Due modi per leggere Alfa Romeo sulla Ferrari

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Si, la nuova Ferrari. Si, Vettel. Certo, Arrivabene e il nuovo corso. Ovvio, la voglia di rivincita, Haas e Santander. Però quell’adesivo messo sulle pance non è passato affatto inosservato. E non lo si è voluto far passare in secondo piano. Sparisce il logo Fiat, che per anni ha accompagnato le rosse in gara. Il ‘padrone’ è cambiato, ora è FCA, ma obiettivamente sarebbe stato poco saggio mettere le tre lettere sulle fiancata dell’ultima nata di Maranello. Quindi la scelta, tutta marketing, di apporre il biscione Alfa Romeo sulle fiancate della Ferrari.

Fa piacere, si, certo. Però… possiamo leggerla in due modi.

La prima opzione è più romantica, è quella da dare in pasto alla stampa e strappare una struggente lacrima al tifoso. Ferrari, la Scuderia Ferrari, in fondo è nata con Alfa Romeo. Il Drake iniziò la sua carriera come pilota del Biscione, poi ne rilevò e gestì il reparto corse negli ‘3o e ‘4o. All’inizio, infatti, la Scuderia Ferrari era la squadra che portava in pista le Alfa ufficiali. Poi il divorzio e la nascita delle automobili Ferrari. Un legame tanto stretto che fece dire a Enzo Ferrari “Quest’oggi ho ucciso mio madre.“, quando riuscì a battere in pista le vetture milanesi. E allora, ora che sia Alfa che Ferrari da nemiche sono passate sotto lo stesso tetto, è bello pensare ad una sorta di favore restituito, con il Biscione, che dopo aver messo le basi per la nascita delle rosse, si faccia riportare in auge dal Cavallino. Un aiuto del discepolo al maestro, che quest’anno presenterà la Giulia e farà, a quanto pare, finalmente sto benedetto sbarco in America, primo passo di un rilancio completo e deciso. Magari anche tramite le corse. Siamo romantici, possiamo vederla così.

Oppure possiamo essere più pratici e materiali, dando peso a quelle che sono state le scelte Fiat negli ultimi anni. Si parte sempre dallo stesso principio, e almeno questo è un buon segno: il rilancio Alfa Romeo. La paura però è che, nelle intenzioni di qualcuno, il rilancio debba avvenire esclusivamente tramite l’apposizione di un logo su una fiancata, per quanto possa essere la fiancata di una Ferrari F1. Come è stato fatto in MotoGP prima con Fiat e ora con Abarth. Pensando che un Costruttore di Automobili possa rilanciarsi e rifarsi un nome mettendo il proprio logo su una moto. Come se un marchio come Alfa Romeo possa ‘tornare alle competizioni’ sponsorizzando motore, meccanica e tecnologia di un altro costruttore. E’ vero che il mondo è cambiato, sono cambiati obiettivi delle società e il modo di fare marketing e comunicazione. In F1 ha dominato fino a ieri gente che fa energy drink e prima ancora maglioni, Porsche e Maserati sponsorizzano barche a vela e il motorsport ha cambiato faccia. Sfruttare la Ferrari e la sua visibilità per riproporre in grande stile Alfa è un’ottima notizia, se non altro denota che ad Arese (vabbè, semo romantici…) c’è qualche piano concreto, però guai a pensare che basti, che sia sufficiente.

Alfa, ma il discorso vale anche per Abarth presente sulle Yamaha MotoGP di Rossi e Lorenzo, è un marchio sportivo, che ha creato le sue radici nel motorsport e con le derivate vetture sportive stradali. Se la Ferrari è la Ferrari, tanto lo deve anche alle corse. E questo vale per tutti, basta guardare al gruppo Audi-Wv, che ha praticamente tutti i marchi impegnati da qualche parte ed è riuscito a far vincere alla Bentley, che di solito fa divani da 300 all’ora, anche una 24 ore di Le Mans. PSA è impegnata nei rally, in pista e alla Dakar. Subaru è diventata famosa e campa ancora di rendita con i rally e i videogiochi grazie anche al fatto di  aver incontrato sulla propria strada uno come Colin McRae. Certo è un giochino costoso, ma spesso ripaga.

Anche perchè Alfa Romeo e Abarth non vendono magliette (vabbè, qualche felpa…), sigarette, alcool, telefoni, pc o qualsiasi altro bene di consumo. Fanno automobili, di solito sportive, e fino a qualche anno fa anche da corsa. Se da una parte apporre il logo in F1 e MotoGP ti da il massimo della visibilità, dall’altro è un controsenso. Perchè non è una Yamaha ‘powered by Abarth”, non è una Ferrari by Alfa, non c’è relazione tecnica, ma solo un ricco bonifico bancario. E non è detto che qualcuno spenda soldi per comprare un bene di chi corre senza metterci la faccia in prima persona. Fai conoscere il marchio, si, certo, ma la sostanza? E le emozioni, che sono quelle che poi spingono a tirare fuori il libretto degli assegni o a mettersi in mano a una finanziaria?

Alfa Romeo ha scritto importanti pagine di storia delle corse, ha vinto mondiali di F1 e ci ha corso in varie forme fino al 1987. E’ un icona del turismo e delle corse su pista. Non è solo la vettura davanti alla quale Henry Ford si toglieva il cappello in segno di rispetto. L’Alfa Romeo, ecco, è questa cosa qui sotto. Anche questo per lo meno.

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Massimiliano Palumbo