Arctic Oil? Shell no! Per favore F1 non rimanere insensibile

Quello che è accaduto oggi al GP del Belgio di F1 è ormai cosa nota: Greenpeace, la tribuna centrale, il paracadutista, lo striscione e ahimé l’insensibilità del sistema F1 difronte a questa pacifica protesta del più famoso ente naturalista al Mondo che vuol gridare a tutti cosa la Shell ha in piano per la Siberia Artica, regione remota della Russia sempre più interessata dal progressivo scioglimento dei ghiacci.

Capisco che Shell ha pagato non si sa quanti soldi per essere title sponsor del Shell Protest At The Belgian Grand PrixGP e capisco che in ballo ci siano talmente tanti interessi commerciali e di immagine che forse nemmeno noi ce ne rendiamo conto, ma un minimo di spazio televisivo, anche pochi fotogrammi, ci potevano stare, per un causa, quella dell’inquinamento globale, giusta e sacrosanta di cui uno sport come la F1 dovrebbe farsi anche carico.

[column col=”1/4″]
Per seguire Save the Arctic

> Savethearctic.org
> Savethearctic su Twitter
> Savethearctic su Facebook

[/column]
Perchè lo sport deve essere anche veicolo si sensibilizzazione verso i gravi problemi come questi, e visto che alla fin fine parlandoci chiaramente la F1 (ed il motorsport in generale) contribuisce all’inquinamento globale in maniera abbastanza forte, forse sarebbe ora che la FIA, Ecclestone e tutti i burattinai del circus facessero realmente qualcosa per arginare almeno in parte il problema, come ad esempio provare ad usare in tutti i campionati sotto egidia FIA l’etanolo, carburante ecologico utilizzato con successo negli Stati Uniti, sia in campo civile che agonistico.

Questo è il pensiero del direttore esecutivo di Greenpeace International, Kumi Naidoo:

Ho un profondo rispetto per la tecnologia, lo spirito di competizione e l’innovazione che sono il cuore del Gran Premio di Formula 1. Ma quello che proprio non merita il mio rispetto è quello che lo sponsor principale di questo evento – Shell- sta facendo nell’Artico.

Mentre la compagnia si sta lanciando a folle velocità in curva con freni difettosi, tutti noi stiamo prendendo parte ad una corsa diversa: quella per proteggere l’Artico da una fuoriuscita di petrolio che devasterebbe il suo fragile ecosistema e avrebbe effetti catastrofici.

Ogni forma di vita sulla Terra ha bisogno della calotta polare per mantere stabile il clima. Per questo nell’ultimo anno quasi quattro milioni di persone da ogni parte del mondo si sono unite al movimento per salvare l’Artico e per fermare Shell.

La Shell vuole investire nel modo sbagliato i suoi soldi, che la F1 si muova e non resti insensibile difronte a questa chiara minaccia per tutto l’ecosistema terrestre.

Roberto Del Papa