Ecco la Ferrari di Vettel e Raikkonen, c’è il logo Alfa Romeo

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Ed eccola, finalmente, la nuova F1 made in Maranello. SF15-T, Scuderia Ferrari 2015 Turbo. La belva, si spera, che Sebastien Vettel e Kimi Raikkonen dovranno domare nei 20 GP di questa stagione 2015 che inizierà con i prossimi test di Jerez.

La vettura della rivoluzione, la prima vettura di Arrivabene, di Vettel, di Marchionne. Una vettura che in ogni caso ha ancora molto del passato, impossibile cambiarla radicalmente in così poco tempo. A prima vista, comunque, il distacco con quella dello scorso anno c’è, non fosse altro per il muso che ora ha una linea molto più armonica.

Non le si chiede poco a questa SF15-T, si viene da un 2014 tragico per certi versi, il primo anno senza vittorie da tempo immemore. Una situazione simile, lo si è detto migliaia di volte, a quel 1996 quando a Maranello arrivò un altro tedesco con il compito di rimettere in sesto un team allo sfascio.

Sebastian Vettel è l’uomo nuovo, qualcuno spera al comando. 4 volte campione del mondo, per giunta consecutive, con la RedBull. Ha riscritto importanti pagine di storia della F1, tra record bruciati e risultati eclatanti. Sottovalutato da troppi, (mal)giudicato fin troppo aiutato dal missile bibitaro, Vettel è in realtà un pilota completo, freddo e deciso. Capace di scattare dalla pole e salutare subito la compagnia o tirarsi su le maniche e prodigarsi in belle rimonte. Certo, la RedBull lo ha aiutato tanto. Ma non si vincono quattro titoli di fila solo perchè hai la macchina migliore. Il tedesco ha dimostrato fame e voglia di osare, il che gli ha permesso di fagocitare tutto e tutti. Il 2014, però, ha mostrato un lato del carattere del tedesco poco consono con quello di un campione. Non gli piaceva la macchina, non si trovava e probabilmente, anzi sicuramente, aveva perso quel margine di vantaggio che l’aveva sempre contraddistinta. Abbiamo così assistito ad un Vettel che nei primi GP arrendevole, quasi svogliato, sicuramente colpito da tutta la malasorte dalla quale si è tenuto alla larga nei precedenti anni. Sembrava quasi avere ereditato la ‘webberite’. In quella fase le ha prese di sacrosanta ragione da Ricciardo, che ha colto al volo un’opportunità unica: battere a parità di auto l’asso della F1, il dominatore della scena mondiale. Ha anche pensato di ritirarsi, dicono nel suo ex team. Poi Vettel si è svegliato, ha deciso di reagire e il distacco con Ricciardo si è spesso azzerato. Ora arriva il 2015, quale Sebastian ci aspetta?

Kimi Raikkonen ha una storia molto simile, che ha ripetuto più volte. Aggressivo e combattente nel 2007, disperso nel 2008 almeno fin quando non si è trovato a dover guidare la squadra dopo l’incidente di Massa. Forte, pimpante, lottatore con la Lotus nel 2013, missing in action con la Ferrari 2014. E’ un pilota criptico, dotato di un carattere che lo rende sempre personaggio, incubo per la stampa, idolo per i tifosi. E’ al volante che non si riesce a interpretare. Che sappia andare forte è dimostrato, bisogna capire di cosa ha bisogno, qual è il problema e rimetterlo in condizione di agire come sa. Sperando che non sia solo questione di voglia, probabilmente va supportato senza ridurlo allo status di seconda guida. Ti aspettiamo, Kimi.

A seguirli, uno stuolo di collaudatori, terzi piloti, addetti al simulatore da far spavento: da Rigon a nei arrivati Gutierrez e Vergne passando l’esperto Genè. Uno stuolo di piloti che dovrà aiutare i titolari nello sviluppo della vettura e sopratutto del motore, vero arto mozzato del 2014. Volutamente, per scelte progettuali, castrato lo scorso anno nella potenza, lo 060 di quest’anno dovrà fare un notevole upgrade di potenza e affidabilità, lavorando al meglio con tutto il reparto elettronico ed elettrico delle F1 di questi tempi.

La squadra, come abbiamo detto, è stata rivoluzionata. Domenicali, Marmorini, Montezemolo, Tombaziz, Fry, Mattiacci e in ultimo Alonso compongono la lista dei noti e notissimi silurati in nome di una competitività da ritrovare assolutamente. Ora il comando delle operazione è passato a Maurizio Arrivabene, che conosce molto bene la F1 e la Ferrari essendo stato per anni l’uomo che per conto della Phillip Morris ha gestito la storica sponsorizzazione Marlboro sulle rosse. A lui faranno direttamente riferimento il direttore tecnico James Allison, che ha potuto contare sui suggerimenti di Rory Byrne, il confermato direttore sportivo Massimo Rivola ed anche il neo capo addetto stampa, quell’Alberto Antonini firma storica di Autosprint e voce negli ultimi anni di Sky Italia.

A loro spetta il ruolo di amalgamare al meglio le enormi potenzialità di un cavallino azzoppato da scelte tecniche rivelatesi col senno di poi non propriamente azzeccate. Difficile pensare ad una Ferrari da mondiale già da questa stagione, ma quello che si chiede e si aspetta di rossi è una stagione in crescendo, una stagione in cui la vettura, nata progettualmente nel 2014, subisca il favorevole influsso di un team che ha finalmente ritrovato la strada della vittoria.

Guardando la livrea, che non si discosta molto da quella degli scorsi anni si notano tre adesivi che faranno molto parlare in futuro. Santander, la banca che ha seguito Alonso fino a ieri, è rimasta in rosso, non seguendo l’asturiano in McLaren. Haas, il nome del manager americano che debutterà in F1 con proprio team molto a trazione Ferrari, c’è da scommetterci. Alfa Romeo, lo storico marchio del biscione torna in F1 e alle corse sottoforma di sponsor di un altro Costruttore, seppur la storia li leghi, ne discuteremo più approfonditamente in un articolo separato.

Che impressioni vi ha fatto questa SF15-T?

Massimiliano Palumbo

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