impresa non impossibile ma comunque tutt’altro che semplice o scontata.

Vettel, che nella classifica “aggiustata” retrocede in nona posizione (1541 punti), a sua volta per superare Schumacher dovrebbe tenere una media di 213.54 punti all’anno per undici anni, obiettivo questo più alla portata (visto che il tedesco ha solo 26 anni e già in questo scorcio di 2013 ha la possibilità di fare tanti punti nelle 4 gare rimanenti), ma comunque legato al mantenimento di uno standard elevato per oltre un decennio a partire da oggi.

Un altro elemento molto importante da tener presente è il rapporto punti conquistati/ gp disputati, ovvero la media punti per gara.

Questo parametro ci consente di tener presente due fattori. Primo: nel corso degli anni il calendario è diventato via via sempre più ricco di gare (nel 1950 le gare erano 6 più la 500 miglia di Indianapolis, nel 2013 gli appuntamenti sono 19), secondo: le carriere dei piloti, per i motivi più diversi, hanno durate molto eterogenee (si pensi ad esempio al caso di piloti quasi coetanei come De Cesaris e Damon Hill: il primo ha corso 15 stagioni in F1, il secondo appena la metà).

La classifica “all time” diventa: 1) Fangio 17.12 punti di media a gara; 2) Ascari 13.94; 3) Farina 13.55; 4) Vettel 13.28; 5) Schumacher 12.71; 6) Prost 12.48; 7) Senna 11.68; 8) Clark 11.65; 9) Hamilton 11.62; 10) Alonso 11.44; 11) Stewart 11.2.

Bisogna considerare, però, che per quanto questa classifica sia più veritiera rispetto a quelle precedenti, “soffre” di almeno altri due elementi turbativi.

Il primo è dato dall’affidabilità, che negli anni è andata via via migliorando fino ad arrivare agli standard di eccellenza attuali (dal 2014 con le nuove regole chissà…), il secondo è dato dalla competitività delle vetture a disposizione (del resto tra le qualità del campionissimo Fangio c’era proprio quella di scegliere via via la macchina più competitiva).

Il combinato disposto di questi due elementi spiega il motivo per cui nella classifica stilata in base alla media punti per gara, ad esempio, il già citato Damon Hill figura davanti a piloti del calibro di Moss, Mansell, Piquet, Fittipaldi, Lauda, solo per citare alcuni nomi.

Per non parlare dell’incidenza del valore dei compagni di squadra e più in generale del parco partenti: pensiamo ad esempio a vetture dominanti come la McLaren del biennio 1988-1989 o la Ferrari del 2002 e del 2004. Una cosa, infatti, è avere come compagno di box Barrichello (con tutto il rispetto per Barrichello), altra è dover far squadra con Prost.

Insomma ci sono tanti fattori che rendono estremamente difficile (o impossibile?) comparare piloti di epoche diverse sulla base di record e statistiche, senza contare che i numeri da soli non riescono a rappresentare compiutamente il valore dei piloti o le emozioni che questi hanno regalato (il caso di Villenevue padre, 6 vittorie in tutto, è emblematico in questo senso).

Veniamo infine al caso Vettel. Il tedesco (che da solo ha vinto tanti mondiali quanti ne sommano insieme Alonso,Hamilton e Raikkonen) è in corsa per battere tutti i record della F1 (sia assoluti, che relativi al numero di gare disputate): pole, vittorie, giri veloci, titoli mondiali, punti e via dicendo.

Senza nulla togliere ai meriti del tedesco (che sono immensi), rappresenta un’opinione abbastanza condivisa che la Red Bull dal 2010 ad oggi sia la miglior macchina (e se vogliamo lo era già da metà 2009 in poi…).

C’è una statistica interessante che riguarda i piloti che hanno vinto almeno tre titoli: tra questi solo Senna e Vettel hanno conquistato tutti i loro mondiali con una sola scuderia (Senna con la McLaren, Vettel con la Red Bull).

Senna, nel frattempo passato alla Williams, purtroppo non ha avuto il tempo e la possibilità di vincere anche li’.
E’ vero che con i se e con i ma non si fa la storia, ma è altamente probabile che senza quel maledetto incidente (vista anche la competitività della Williams perdurata fino al 1997) il brasiliano si sarebbe tolto tante altre soddisfazioni.

Vettel, invece, è giovane e avrà tutto il modo e il tempo di togliere anche l’ultimissimo dubbio anche al più irriducibile degli scettici.

Ricordo un altro pilota che veniva accusato di (stra)vincere solo perché aveva un mezzo meccanico superiore: Valentino Rossi (che in 125 e 250 aveva avuto l’Aprilia ufficiale e in 500-MotoGp aveva debuttato direttamente con la Honda ufficiale).

Ebbene Rossi nel 2004 passò alla Yamaha e vinse subito…