Controcorrente: F1-Wrestling? La colpa è anche un pò nostra!

start_finish_f1

L’introduzione per il 2015 della ripartenza da fermo è solo l’ultima di una serie di novità regolamentari che negli ultimi anni hanno portato in F1 elementi artificiali e artefatti di “spettacolo”.

Premetto che il mio discorso è di carattere assolutamente generale, mi riferisco alla situazione intesa nella sua globalità. Premetto pure che, materialmente, le regole non le facciamo noi, anzi le subiamo, ma anche noi (per “noi”intendo i tifosi, gli appassionati, i media, coloro i quali fanno informazione ad ogni livello) abbiamo la nostra fetta di colpe e responsabilità.

Per spiegare meglio cosa voglio dire parto da una considerazione che fece Donnini quando fu ospite da noi a Retrobox.

In quell’occasione Donnini ci disse che negli anni ’70 e ’80, epoca d’oro della F1, loro che la vivevano dal vivo non se ne rendevano conto e non la percepivano in quel modo, insomma anche a quel tempo le gare erano “noiose” e non è che proponessero sempre chissà quali emozioni e colpi di scena un giro si e l’altro pure.

Del resto il famoso duello di Digione tra Villeneuve e Arnoux rappresenta un’eccezione, frutto per altro di cause tecniche assolutamente contingenti.

Non si vedevano certo quei duelli tutte le domeniche, anzi Digione ’79 è speciale proprio perché “unica”.

Insomma, è un po’ come nel calcio. Tutti conosciamo Italia-Germania 4-3, perfino noi che non eravamo ancora nati.

E la conosciamo perché quella partita rappresenta un’altalena di emozioni irripetibile, talmente irripetibile da essere entrata nella memoria collettiva.

Ma anch’essa rappresenta una (felicissima) eccezione: la storia del calcio è piena di 0-0 e di partite dominate dal tatticismo.

Oggi però (non saprei dire se per colpa nostra o a causa di un mondo che gira sempre più velocemente) non accettiamo le pause, le fasi di preparazione o interlocutorie, vogliamo (forse perché ormai abituati in questo modo) il colpo di scena, l’emozione, ogni curva, ogni giro, e se questo non succede ci annoiamo subito.

Per esempio, ho sentito definire noioso il gp d’Austria….A me è sembrato un gp assolutamente normale, nel quale, come sempre accade, sono state cruciali qualifiche, partenza e strategie.

Dobbiamo metterci in testa che non possiamo pretendere tutte le domeniche un duello come quello di Gilles e Renè o, per restare all’attualità, una gara come quella del Bahrein.

Se critichiamo e definiamo noioso perfino un gp dall’andamento classico e lineare come quello di domenica scorsa, beh allora ci rendiamo anche noi in piccola parte responsabili di questa deriva.

Perché non accettando la normalità di questo sport e pretendendo sempre lo spettacolo a tutti i costi, autorizziamo o legittimiamo in qualche modo questa rincorsa spasmodica ed isterica al rimescolamento continuo delle carte e al reality show.

Ci lamentiamo fino allo sfinimento che non ci sono i sorpassi? Bene, si inventano drs, kers, gomme che durano 5 giri, la ripartenza da fermo…E poi ci accorgiamo che questo wrestling non ci piace.

C’è un pilota o una squadra che dominano? Che barba, che noia…E loro si inventano i doppi punti e chissà cosa altro. E noi realizziamo ancora una volta che il rimedio è peggiore del male e che “si stava meglio quando si stava peggio”.

Ma scusate, ma allora non è (era) meglio accettare la normalità di questo sport? Uno sport dove è assolutamente fisiologico e naturale che si instaurino cicli vincenti di un pilota o di una squadra che (stra)vincono a ripetizione, uno sport che, per sua natura, non può -per forza di cose- proporre sorpassi (parlo di quelli veri) ogni curva e ogni giro.

La F1 non è (ancora) un monomarca….Certo, la libertà progettuale è drammaticamente ridotta rispetto al passato, ma questo 2014, con l’introduzione dei nuovi motori, ci ha dimostrato che lo spazio per fare la differenza c’è ancora (vedi il lavoro di Mercedes, nettamente in vantaggio rispetto a Ferrari e Renault).

E anche a parità di motore le differenze cronometriche spesso si misurano non in decimi, ma in secondi al giro…

Poi in F1 non ci sono zavorre, griglie invertite e balance of performance varie. Pretendere che un campionato con queste caratteristiche possa proporre lo spettacolo e l’imprevedibilità tipica dei monomarca -o dei campionati in cui le prestazioni sono livellate ad hoc- è assolutamente impensabile (che poi anche nei monomarca e nei campionati con il Bop non sempre c’è l’equilibrio e lo spettacolo che uno si aspetterebbe…).

E non ci dimentichiamo mai che per caratteristiche intrinseche in F1 non sono possibili sportellate e bussate varie.

Chiaro, domenica scorsa se a metà gp avesse iniziato a piovere la gara si sarebbe fatta decisamente più interessante. E che facciamo, allora, allaghiamo la pista quando non ci divertiamo?

Secondo me se si è veri appassionati, se si ama veramente questo sport, bisogna anche accettarne le caratteristiche tipiche e, come dicevo prima, perfino le pause e le fasi interlocutorie.

Altrimenti non si è veri appassionati, ma solo fan occasionali. E si contribuisce (involontariamente e indirettamente, certo) a fare il male di questo sport, perchè proprio per inseguire il fan occasionale la F1 stà svendendosi e degenerando in wrestling.

Dalla puntata numero 9 di Retrobox, Mario Donnini: “Io non credo che le corse debbano essere televisive. Chi l’ha detto che devono essere televisive? Perchè? Le corse possono e devono essere anche noiose, nel senso che non sono una telenovela dove ogni 20 secondi c’è un colpo di scena. Le corse hanno i loro tempi lunghi, un pò come un libro di Umberto Eco: non possiamo chiedere ad Umberto Eco di mettere un colpo di scena ogni tre pagine sennò diventa Faletti. Io i gp li ho visti tutti dagli anni ’70 in poi. Credetemi, quando si parla degli anni ’70, la maggior parte dei gp erano pallosi….”.