F1, con Brembo alla scoperta di Interlagos

Cinque giorni dopo Austin, la F1 è di nuovo pronta ad incrociare le armi nella trasferta brasiliana di Interlagos. Pista storica, che ha visto il suo primo Gran Premio nel 1973 – vinto dall’idolo di casa Emerson Fittipaldi su Lotus-Ford – e che negli anni ha spesso offerto gran belle gare, grazie ad un layout antiorario per nulla banale che sapientemente riesce a mischiare tratti veloci con altri più guidati.

Proprio qui, nel 2007, un debuttante Hamilton perse il titolo in favore del ferrarista Kimi Raikkonen, in un incredibile finale di stagione dove il finlandese beffò la coppia McLaren Alonso e, appunto, Hamilton proprio all’ultima gara. L’inglese si vendicò con gli interessi l’anno seguente proprio a Interlagos, conquistando la corona mondiale all’ultima curva dell’ultimo giro con un insperato sorpasso sulla Toyota di Glock, che gli permise di scippare la coppa iridata dalle mani di Felipe Massa, vincitore della gara e iridato per ben 7 secondi. Ma il Carlos Pace è anche la pista delle emozionanti urla via radio di Ayrton Senna, vincitore nel 1991 nonostante il cambio rotto, o dell’ultima gara da ferrarista di Michael Schumacher, firmata con una rimonta sopraffina del tedesco dopo una gomma forata al via. Questa è anche l’ultima pista su cui si sono infrante le speranze rosse di puntare ad un titolo mondiale, quando nel 2012 Vettel riuscì a centrare il suo terzo iride di fila nonostante un testacoda in mezzo al gruppo in partenza e una gran botta rimediata alla posteriore destra da cui riuscì a uscirne comunque indenne. Corsi e ricorsi storici di ferraristi di ieri, oggi e, chissà, domani. Su una rossa non si è mai seduto, ma quando il GP del Brasile faceva parte dell’apertura di stagione, Montoya mostrò al mondo tutto il suo talento con un sorpasso sopraffino allo Schumacher degni anni d’oro, involandosi poi in testa alla gara fino a quando Verstappen padre non lo spedì per prati, sbagliando in pieno la staccata della curva 4. Era il 2001, e Juancho era solo alla sua terza gara in F1.

Ma tornando ai giorni nostri, al Carlos Pace Hamilton potrebbe dare una svolta quasi definitiva alla sua rincorsa al titolo. Non potrà chiudere matematicamente i giochi, ma sulla pista che l’ha laureato Campione nel 2008 ha la possibilità di arrivare ad Abu Dhabi con un vantaggio più che rassicurante sul compagno Rosberg, che qui invece non ha mai raggiunto risultati eclatanti. Occhio però al meteo, sempre molto variabile e non propriamente ottimista per il fine settimana. Nel distretto di San Paolo passare dal sole al diluvio è un attimo e più di una volta si è corso con la pista mezza asciutta e mezza bagnata. Tra acqua e la quasi certezza di una o più safety car potrebbe spuntare fuori qualche outsider per la vittoria di tappa, considerando anche il “braccino” di cui potrebbero soffrire i due aspiranti al titolo.

71 i giri in programma per 305.909 km totali da affrontare con gomme medie e soft sul secondo circuito più corto del mondiale dopo Monaco. 4309 metri di asfalto spesso irregolare, con differenze altimetriche importanti e, escluso il rettilineo principale, senza tratti in cui le gomme possano realmente riposarsi. Due le zone in cui sarà possibile attivare il DRS, che poi sono anche gli unici due tratti rettilinei sufficientemente lunghi, ossia il rettilineo principale e la Reta Oposta.

Brembo classifica Interlagos come circuito “medio” per il suo impianto frenante, esclusa la S do Senna iniziale non ci sono grandi staccate, ma per lo più curvoni veloci o tratti guidati che permettono ai freni di raffreddarsi e rimanere in temperatura non andando quasi mai in crisi. La frenata più impegnativa risulta quindi la prima dove, secondo i dati forniti da Brembo, le vetture di F1 arrivano a quasi 330 km\h e in 2 secondi e 115 metri rallentano fino a 100 km\h per affrontare la variante intitolata ad Ayrton, con i piloti alle prese con un decelerazione di 5,33 g e una forza applicata al pedale del freno di ben 126 kg.

Qui sotto vi lasciamo, curva per curva, il dettaglio di tutte le staccate:

Immagine

Massimiliano Palumbo