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Formula 1

Concordo con il direttore di Autosprint Sabbatini. Ma al 99%

Come non essere d’accordo con l’editoriale del direttore di Autosprint , Alberto Sabbatini, di questa settimana? Non si può…Anzi lo sono al 99%.

Una volta c’erano i bar sport con gli allenatori di calcio della domenica. Oggi di bar sport non ce ne sono più…sostituti dai “fashion lounge bar” o bar presi in mano da cinesi che ne hanno snaturato l’anima del luogo di ritrovo del tifoso afflitto dai problemi della propria squadra.

I nuovi bar sport sono facebook e twitter. Ha ragione il direttore a dire che oramai la rete pullula di gente che spara a zero su tutto e tutti, anche senza rispetto a volte. E chi scrive fa mea culpa perchè a volte si è fatto prendere la mano…Com’è che era? Scagli la prima pietra…

Non sono mai arrivato però a certi insulti che si leggono spesso (a volte anche si arriva ad augurare un grave incidente). Sono d’accordo su questo con Sabbatini. Io spesso ho denunciato queste cose.

Bellissimo il passaggio nel pezzo dove si parla di Webber. Il direttore è stato tra i primi a cercare di fare ragionare il “popolo” internauta sul fatto che la RedBull non stava giocando contro Mark,ma che in realtà era Mark stesso che si stava facendo scappare l’opportunità di vincere.

Concordo anche in riferimento all’ultima parte su Domenicali. Così, per dire,Withmarsh in confronto cosa dovrebbe fare? Nascondersi su marte visto come va la Mclaren? Certo anche Stefano ha le sue colpe, e ne abbiamo parlato di questo, ma non è solo lui l’artefice di questa Ferrari che  va male.

L’1% per cento che non mi trova in accordo con il direttore Sabbatini è sul fatto che non tutti i mali vengono dalla rete. Nella rete spesso si trovano anche persone (anche giovani direttore) che hanno molta cultura motoristica, anche più forse di qualche giornalista che ha la fortuna di vivere la F1 da dentro.

Un esempio viene dal gp del Giappone. Mentre proprio domenica il direttore Sabbatini su twitter spiegava “l’affaire” Webber , chi dalla telecronaca doveva fare la stessa cosa, perdeva tempo invece ad alimentare dubbi e quindi, volontariamente, o involontariamente, a nutrire il popolo della rete. Siamo pur sempre in Italia, dove un telecronista ha avuto il coraggio di dire “c’è un grave incidente alla prima curva ma quello che importa è che la Ferrari sia prima”. Oppure gente che bollava come finito ed ubriacone Raikkonen nel 2009 ora lo esalta solo per la firma con la rossa. Succedeva la stessa cosa con Alonso. Da baro,fortunato ai tempi della Renault, a salvatore della patria appena vestite le insegne del cavallino.

Corsi e ricorsi storici che forse non cambieranno mai.

Questo per dire al direttore che forse non sempre la rete ha tutte le colpe. I primi a dare gli esempi dovrebbero essere gli inviati che ci parlano dalla tv mentre siamo seduti sul divano. Loro, volenti o nolenti, arrivano diretti a chi segue le gare e da loro a volte ci si aspetterebbe più imparzialità e preparazione.

A differenza dei bar sport, la rete non chiude mai…e la lotta sembra persa in partenza

 Articolo sotto proprietà di autosprint http://autosprint.corrieredellosport.it/blog/

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Di depaillerontyrrellp34

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