Briatore è un impresentabile, ma ha anche torto?

Ho appena visto lo speciale di Sky su Flavio Briatore. Ovviamente, il come e perchè sia passato da latitante a libero cittadino non è minimamente menzionato, e il Singapore gate è un racconto a senso unico senza domande. Non che mi aspettassi qualcosa di diverso, però…

Detto questo, due considerazioni, su Flavio, non sul servizio, le vorrei fare. Non mi riferisco, come si potrebbe pensare, a quel “noi” pronunciato più di una in riferimento alla Ferrari dell’era Alonso, lapsus o meno, non è di queste sottigliezze che volevo parlare.

Flavio “Tribula” Briatore, veniamo a noi, nonostante tutto rimane una persona che quando parla, spesso lo fa con cognizione di causa collegando le sinapsi. Non è presentabile, neanche in un mondo, come la F1, “dove il più pulito ha la rogna“, però spesso, non sempre, è difficile dargli torto.

Non è un ingegnere, non è un uomo di motorsport in senso stretto e per certi versi neanche un uomo di sport. E’ un manager che si è trovato a fare il team manager e che, con bravura, astuzia e furbizia – e in questi due termini vanno identificate anche tutte le “spiacevoli” volte in cui il cuneese è stato al centro di roventi polemiche, per usare un eufemismo – ha fatto carriera.

Briatore parla di F1 come show, non di competizione motoristica tra Costruttori. Parla di piloti, brand, tifosi e audience, non di doppia frizione, scarichi coanda e alettoni mobili. “Uno sponsor se deve farsi pubblicità chiama il pilota, non l’ingegnere che ha fatto il cambio a doppia frizione. Non gliene frega niente a nessuno“.
E non ha tutti i torti. Allo spettatore, ed anche a noi tifosi appassionati, interessa più il bel sorpasso, la gara avvincente, o la tecnologia estremizzata, il carbonio al posto dell’acciaio, un cambio con tante marce da far invidia a Fast & Furious? Si potessero avere entrambi sarebbe il top (per rimanere in tema), ma a quanto pare l’uno esclude l’altro. E sei fuori.
E allora, quando dice che “in F1 si potrebbe avere lo stesso spettacolo spendendo il 70% in meno” perchè “all’80% di quelli che guardano le gare non gliene frega niente di come è costruita una macchina” un attimo ci rifletti.

Esclusi gli appassionati più veraci, i “fan” della meccanica e della tecnologia, il tifoso medio, quello che si mette davanti la tv la domenica pomeriggio o magari va in circuito con la famiglia, quanto ne sa, ma soprattutto quanto ne vuole sapere di come è fatta la macchina, se il cambio è automatico o ad H, quanto pesa una sospensione fatta così, o quanto guadagni con un’aletta colì? Spesso, e bisogna essere onesti, vuole solo divertirsi, il come non è affar suo. Lui ha pagato il biglietto, il canone o l’abbonamento, come dir si voglia, e tanto basta. E va accontentato sennò la prossima volta non torna o non accende la tv. E addio sponsor e miliardi. Un concetto che se per i puristi è allucinante, per gli americani, ad esempio, è alla base di ogni categoria di successo. La Nascar si basa sullo spettacolo fatto unicamente per i tifosi, sminuendo lo scontro tra Costruttori. In Grand Am i Daytona Prototype ma anche le GT sono ridicole e lente viste dagli occhi un europeo, ma offrono uno spettacolo in pista che il suddetto europeo si sogna.

E allora il dubbio ti viene. Meglio la miglior tecnologia, o il miglior spettacolo? Ingegneri o piloti? Meccanica o emozioni? Purtroppo, a quanto ci raccontano, delle due l’una, o scegli di divertire lo spettatore, o di far divertire i Costruttori sperando poi nello spettacolo. Entrambe, pare (anche se…), non si possono avere, a meno di artifizi che con lo sport poco hanno a che vedere.

Flavio è un tipo scomodo, un'”impresentabile” per molti, però quando parla non è, quantomeno, mai banale. Nonostante tutto va ascoltato e una costruttiva discussione su ciò dice andrebbe fatta. E’ opinabile, vero, quando dice “ci vorrebbero auto simili” o i “frozen engines hanno salvato la F1“, ma questo, in fondo, è anche il concetto su cui, Nascar, DTM e tante altre serie hanno trovato il loro successo.

Anche perchè, e qui mi rivolgo ai fan più accaniti, “se una Force India con un terzo del budget di Ferrari e McLaren rischia di vincere, qualcosa che non va c’è.” Perchè, la Formula 1, per non cambiare la cosidetta sfida tecnologica, ha dovuto cercare nel DRS e nelle gomme di pongo la via dello spettacolo. Viviamo in un’era, è bene ricordarlo, in cui i motori sempre più potenti non servono ad andare più veloce, ma a contrastare il sempre maggiore carico aerodinamico cercato dai progettisti. E, francamente, è un controsenso.

La cosa più difficile da accettare, per uno sportivo prima che appassionato, è dar retta a uno come Flavio Briatore. Però, al netto di tutto, pensandoci ben, proprio tutti i torti non ha.

E allora, la domanda è secca: meglio lo spettacolo o la sfida tecnologica? Bisogna decidersi perchè, a dar retta agli addetti, l’una esclude l’altra, e presa una via, poi non è più lecito lamentarsi.

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