F1, Con Brembo alla scoperta del Canada

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Il mondiale di F1 sbarca in Nord America per uno degli appuntamenti classici del calendario: il Gran Premio del Canada.

Quella in programma domenica prossima (semaforo verde alle 20.00 ora italiana) è l’edizione numero 35 che si disputa sul circuito intitolato a Gilles Villeneuve: la prima, quella del 1978, vide proprio la vittoria di Gilles. Da allora il circuito dell’isola di Notre-Dame ha sempre ospitato il Gran Premio, ad eccezione del 1987 e del 2009.

La pista canadese è stata teatro della prima vittoria in F1 di piloti quali il già citato Villeneuve, ma anche Alesi, Hamilton e Kubica e domenica prossima vedrà Kimi Raikkonen tagliare il traguardo dei 200 Gp in F1.

Come nostra abitudine ci facciamo aiutare da Brembo (che ringraziamo per la disponibilità) per scoprire più da vicino le caratteristiche del tracciato.

La pista sorge nel Parc Jean-Drapeau sull’Isola artificiale di Notre-Dame, costruita per le Olimpiadi del 1976 nell’estuario del fiume San Lorenzo. Il circuito, nella sua configurazione attuale, misura 4361 metri (la gara si disputa sulla distanza di 70 giri pari a 305.27 km) e conta 14 curve (di cui 8 a destra e 6 a sinistra).

Il record sul giro in qualifica appartiene a Ralf Schumacher, che nel 2004 ottenne con la Williams-BmW il crono di 1.12.275. Sempre nel 2004 Barrichello su Ferrari fece segnare quello che rimane a tutt’oggi il record in gara (1.13.622).

Lo scorso anno Sebastian Vettel su Red Bull ottenne pole (1:25.425, sul bagnato) e vittoria, mentre il compagno di squadra Webber fece segnare il giro più veloce in gara con il suo 1:16.182. L’edizione 2013 fu purtroppo funestata dalla morte di un commissario di pista travolto da un carro-gru che recuperava la Sauber di Gutierrez.

Anche quest’anno saranno due le zone di attivazione del Drs (rettilineo prima della chicane finale e rettilo dei box), mentre Pirelli ha confermato la scelta già vista a Montecarlo e quindi fornirà ai team gomme soft e supersoft. Derek Daly sarà l’ex pilota che farà parte del collegio dei commissari.

Montreal è senza ombra di dubbio il banco di prova più impegnativo per gli impianti frenanti delle monoposto. E’ un circuito di tipo “stop and go”, caratterizzato da brusche frenate e accelerazioni.

Le staccate, tutte decise e molto ravvicinate, determinano temperature d’esercizio elevatissime per dischi e pastiglie, che non hanno il tempo di raffreddarsi a sufficienza nei brevi rettilinei.

Queste caratteristiche, unite a una percentuale significativa di tempo speso in frenata (ben il 13% del tempo sul giro), determinano un mix durissimo per gli impianti frenanti, anche in ragione del fatto che il carico aerodinamico non è tra i più elevati.

Lo scenario può diventare ancora peggiore quando è presente vento di coda sui due rettilinei principali, perché ciò può sensibilmente aumentare le velocità sul dritto, mettendo ancor di più alla prova i freni.

Il punto più critico è la chicane prima del famoso “muro dei campioni”, dove il controllo in ingresso curva è fondamentale per evitare di saltare sul cordolo.

In questa curva un ottimo feeling con il freno può fare la differenza fra un buon tempo e un ritiro per collisione!

Vi si arriva con una velocità iniziale di 321 km/h e si frena fino ai 137 km/h nello spazio di 97 metri (o, se preferite, di 1.64 secondi), applicando un carico massimo sul pedale del freno pari a 130 kg per una decelerazione massima di 5.43 g.

Ma sulle 7 staccate che caratterizzano il circuito canadese, oltre la già descritta chicane finale, abbiamo altre 5 frenate caratterizzate da una decelerazione massima pari o superiore a 3.91 g.

Vediamole nel dettaglio:

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