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Formula 1

Controcorrente: Abbasso il “politically correct”!

Gp del Portogallo 1992. Nella tradizionale conferenza stampa del dopo-gara, Ayrton Senna, senza usare mezzi termini o eufemismi, definisce Prost un codardo,paragonandolo ad un centometrista che vuole essere l’unico a correre con le scarpe mentre i suoi avversari devono gareggiare a piedi nudi.

(Prost aveva già in tasca un contratto per il 1993 con la Williams- allora vettura dominante- e aveva opposto il suo veto all’arrivo di Senna, che voleva anche lui approdare nel team di Sir Frank).

Qui non ci interessa stabilire se Senna avesse ragione o torto (del resto lui stesso ai tempi della Lotus aveva osteggiato l’ingaggio di Warwick), ciò che ci preme sottolineare è che il brasiliano ebbe la possibilità e la personalità di esprimere il suo pensiero.

Certo, un’opinione “forte”,ma libera e sincera.

Si dirà, altri tempi. Giustissimo. Ma cosa è cambiato rispetto a vent’anni fa? I piloti? Forse.

Probabilmente non c’è più la personalità e il carisma di un tempo, ma credo che questo sia solo una parte del problema.

Credo infatti che i cambiamenti maggiori si sono avuti nell’ambiente e nel tessuto sociale.

Oggi,infatti,la presenza e la pressione dei media (che nel frattempo si sono moltiplicati e ampliati) è maggiore di quella di un tempo e a mio avviso fanno sentire la loro influenza in quella che io chiamo la trappola del politicamente corretto.

Se un tempo persino i gusti sessuali di Senna e la sua presunta omossessualità, insinuata più o meno scherzosamente o malignamente (decidete voi) da Piquet, potevano essere argomento di polemica o discussione, oggi tutto ciò sarebbe improponibile o inaccettabile.

Diciamo le cose come stanno. Oggi se i piloti dicono sempre le stesse cose, se le conferenze stampa sono diventate le sagre dell’ovvietà, è perché a nessuno, neanche ai top driver, è concesso di uscire dal seminato.

Bisogna limitarsi alla diplomazia, non bisogna uscire dall’orticello dell’ipocrisia e dello scontato, pena lo scatenarsi di putiferi mediatici (e qui stà anche la colpa di chi fa informazione) e di reazioni a catena, per cui il protagonista di turno che ha “osato” dire quello che gli passa nella mente e nel cuore (giusto o sbagliato che sia) è costretto da quella pressione mediatica (o dall’ufficio comunicazione e pubbliche relazioni del suo stesso team) a fare marcia indietro o a correggere il tiro.

Ed è chiaro poi che in questa clima da pseudo libertà di parola gli idoli diventano l’anti-personaggio Raikkonen o i tweet simpatici della Lotus. Ma forse queste cose possono appassionare le nuove generazioni, poco o nulla riscaldano il cuore di chi ha qualche anno in più e ricorda magari le risposte profonde di un Senna capace di parlare a cuore aperto persino del suo rapporto con Dio.

Oggi non sarebbe possibile. Esistono argomenti tabù di cui non si può parlare, di altri si possono dire solo le cose politicamente corrette.

Il pericolo, insito nel Dna delle corse, la morte stessa, vanno stigmatizzate, bisogna fare come gli struzzi e mettere la testa sotto la sabbia, la polvere và nascosta sotto il tavolo.

La Bbc e poi Sky (tanto la divisione inglese quanto quella italiana) decidono di adoperare per i loro promo di F1 “Just Drive”, una bellissima canzone di Alistair Griffin.

Nella versione originale della canzone si parla di un “limite dove sono già morto un migliaio di volte”. Per i benpensanti non va bene e quindi al cantante viene richiesto di modificare il verso in “un limite dove ho vissuto un migliaio di vite”. Il senso è stravolto e l’ipocrisia trionfa.

Del resto qualche anno fa fu chiesto al compianto Lucio Dalla di ri-arrangiare la sua “Nuvolari” per fare da colonna sonora ad uno spot dell’ Alfa Romeo. Ebbene se il testo originale recita “Nuvolari è bruno di colore, Nuvolari ha la maschera tagliente, Nuvolari ha la bocca sempre chiusa, di morire non gli importa niente,Corre se piove, corre dentro al sole, Tre più tre per lui fa sempre sette, Con l’ alfa rossa fa quello che vuole ,dentro al fuoco di cento saette”, il verso “di morire non gli importa niente” viene tagliato nella versione realizzata per lo spot, sempre in ossequio al politicamente corretto.

Se questo è il quadro, allora non ci possiamo stupire se negli ultimi giorni Hamilton,Vettel ed Alonso sono costretti a ritrattare,a precisare o a scusarsi.

Hamilton, “colpevole” di aver sostenuto che è la Red Bull e non Vettel ad essere imbattibile e che lui ed Alonso meritano altrettanto di lottare per la vittoria, viene subito richiamato all’ordine e su twitter deve fare il mea culpa ed è costretto a lanciarsi in lodi sperticate del tedesco.

Lo stesso Vettel, che aveva “osato” dichiarare che “ Mentre c’è un sacco di gente che mette le palle in piscina molto presto il venerdi’, noi siamo ancora qui a lavorare duramente”, viste le critiche ricevute deve fare marcia indietro e scusarsi,precisando che non era sua intenzione offendere nessuno.

Alonso,poi, che già era stato al centro di una bufera per aver detto di desiderare una macchina competitiva come le altre, si è attirato gli strali di Hembery e della Pirelli per aver apertamente criticato le coperture italiane dopo le qualifiche in Corea.

Risultato? Spagnolo richiamato all’ordine e precettato per un incontro chiarificatore con gli uomini Pirelli.

Insomma qui ormai non si può più parlare, non si possono più usare immagini forti, non si può criticare nessuno, bisogna andarci coi piedi di piombo per non urtare la sensibilità di nessuno e poi ci credo che questi la prossima volta si limitano a recitare a memoria quattro frasi fatte!

Oddio non è che in America stanno messi meglio: Dixon in IndyCar multato di 30000 dollari e messo in probation per aver criticato il direttore di gara Barfield e Danny Hamlin in Nascar multato di 25000 per aver sottolineato le difficoltà di sorpasso con le nuove vetture ad inizio stagione.

Ma davvero mal comune è mezzo gaudio?